venerdì 17 aprile 2009

Thailandia, l'alba di una guerra civile?




E' stato un agguato in stile mafioso: un centinaio di colpi sparati da uomini armati a bordo di un pick-up, fuggiti poi nelle prime luci del mattino oggi a Bangkok. All'interno del veicolo colpito non c'era però un boss ma Sondhi Limthongkul, il leader delle "camicie gialle" thailandesi protagoniste del blocco degli aeroporti della capitale lo scorso novembre. Dato inizialmente ferito in modo leggero, Sondhi è stato operato d'urgenza in mattinata, per rimuovere un proiettile dal cranio; i medici hanno assicurato che la sua vita non è in pericolo, aggiungendo che il ferito riesce a parlare. Ma anche in caso di pronta guarigione, l'episodio ha il potenziale di scatenare una guerra civile in Thailandia.
All'alba di stamattina, Sondhi era diretto verso gli studi di Astv, la tv satellitare da lui fondata e vicina alle "camicie gialle". Vicino a una stazione di servizio, secondo un conducente di autobus che ha assistito alla scena, il furgoncino che trasportava il leader del Pad è stato crivellato di colpi da uomini che viaggiavano su un pick-up senza targa. Dopo aver messo fuori uso i pneumatici, hanno sparato contro il furgone un centinaio di colpi di kalashnikov e M-16, ferendo Sondhi, il suo autista (in modo grave) e una guardia del corpo. Un altro veicolo - presumibilmente la scorta di Sondhi - ha ingaggiato uno scontro a fuoco con gli assalitori, che sono però riusciti a dileguarsi.
Sondhi è il leader dell' "Alleanza del popolo per la democrazia" (Pad), il movimento extraparlamentare monarchico che propone una "nuova democrazia", con  il 70 percento dei deputati nominati dall'alto e non eletti. Con le sue azioni - oltre al blitz negli aeroporti, lo scorso autunno occupò per tre mesi e mezzo la sede del governo a Bangkok - il Pad contribuì a far salire la pressione contro due governi vicini all'ex premier Thaksin Shinawatra, che dal suo esilio volontario continua a essere il punto di riferimento delle "camicie rosse". Le proteste dei "gialli" terminarono all'inizio di dicembre, quando la Corte costituzionale costrinse allo scoglimento il governo di Somchai Wongsawat, cognato di Thaksin, ponendo le basi per il ribaltone parlamentare che due settimane dopo portò alla formazione del governo di Abhisit Vejjajiva, gradito al Pad. Durante le recenti manifestazioni dei rivali, degenerate negli scontri che lunedì hanno causato due morti e oltre 120 feriti, il Pad era rimasto in silenzio.
A parte alcuni episodi isolati durante la crisi degli aeroporti, "rossi" e "gialli" non sono mai venuti davvero in contatto. L'ipotesi che i sempre più radicalizzati gruppi si scontrassero per le vie di Bangkok è lo scenario peggiore. Sebbene la maggioranza degli attivisti siano normali cittadini che manifestano con i loro caratteristici batti-mani di plastica (i "gialli"), o batti-piedi e batti-cuori (i "rossi"), entrambi i movimenti hanno delle teste calde al loro interno: gli accampamenti del Pad, che i thaksiniani accusano di essere appoggiato segretamente dall'esercito nonché dagli ambienti monarchici, erano difesi da scagnozzi col passamontagna armati di spranghe e mazze da golf, e nei giorni scorsi si è visto come i sostenitori di Thaksin non disdegnino l'uso di bombe molotov o la difesa dietro barricate costruite anche con bus dati alle fiamme.

Nessuno pensava che la crisi thailandese fosse finita con la sospensione della protesta antigovernativa delle "camicie rosse", martedì scorso. Mentre a Bangkok non è ancora stato revocato lo stato di emergenza, il governo di Abhisit sta cercando di fare terra bruciata attorno a Thaksin: accusandolo di aver sobillato i suoi sostenitori, gli ha ritirato il passaporto dopo che un tribunale aveva già emesso un mandato di arresto contro l'ex premier e 12 suoi collaboratori. Per  il vero leader dell'opposizione cambia poco, anche perché il Nicaragua gli ha già dato un altro passaporto. Ma anche se nella capitale la situazione sta tornando alla normalità, le divisioni alla base della crisi - il risentimento dei "rossi" contro un'élite che accusano di voler eliminare Thaksin politicamente, le idee dei "gialli" secondo cui i più poveri non hanno i mezzi intellettuali per votare in modo degno - nonché gli oscuri giochi di potere all'opera dietro le due masse colorate, rimangono in piedi. E l'ultima cosa di cui il Paese aveva bisogno era che la parola passasse alle armi.

L'intervento al quale è stato sottoposto il leader dell'opposizione thailandese Sondhi Limthongku é riuscito e l'uomo politico é stato dichiarato fuori pericolo.

di Alessandro Ursic

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15218/Thailandia,+agguato+contro+il+leader+dei+'gialli'

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