giovedì 14 maggio 2009

Una scommessa: ripartiamo dai matti per riportare il Paese alla normalità?


Trent'anni dalla 180, più nota come Basaglia, e l'altro fa ancora più paura. Negli anni Settanta erano i malati al centro del dibattito politico, soggetti a cui restituire dignità e diritti, oggi nelle proposte di legge depositate in Parlamento dalla maggioranza, difendersi da chi ci fa paura diventa l'imperativo e si traduce in leggi disumane: il clandestino si respinge alla frontiera, non importa se chi ci aiuta dall'altra parte è un regime totalitario, non importa se il respinto aveva diritto all'asilo; il rom è uno stupratore da carcerazione preventiva; il matto, perché non diventi un assassino, occorre segregarlo in casa o in un istituto, ben legato o stordito da farmaci per non turbare o disturbare.

Era il 13 maggio del 1978 quando il presidente della Repubblica Giovanni Leone firmava la legge 180, più nota come Basaglia.
Finiva un'era, si chiudevano i manicomi. La legge manicomiale del 1904 aveva segregato in lager persone con disagi psichici, messe dietro le sbarre, legate nei letti di contenzione e sottoposte all'elettroshock. Dal 1962 Franco Basaglia avviò una rivoluzione. Gli internati vengono così trattati come pazienti, eliminate le contenzioni, aperti i cancelli dei reparti, il dialogo diventa via d'uscita dal disagio psichico. Da quel momento parte una riflessione sociopolitica sul trattamento della follia, sul rispetto della dignità della persona e sui diritti dei malati.

Una legge rivoluzionaria, approvata dal Parlamento con tempi sospetti: il 19 aprile è varata dal Consiglio dei Ministri, le due commissioni Igiene e Sanità approvano il testo in sede deliberante alla Camera il 2 e al Senato il 10 maggio. Una corsa contro il tempo per evitare il referendum convocato dai radicali. E la fretta non è mai una buona consigliera, basti ricordare l'intervento contrario di Marco Pannella nella Commissione della Camera: la mancanza di copertura economica sviliva la legge. Era il primo monito per i problemi che si sarebbero creati in seguito. A disconoscerla in parte fu anche lo stesso Franco Basaglia, che criticò i trattamenti sanitari obbligatori. Il fallimento di qualsiasi terapia è l'imposizione al paziente di una cura con la forza.

La paura di una campagna referendaria fece approvare una norma rivoluzionaria nello spirito ma senza gambe per camminare. La fine dell'istituzionalizzazione dei matti, i folli come malati da curare, il riconoscimento dei loro diritti, come quello di rifiutare trattamenti nel rispetto della Costituzione, non riesce ancora oggi ad essere applicata completamente e in maniera omogenea.
Negli anni Settanta erano i malati al centro del dibattito politico, soggetti a cui restituire dignità e diritti, oggi nelle proposte di legge depositate in Parlamento dalla maggioranza, l'attenzione è rivolta al "normale", a chi deve difendersi dall'altro, dal diverso, dal soggetto presunto malato.

Il compromesso dei trattamenti sanitari obbligatori, dall'eccezione che erano diventano, o peggio tornano ad essere, la norma. Rischia perfino di essere comprensibile che il disagio mentale è notizia solo quando è oggetto di cronaca nera. Difendersi da chi ci fa paura diventa l'imperativo e si traduce in leggi disumane: il clandestino si respinge alla frontiera, non importa se chi ci aiuta dall'altra parte è un regime totalitario, non importa se il respinto aveva diritto all'asilo; il rom è uno stupratore da carcerazione preventiva; il matto, perché non diventi un assassino, occorre segregarlo in casa o in un istituto, ben legato o stordito da farmaci per non turbare o disturbare.

Prima di ripetere l'imposizione di una legge al Parlamento, proviamo a capire come e dove ha funzionato la legge 180.
Conoscere dati e riferimenti precisi dal numero delle persone prese in carico ai Trattamenti Sanitari Obbligatori, dai ricoveri alle prescrizioni di psicofarmaci.
Potrebbe sembrare velleitario parlare dell'articolo 32 della Costituzione dopo il dibattito sul testamento biologico: per il legislatore l'individuo nella sua complessità va sempre protetto, anche da se stesso, anche se non vuole; lo Stato lo fa in alcuni casi con il medico, in altri con le forze dell'ordine, in altri con entrambi. E' lo Stato etico. Una scommessa: ripartiamo dai matti per riportare il Paese alla normalità?

di Donatella Poretti*

*Radicali-Partito Democratico, segretaria della Commissione Sanità

Comparso su http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12063

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