venerdì 22 maggio 2009

Volete fare l'esame di maturità? Portate prima il permesso di soggiorno!


Dalle classi ponte ai presidi spia. Il passo è stato breve. A Padova infatti nelle scorse settimane la dirigente scolastica dell’istituto professionale Leonardo da Vinci ha inviato una circolare urgente per ordinare a otto studenti non italiani di portare il permesso di soggiorno a scuola per poter accedere all’esame di maturità. “Una richiesta che non ha alcun fondamento legale – dice senza mezzi termini Giuseppe Zambon dei Cobas della scuola – Non esiste nessuna normativa che spinga un dirigente scolastico a richiedere il permesso di soggiorno agli alunni stranieri. Né a quelli minorenni per ovvii motivi, ma nemmeno ai maggiorenni che sono, una volta raggiunti i diciotto anni, responsabili della loro condizioni”. Nella circolare, datata 4 maggio, si legge “gli alunni sottoindicati devono portare entro domani 5 maggio una fotocopia del permesso di soggiorno da esibire, su richiesta, alla commissione esami”.
La circolare firmata dalla preside Anna Bottari è stata inviata alla sede dei Cobas, del Cespe e di Razzismo Stop che quindi hanno denunciato e reso pubblico il caso. 
Immediata anche la denuncia all’ufficio scolastico provinciale che ha confermato che ‘esiste un vuoto legislativo in materia’, una formula che non condanna direttamente l’iniziativa della dirigente scolastica ma ne rivela l’arbitrarietà. “Da parte nostra – dice ancora Zambon – stiamo valutando se ci siano gli estremi per un esposto alla procura della repubblica. Di certo – aggiunge – siamo in presenza di un’iniziativa in palese violazione della privacy”.
In realtà per quanto riguarda la scuola, la legislazione in vigore prevede all’art 45, comma 1, del Testo Unico sull'immigrazione, senza lasciare spazio a dubbi, che “i minori stranieri presenti sul territorio nazionale abbiano diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuote italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva”. E al comma 2 specifica che “l’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado”. 
Silenzio finora dal ministero, anche se i Cobas dicono che la ministra all’istruzione Gelmini è stata coinvolta direttamente già dopo la vicenda di Genova. Lì i nomi dei ragazzi senza permesso di soggiorno sono stati scritti sulla lavagna. 
Su questo caso nei giorni scorsi è stata presentata una interrogazione parlamentare. Duro il commento di Razzismo Stop, Cobas e Melting Pot. “Il pacchetto sicurezza – dicono le associazioni – sembra produrre quindi i suoi effetti ancor prima di essere approvato. Lo fa introiettando nel corpo sociale razzismo e discriminazioni come modalità ordinaria di gestione dei rapporti. Un medioevo dei diritti alle porte, davanti ad una società che è già multi-etnica dove circa 600mila alunni stranieri frequentano la scuola”.
E proprio contro il pacchetto sicurezza e le discriminazioni sabato prossimo a Padova (ore 16, Piazzale della stazione) per un happening anti-razzista. “Non è solo la crisi a stringere la morsa intorno alla vita degli immigrati. – dicono le associazioni che hanno promosso la manifestazione di sabato – Le ordinanze discriminatorie del comune di Padova, che in questo periodo di difficoltà economiche impongono la chiusura anticipata ai negozi gestiti da stranieri, stanno costringendo molte attività alla chiusura, in nome delle speculazioni sulla sicurezza, terreno di battaglia per il consenso elettorale”. La Lega Nord per sabato ha annunciato la sua presenza in città contro la moschea, ha scelto di giocare la sua legittimità sulla pelle dei migranti, di fronte alla sua partecipazione al governo più centralista degli ultimi trent’anni, ai tagli agli enti locali, alle scelte prese sulla testa delle comunità territoriali. 
di Orsola Casagrande

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