venerdì 8 maggio 2009

Il massacro sociale organizzato dalla Fiat



Marchionne sta facendo dei passi avanti nella trattativa per l'acquisizione di Opel. Quali saranno le conseguenze per gli stabilimenti italiani di Fiat della creazione di un nuovo colosso dell'auto?
"Siamo molto preoccupati. Preoccupazioni che, dopo la vicenda Chrysler, la possibile acquisizione del marchio tedesco ha acuito".

Perché?
"Per tre ragioni".

Quali?
"La prima è che si parla di scorporo dell'auto da Fiat".

E perché giudica in maniera negativa lo spin off ?
"Perché vuol dire che l'Italia si prepara a vendere l'automobile all'estero. Questa è la sostanza dell'operazione Fiat-Chrysler-Opel. Nessuno conosce il nome di chi controllerà il nuovo assetto azionario che nascerà dal grande 
merger".

Gli Agnelli, anche se diluiranno la loro partecipazione. Il vicepresidente John Elkann ha dato carta bianca a Marchionne...
"Non è vero. Chi l'ha detto? L'unione di Fiat-Chrysler ed Opel è un'operazione che può andar benissimo solo per Marchionne e per la famiglia Agnelli. Malissimo per i lavoratori".

Perché?
"Marchionne potrà diventare un dirigente di un grande gruppo internazionale dell'auto. Gli Agnelli potranno incassare una lauta plusvalenza di Borsa dalla vendita del loro pacchetto dopo che le azioni saliranno. Mentre gli stabilimenti italiani andranno incontro a un massacro sociale. Noi sindacati siamo sempre stati contro lo scorporo dell'auto dal gruppo Fiat".

Lo spin-off, poi, è sempre stata una vecchia idea degli Agnelli...
"Esatto. Venne fuori anche durante il periodo della partnership di Torino con General Motors. Già lì ci opponemmo, perché in Italia si producono troppo poche automobili. Quindi, c'è il rischio che la produzione delle quattroruote sparisca dall'Italia".

Quindi, l'accordo a tre fra Fiat, Chrysler e Opel e lo spin off dell'auto rappresentano il primo passo degli Agnelli per la vendita dell'auto...
"Assolutamente sì".

Ha detto che sono tre le rarioni della sua preoccupazione. La seconda e la terza?
"Marchionne ha appena promesso che non chiuderà nemmeno uno stabilimento in Germania, ma che licenzierà solo alcuni lavoratori. Sottolineo che sulla situazione italiana non ha ancora espresso alcun giudizio. Marchionne sta facendo prima la trattativa con gli americani e i tedeschi e solo in un secondo momento la farà con gli italiani. Siamo in una situazione di totale sospensione. Non sappiamo assolutamente nulla. Mentre Pomigliano è completamente chiuso, i lavoratori Fiat lavorano in media due settimane al mese e la cassa integrazione imperversa sugli stabilimenti Fiat. E' scandaloso che si diano garanzie prima all'estero e poi all'Italia".

Insomma gli stabilimenti italiani della Fiat sono a rischio chiusura mentre si parla di aprirne altri fuori dai nostri confini che poi ci faranno concorrenza...
"Esatto. E' drammatico. Alcuni siti non hanno un livello minimo di produzione che permetta loro di sopravvivere. Temiamo un'operazione spericolata in Borsa che sia un ottimo risultato per gli azionisti, disastroso, però, sul piano sociale. Non è la prima volta che nel nostro Paese vediamo una cosa del genere. Basta ricordare la vicenda dell'Olivetti".

E cioè?
"L'Olivetti è stata una pista di lancio per Colaninno. Una pista di lancio che ora non c'è più, perché l'azienda, in Italia, non c'è più. Temiamo che gli stabilimenti dell'auto del gruppo di Torino facciano la fine dell'Olivetti".

D'accordo, ma Marchionne ha detto che produrra 6 milioni di vetture...
"Non vuol dire niente. Sono tutte chiacchere. Quella è capacità produttiva globale, non è una garanzia per la sopravvivenza delle fabbriche italiane di Fiat. La vicenda, quindi, si sta incanalando in binari pessimi. E lo spin off dell'auto peggiora la situazione, perché si sa che la Borsa non ama l'occupazione. Si va verso un massacro sociale".

E la terza questione?
"E' la totale assenza del governo Berlusconi. Marchionne parla con Obama, con i ministri tedeschi, ma l'esecutivo italiano è disperso nel nulla".

Intervista a Giorgio Cremaschi

Fonte: Affaritaliani.it

Intervista comparsa su www.sottolebandieredelmarxismo.it

Link: http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_lavoro/2009_05_giorgio-cremaschi_la-fiat-si-prepara-a-vendere-si-va-verso-un-massacro-sociale.htm

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