martedì 30 giugno 2009

VIAREGGIO - "Una tragedia annunciata, nelle ferrovie c'è un uso di materiali troppo vecchi"


VIAREGGIO - "Una tragedia annunciata". Così ha commentato l'incidente di Viareggio il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "I primi riscontri darebbero ragione ai tanti allarmi lanciati in questi mesi dai sindacati e sui cui l'azienda aveva reagito sbagliando perchè - ha spiegato il leader della Cgil - nelle ferrovie c'è un uso di materiali troppo vecchi".
Il vescovo chiede chiarimenti - Italo Castellani, vescovo di Lucca, ha visitato stamattina i luoghi dell'incidente. In una nota ha dichiarato che "per affetto ed amicizia nei confronti di chi soffre, desidero invitare le autorità competenti a non tralasciare niente affinchè al più presto si possa addivenire ad un chiarimento, certo e giusto, su quanto avvenuto".
Bertolaso, ci sono ancora rischi - "La situazione di rischio non è affatto conclusa anche se gli incendi sono sotto controllo". Lo ha detto il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso sottolineando che "tutta la zona della stazione è stata interdetta agli estranei". "Vi sono ancora 13 cisterne piene di Gpl che devono essere svuotate e quattro di queste sono rovesciate. Dunque si tratta di un'operazione rischiosa e difficile". Il capo della Protezione Civile ha aggiunto che quella della scorsa notte è una delle peggiori tragedie mai accadute ai trasporti italiani. "Dopo quello che è successo ci saranno dei provvedimenti da adottare", ha commentato Bertolaso.
La rabbia dei ferrovieri - Avevano già segnalato molte volte i rischi connessi al cattivo funzionamento dei carrelli. L'assemblea nazionale dei ferrovieri esprime profondo cordoglio per le vittime e invita le autorità a non sottovalutare le segnalazioni di pericolo. Dure le critiche alla dirigenza delle Ferrovie dello Stato. In una nota i ferrovieri fanno sapere che "il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione. Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio 'luccicante' dell' alta velocità lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza".
I delegati dell'RSI aggiungono che "La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l'elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato".
Il sindaco di Viareggio - "Un bilancio tragico, ma grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile in generale si sono contenuti i danni", ha commentato Luca Lunardini, primo cittadino di Viareggio.
Le reazioni del PD - Il senatore del Pd Marco Filippi, capogruppo in commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni, chiede in una nota che il ministro Matteoli venga a riferire in Senato sull'esplosione di Viareggio. "Bisogna sentire subito Alberto Chiovelli, direttore dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie, un organismo che stenta a costruirsi un ruolo veramente indipendente dal gestore della rete e del trasporto e che dovrebbe essere, invece, capace di un controllo attento e indipendente su tutti i fattori di rischio", dice Filippi.
Le critiche della Sinistra - Le ferrovie dello stato pensano all'Alta Velocità e non alla sicurezza. E' quanto affermano i responsabili del Lavoro e dei Trasporti del Partito dei Comunisti Italiani Gianni Pagliarini e Fabrizio De Sanctis, aggiungendo che "le Ferrovie dello Stato non sono piu' in grado di garantire la sicurezza dei loro convogli". I Verdi chiedono le dimissioni di Matteoli e dei vertici delle Ferrovie dello Stato. A chiederlo è Angelo Bonelli dei Verdi: "Di fronte a questo inaccettabile incidente che ha provocato la perdita di tante vite umane il ministro dei Trasporti Matteoli e i vertici di Trenitalia si devono dimettere". Per Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista l'incidente è "l'esito prevedibile della politica ferroviaria del Governo".
Fonte: VIAREGGIO - "Una tragedia annunciata". Così ha commentato l'incidente di Viareggio il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "I primi riscontri darebbero ragione ai tanti allarmi lanciati in questi mesi dai sindacati e sui cui l'azienda aveva reagito sbagliando perchè - ha spiegato il leader della Cgil - nelle ferrovie c'è un uso di materiali troppo vecchi".
Il vescovo chiede chiarimenti - Italo Castellani, vescovo di Lucca, ha visitato stamattina i luoghi dell'incidente. In una nota ha dichiarato che "per affetto ed amicizia nei confronti di chi soffre, desidero invitare le autorità competenti a non tralasciare niente affinchè al più presto si possa addivenire ad un chiarimento, certo e giusto, su quanto avvenuto".
Bertolaso, ci sono ancora rischi - "La situazione di rischio non è affatto conclusa anche se gli incendi sono sotto controllo". Lo ha detto il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso sottolineando che "tutta la zona della stazione è stata interdetta agli estranei". "Vi sono ancora 13 cisterne piene di Gpl che devono essere svuotate e quattro di queste sono rovesciate. Dunque si tratta di un'operazione rischiosa e difficile". Il capo della Protezione Civile ha aggiunto che quella della scorsa notte è una delle peggiori tragedie mai accadute ai trasporti italiani. "Dopo quello che è successo ci saranno dei provvedimenti da adottare", ha commentato Bertolaso.
La rabbia dei ferrovieri - Avevano già segnalato molte volte i rischi connessi al cattivo funzionamento dei carrelli. L'assemblea nazionale dei ferrovieri esprime profondo cordoglio per le vittime e invita le autorità a non sottovalutare le segnalazioni di pericolo. Dure le critiche alla dirigenza delle Ferrovie dello Stato. In una nota i ferrovieri fanno sapere che "il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione. Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio 'luccicante' dell' alta velocità lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza".
I delegati dell'RSI aggiungono che "La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l'elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato".
Il sindaco di Viareggio - "Un bilancio tragico, ma grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile in generale si sono contenuti i danni", ha commentato Luca Lunardini, primo cittadino di Viareggio.
Le reazioni del PD - Il senatore del Pd Marco Filippi, capogruppo in commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni, chiede in una nota che il ministro Matteoli venga a riferire in Senato sull'esplosione di Viareggio. "Bisogna sentire subito Alberto Chiovelli, direttore dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie, un organismo che stenta a costruirsi un ruolo veramente indipendente dal gestore della rete e del trasporto e che dovrebbe essere, invece, capace di un controllo attento e indipendente su tutti i fattori di rischio", dice Filippi.
Le critiche della Sinistra - Le ferrovie dello stato pensano all'Alta Velocità e non alla sicurezza. E' quanto affermano i responsabili del Lavoro e dei Trasporti del Partito dei Comunisti Italiani Gianni Pagliarini e Fabrizio De Sanctis, aggiungendo che "le Ferrovie dello Stato non sono piu' in grado di garantire la sicurezza dei loro convogli". I Verdi chiedono le dimissioni di Matteoli e dei vertici delle Ferrovie dello Stato. A chiederlo è Angelo Bonelli dei Verdi: "Di fronte a questo inaccettabile incidente che ha provocato la perdita di tante vite umane il ministro dei Trasporti Matteoli e i vertici di Trenitalia si devono dimettere". Per Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista l'incidente è "l'esito prevedibile della politica ferroviaria del Governo".

lunedì 29 giugno 2009

Fidel Castro Ruz: "Le parole del Presidente José Manuel Zelaya ci hanno fatto ricordare il discorso del presidente Salvador Allende"


Sospendo un lavoro che sto elaborando da due settimane su un episodio storico, per esprimere la mia solidarietà al presidente costituzionale di Honduras, José Manuel Zelaya.

È stato impressionante vederlo, attraverso TeleSur, arringare la popolazione di Honduras. Ha denunciato energicamente la brutale azione della reazione, che vuole impedire un’importante consultazione popolare.

Questa è la democrazia che difende l’imperialismo!

Zelaya non ha commesso violazioni di sorta delle leggi. Non ha compiuto azioni di forza. È il presidente ed il Comandante generale delle Forze Armate dell’Honduras.

Quello che accadrà sarà una prova per la OEA e per l’attuale amministrazione degli Stati Uniti.

Ieri si è svolta una riunione dell’ALBA, a Maracay nello Stato venezuelano di Aragua. I leaders latinoamericani e dei Caraibi che hanno parlato, lo hanno fatto brillantemente sia per l’eloquenza che per la loro dignità.

Oggi ascoltavo i solidi argomenti del presidente Hugo Chávez che denunciava l’azione golpista attraverso il canale Venezolano de Televisión.

Non sappiamo che cosa accadrà stanotte o domani in Honduras, ma il comportamento valoroso di Zelaya passerà alla storia.

Le sue parole ci hanno fatto ricordare il discorso del presidente Salvador Allende, quando gli aerei da guerra bombardavano il palazzo presidenziale, dove morì eroicamente l’11 settembre del 1973.

Stavolta vediamo un altro presidente latinoamericano che entra con il popolo in una base aerea per reclamare le schede elettorali della consultazione popolare confiscate illegalmente.

Così agisce un Presidente e Comandante Generale!

Il popolo dell’Honduras non dimenticherà mai questo gesto!

di Fidel Castro Ruz

Comparso su http://www.contropiano.org/

Link: http://www.contropiano.org/Documenti/2009/Giugno09/29-06-09GolpeHondurasCastro.htm

domenica 28 giugno 2009

Honduras, sequestrato il Presidente Zelaya


Circa un’ora fa un commando di militari incappucciati ha sequestrato il presidente della Repubblica dell’Honduras Manuel Zelaya.

Nel paese è in corso il referendum per decidere se in novembre si eleggerà una nuova costituente.

Anche la televisione Canal 8 è stata presa d’assalto dai militari e in questo momento non trasmette e il ministro degli esteri Patricia Rodas denuncia che sarebbero in azione francotiratori nelle strade della capitale Tegucigalpa.

Il perché il referendum di oggi abbia provocato addirittura un golpe è presto detto: sarà una pietra miliare nella storia del paese. In Honduras infatti ben il 30% del territorio nazionale è stato alienato a imprese straniere, soprattutto dei settori minerari e idrici. Le multinazionali quasi non pagano tasse in un paese dove tre quarti della popolazione vive in povertà. Così l’opposizione, al solo odore di una nuova Costituzione che affermi che per esempio l’acqua è un bene comune e che imponga per lo meno un sistema fiscale che permetta processi redistributivi, è disposta a spezzare il simulacro di democrazia rappresentativa che evidentemente considera utile solo quando sono i poteri di sempre a comandare.

di Gennaro Carotenuto

Link: http://www.gennarocarotenuto.it/8789-ultimora-sequestrato-il-presidente-zelaya-il-golpe-accelera-in-honduras/

La civiltà dei consumi negli occhi di Pier Paolo Pasolini


La sera del 7 febbraio 1974 la Rai Tv trasmise un nuovo, breve documentario della serie "Io e...", intitolato "Pasolini e ... la forma della città", a cura di Paolo Brunatto.
Nelle ultime immagini, mentre si chiudeva il documentario e dopo aver camminato nervosamente tra le dune di Sabaudia, all'improvviso Pasolini si fermò, esponendo alla telecamera il pallore di un volto sofferto e scavato, e denunciando con assoluta sincerità e asciutta drammaticità, decisamente inabituali per i telespettatori di allora (e di oggi) l'appiattimento culturale, la devastazione estetica e l'imbarbarimento civile a cui ci avrebbe inevitabilmente portato la società dei consumi concepita dalla repubblica post-fascista e in generale da tutti i "regimi democratici" contemporanei.
di Tutariello - da YouTube

Giuristi italiani, tutti contro la legge che introduce il reato di immigrazione clandestina


Sono i più importanti esperti di legge a scendere in campo, e a muso duro, contro il disegno di legge in discussione al Senato che, se passasse, introdurrebbe nel nostro Paese il reato di immigrazione clandestina.

Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky intervengono con inusitata durezza su una legge ancora non approvata sostenendo che "Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato - sostengono i giuristi firmatari - prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici".

I giuristi se la prendono in particolare contro la "norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato", norma che, secondo gli esperti del diritto, "oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale".

"La norma - scrivono ancora - è priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di proporzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo".

Un altro aspetto quasi sbeffeggiato dai giuristi firmatari è quello che prevede nella condizione stessa dell'essere migrante irregolare una presunta pericolosità sociale. "La corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo".

Rendere una "condizione individuale", quella di migrante motivo di incriminazione, per i giuristi, "assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali".

Ovviamente, "l'introduzione del reato in esame produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi".
E a chi dice che ad occuparsi di questo reato non saranno i tribunali ma i giudici di pace, i giuristi rispondono che anche questa è una osservazione superficiale, perché "da un lato la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall'altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza".

Il gruppo dei firmatari ricorda le parole con le quali la corte costituzionale dichiarò l'illegittimità del reato di "mendicità": «Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (...) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l'affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a "nascondere" la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». E lo fannmo per affermare che questioni come quella dell'immigrazione vanno afrfrontate "con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone"

di Maso Notarianni

sabato 27 giugno 2009

Iran, scendere in piazza per rivendicare la vita



(Leggi anche L'Iran e il dovere dei progressisti-comunisti di tutto il mondo)

Come si possa star fermi, zitti e buoni quando a Teheran squadracce di polizia segreta ammazzano impunemente la meglio gioventù del Paese è un mistero che devo ancora scoprire. Le immagini che filtrano attraverso la censura ma che non possono essere fermate dal network globale che non a caso i governanti del mondo (anche in Italia, beninteso) stanno tentando di imbrigliare sono agghiaccianti nella loro attualità. Ma a noi italiani quei fotogrammi rinnovano ferite non ancora rimarginate. Ricordano i morti di Melissa, di Battipaglia, gli eccidi di Reggio Emilia e di Portella della Ginestra. Immagini in bianco nero, seppiate, sepolte nell’oblio o in qualche targa di marmo lasciata sui muri. E a noi che abbiamo vissuto Genova nel luglio 2001 quelle immagini sono ancora più incise nella nostra pelle, nella nostra testa.

Quella tragica storia - stavolta a colori e con l’alta definizione delle dirette tv e del web - che mi ispirò il “Lamento in morte di Carlo Giuliani” è sicuramente incomparabile con la lotta di un intero popolo contro lo scippo di democrazia che sta avvenendo. Eppure ogni rivoluzione ha in sé segni diversi ma uguali, che ci fanno gridare contro le ingiustizie da qualsiasi parte provengano.
Mi fa molto pensare la serenità di quei ragazzi e di quelle ragazze iraniane che affrontano le pallottole a petto nudo, quasi senza rispondere, senza organizzarsi. Le rivoluzioni nel mondo che vogliamo possibile le vorremmo gentili, con molte più similitudini con le feste che con l’odio. Resteremo sempre dalla parte di tutte le Neda del mondo che un giorno saluteranno i genitori uscendo di casa come quando si va a scuola o all’università e scenderanno in piazza per rivendicare la vita.

di Nichi Vendola

Link: http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/per-il-popolo-iraniano-per-neda.html

venerdì 26 giugno 2009

Berlusconi è un puttaniere?...che Bordello!


E così Berlusconi è un puttaniere. Bella scoperta. Sono da anni che circolano libri che narrano dei suoi rapporti, nei tempi che furono, con alcune attricette di Drive In e con ragazze varie del mondo dello spettacolo. Tale era in origine anche Veronica Lario, sua sposa (non si sa per quanto ancora), che per decenni ha tollerato, e che fa notizia ogni volta che si decide a mostrare insofferenza. L’unica novità vera è sapere che B. paga prostitute di mestiere, per interposta persona. Non c’è da stupirsi. Alla sua età, con protesi varie e capelli finti, un corpo tracagnotto, un occhio più grande e uno più piccolo, deve puzzare parecchio. Per eccitarsi è obbligato a spruzzarsi una specie di Viagra spray sul pistolino – cosa che indusse una sua ministra, in un’intercettazione, a spiegare (pare) a una collega come fargli un pompino evitando di trovarsi in bocca il nauseabondo liquido afrodisiaco.

Tutto ciò è nuovo? Niente affatto. Ci si è dimenticati che Craxi, habitué dei festini organizzati dal Berlusconi imprenditore, andava a letto con Moana Pozzi e si circondava di donne di facili costumi, poi date in sposa a qualche politico della sua corte? Più di recente, il portavoce di Prodi (“portavoce” per modo di dire: non parlava mai) fu sorpreso mentre accostava sul marciapiede alcuni travestiti. E Lapo Elkann, alla testa del potere economico in questo paese, fu colto in stato di overdose in un’orgia fra travestiti a base di sesso e cocaina. Naturalmente Lapo non fece un solo giorno di carcere, né subì la sorte di Federico Aldrovandi, di Aldo Bianzino o di Riccardo Rasman. Appare ogni tanto su Striscia la notizia per il suo pessimo italiano, non per altro. La punizione dei “drogati”, nella penisola, è selettiva, e dipende dal censo.

Con questi antefatti, cosa ce ne frega a noi se Berlusconi (da una vita) va a puttane? Certo, è preoccupante che, secondo i giornali, invece di ricompensarle con denaro, le faccia eleggere al Parlamento europeo, alla Camera, nelle amministrazioni locali. Paga come può. Se non ha denaro a portata di mano, concede cariche pubbliche, prebende, candidature. Fa come Napoleone, che nominava ipso facto colonnelli i soldati semplici che gli riuscivano simpatici. Più modesto, Berlusconi promette dentiere e sedute a sue spese dal parrucchiere ad anziane donne terremotate.

Tutto ciò deve interessare al movimento? Sotto un profilo sociologico, un poco sì. La putrescenza del sistema politico italiano, e l’adozione di un bipolarismo che fa acqua da tutte le parti, hanno fatto emergere una “personalizzazione” disgustosa della politica, in cui i comportamenti individuali hanno la meglio sulle prese di posizione collettive. Ciò è conforme a un modello culturale americano. I centrosinistri e i girotondini, sul tema del premier puttaniere, ci vanno a nozze, La Repubblica in testa. Scordando, per un sostanziale accordo ideologico di fondo con lui, che i delitti di Berlusconi sono ben altri: la subalternità all’imperialismo americano, l’ossequio alla Confindustria, politiche economiche costantemente a favore dei privilegiati, una visione autoritaria e populista del sistema di governo. Complice un presidente tra i più inetti della storia, intento a invocare a bocca spalancata la convergenza tra le parti, fra il Puttaniere e chi ne approva le linee ideologiche di fondo ma non la condotta morale, e pronto soprattutto a tutelare se stesso e il Puttaniere medesimo dalle ricadute giudiziarie dei loro atti.

Conseguenze logiche? La prima è elementare. Quando il Puttaniere, nelle sue mille circonvoluzioni politiche, invoca la morale cattolica (di cui non gli è mai fregato niente), la famiglia (bell’esempio, il suo) e altri valori non monetari, o quando i suoi scagnozzi locali inventano misure assurdamente punitive per le prostitute e i loro clienti, è lecito e opportuno rinfacciargli il suo comportamento personale. Ma la seconda conseguenza, meno elementare, chiama in causa la dignità del movimento antagonista. Che non deve interessarsi alla spazzatura, bensì fronteggiare il berlusconismo – di destra e di sinistra – sui terreni in cui manifesta la sua faccia vera, con le armi dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antisessismo, dell’antimilitarismo, dell’antimperialismo, della ricomposizione territoriale delle classi subalterne e dell’insorgenza di classe, giovanile, femminile, culturale, ecc.

Tramontato il Puttaniere, tramontate le Noemi, le Patrizie e le Barbare, non per questo le istituzioni cesseranno di essere un bordello. Resta sempre attuale la “vecchia” parola d’ordine: lo Stato borghese si abbatte e non si cambia.

di Valerio Evangelisti

Fonte: http://www.contropiano.org/

Link: http://www.contropiano.org/Documenti/2009/Giugno09/25-06-09BerlusconiPuttaniere.htm

giovedì 25 giugno 2009

La guerra del Governo contro gli ultimi: 600.000 colf e badanti diventeranno illegali


Il governo ha deciso di condannare all’illegalità e a possibili sanzioni penali - nonché all'espulsione - almeno 600mila colf e badanti che lavorano in Italia. E’ quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni, una volta che il Senato avrà approvato definitivamente il disegno di legge sulla sicurezza che, tra l’altro, introduce il reato di clandestinità. Proprio per scongiurare questa possibilità, nei giorni scorsi il Pd aveva presentato nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali, dove il provvedimento è in discussione, un emendamento in cui si chiedeva una sanatoria per le migliaia di colf, baby sitter e badanti che oggi lavorano nelle famiglie italiane. Se approvato, l'emendamento non avrebbe solo permesso di regolarizzare la posizione di persone oggi costrette a vivere nell'illegalità pur avendo un lavoro onesto e importante, ma anche alle famiglie di regolarizzare una posizione che, sempre grazie al ddl, potrebbe ritorcersi contro di loro. Su tutto, ha però prevalso la volontà della maggioranza di non apportare al ddl nessuna modifica, evitando così un ulteriore passaggio alla camera e lo slittamento dell'approvazione definitiva. «Oggi si poteva compiere un primo passo verso la legalità – ha commentato la senatrice Emanuela Baio, presentatrice dell’emendamento bocciato – ma nonostante l'evidenza dei dati e l’importanza anche economica che la regolarizzazione delle badanti avrebbe comportato, la maggioranza ha mostrato di preferire il lavoro nero».
di Carlo Lania

Calabria, abusivismo e cementificazione delle coste ogni 150 metri


Dai palazzi condominiali alle villette, dalle seconde case ai residence. Ed ancora: i villaggi turistici, i lidi e i camping, i palazzotti costruiti su aree demaniali. La Calabria non è solo terra di ecomostri. La Calabria "è tutta un ecomostro". Lo dice uno studio della Regione sulla cementificazione dei suoi 700 chilometri di spiagge. Documento che restituisce una fotografia impietosa dello scempio, con un abuso censito per ogni 100-150 metri di costa. I casi individuati dagli esperti dell'assessorato all'Urbanistica sono 5 mila 210.
Nella sola provincia di Cosenza sono stati rilevati 1156 abusi (il 22,19%), a Catanzaro 548 (il 10,52%), a Crotone 915 (il 17,56%), a Reggio 2093 (il 40,17%) e a Vibo 498 (il 9,56%). È anche stato possibile stabilire che, tra i casi individuati, 412 si trovano in aree per le quali il Piano d'Assetto Idrogeologico definisce "gravi condizioni di rischio idraulico". Per quanto riguarda i vincoli ambientali, "si riscontra che 54 casi individuati ricadono all'interno di Aree Marine Protette, 421 in Siti d'interesse comunitario e 130 nelle Zone a protezione speciale".
"Offese al territorio", vengono definite dal gruppo di lavoro che mette insieme docenti universitari, tecnici e giovani professionisti. E sono di tipo legale (ovvero legittimato dalla originaria inclusione nei Prg); di tipo legalizzato (cioè compreso in varianti e parzialmente sanato); e infine completamente illegale (in area demaniale, protetta e instabile). In certi casi si tratta, addirittura, di opere di proprietà pubblica come interi pezzi di lungomare. Ai fini dell'indagine sono state effettuate decine di migliaia di sopralluoghi, verifiche negli enti locali, agli uffici del catasto e del genio civile. Sono state realizzate schede dettagliate su "Costa Viola", "Costa dei Gelsomini", "Riviera dei Cedri" o "Area Grecanica". Nomi che evocano paradisi ambientali, ma che nei fatti sono segnate dalle ferite di decenni di incuria, di complicità, di connivenze. Documenti che rappresentano la sintesi delle speculazioni di imprenditori senza scrupoli, delle mafie del mattone e della cultura, diffusa, dell'illegalità "domestica".
Gli oltraggi sono presenti su spiagge e scogliere, non soltanto in contesti fortemente urbanizzati come Reggio Calabria, ma anche in zone di pregio e turisticamente note come l'area di Tropea, la costa di Scilla, la Locride, l'area di Soverato e, in particolare, l'area di Isola Capo Rizzuto e del Crotonese. Che, in larga parte, paradossalmente è vincolata come Riserva Marina Protetta ed area archeologica. In quest'ultima zona si addensa ben il 52% degli abusi illegali compresi in aree marine protette.
La Regione, attingendo ad un Accordo di Programma Quadro (Apq), finanziato con 5 milioni di euro dallo Stato, ha già deliberato l'abbattimento di 9 ecomostri. Ma non è sempre semplice. I proprietari fanno ricorsi, si appellano ai mille cavilli della legge, hanno frotte di legali pronti a brandire il codice. L'assessore regionale Michelangelo Tripodi si dice, comunque, determinato: "Ora abbiamo una fotografia precisa dello scempio. Butteremo giù tutto quello che è possibile, dimostrando come l'abuso non paghi e che in Calabria sta crescendo il senso della legalità e dell'ambiente". Poi: "Non consentiremo più che certe cose avvengano tanto che elaboreremo una specifica Carta dei vincoli". Infine, "cercheremo di risanare i guasti". Tripodi afferma che un ruolo importante lo giocheranno i Comuni: "La Regione ci mette i fondi, ma gli enti locali dovranno attivarsi con i propri piani di risanamento". Per il presidente regionale di Legambiente, Antonino Morabito, "ora bisogna essere conseguenti". Servono, insomma, "tempi rapidi nelle demolizioni e, altrettanto, per le fasi di risanamento. Servono le regole e chi le faccia rispettare".

mercoledì 24 giugno 2009

L'Iran e il dovere dei progressisti-comunisti di tutto il mondo


Sostenere la spinta propulsiva dei ragazzi universitari iraniani è doveroso per i progressisti di tutto il mondo e ancor di più per noi comunisti. L'uomo è vivo se è dinamico, se vive in una società in continuo movimento, che in quanto tale lo sostiene nella sua dinamicità. L'Iran con il '79 ha abbracciato una cultura, quella clericale, che non crede nell'uomo, anzi lo frena nelle sue potenzialità, specie sociali. Il fatto che il popolo, le classi povere siano più vicine al conservatore Ahmadinejad è un'aggravante ed una triste conferma di tutto questo. La mancanza di presa di coscienza da parte di queste genti è di esclusiva responsabilità di quella che più che essere una rivoluzione fu una restaurazione di tipo religioso dal vestito pseudodemocratico.
di Komir - SudTerrae

Terremoto Abruzzo: "Abbandonati ed emarginati"


(Leggi anche

Una lettera dalle tendopoli abruzzesi racconta ciò che in tv non passa)


L'AQUILA - Ogni volta è diverso. "Stanotte ci siamo svegliati con un boato. Poi sembrava di sentire il rumore di decine di sassi scossi dentro una scatola da scarpe. La paura è stata fortissima". Non c'è pace nella tendopoli. "La terra - racconta Maria Rita, la mamma di Cristina e Fabiana - ha cominciato a tremare poco prima della mezzanotte. Non finiva più. Ti svegli tutta tremante e l'istinto ti porta a scappare subito, anche se sai che la tenda non può crollare Ma il peggio viene dopo. Anche gli altri escono dalle tende e si mettono a urlare, a chiamarsi l'uno con l'altro, a gridare la propria rabbia. Le urla spaventano i bambini, che si mettono a piangere. Per capire perché tutto questo succeda, bisogna essere qui da più di due mesi e mezzo. Bisogna accumulare angoscia su angoscia perché non sai quando tutto questo finirà, perché l'unica notizia certa è che la tua casa sarà abbattuta ma nessuno ti ha detto quando e come potrai dormire sotto un tetto. E allora esplodi e, quando la terra trema, gridi la tua rabbia. Non a caso, stanotte, tanti gridavano: "dov'è il sindaco?", "perché non viene mai?". Ci sentiamo abbandonati, c'è bisogno di qualcuno che sappia dare risposte".
Sette scosse (la più forte con magnitudo 4,5) nella notte, un'altra nella mattinata. "Ogni volta che la terra si muove - dice Maria Rita - ti torna in mente l'incubo del 6 aprile. E tornano in mente tutte le maledette voci che vengono sussurrate nelle tendopoli, come se si aspettasse un'apocalisse: "la grande scossa deve ancora arrivare", "sarà più devastante della prima". Non c'è nulla di vero, ma come fai a non pensarci quando ti svegli di notte e tutti gridano, e quelli che hanno potuto tornare nelle loro case scappano fuori e cercano un posto in tenda? Chi non può fare altro, dorme in macchina, come in quella prima notte".
Maila, la ragazzina di 13 anni, ha sostenuto l'esame di terza media. "I tabelloni saranno esposti il 27 - dice sua mamma, Fabiana - ma so già che è andata bene. Era tranquilla, all'esame. I professori le hanno fatto i complimenti. Paradossalmente, adesso sono preoccupata per lei. Si è preparata alla Cresima, ha fatto l'esame e adesso non ha altri impegni che la possano distrarre dalla sua paura del terremoto. Lei sente tutte le scosse, anche le più piccole. Dice che le gambe continuano a tremare anche dopo la scossa e così accumula un'ansia insopportabile. Il camper che abbiamo comprato non è ancora disponibile. Aspetteremo in tenda e quando sarà pronto lo porteremo accanto a casa nostra. Non credo che Maila sarà capace di dormire in una casa di pietra".
Anche Cristina, in un appartamento di Tortoreto, ha sentito la scossa. "Subito non ci ha fatto paura. Sentivo sbattere un tavolino e pensavo che la colpa fosse di un treno. La ferrovia passa dietro la casa. Ma subito ha chiamato mia sorella Fabiana. Ha detto che là in tendopoli c'era il panico, anch'io al telefono sentivo le grida, i pianti". Nonna Maria Rita l'altro giorno è scesa a Tortoreto a trovare la figlia e le nipotine Crystal e Asia. E' rimasta con loro nell'appartamento e poi in spiaggia, ha osservato la strana mescolanza fra vacanzieri "veri" e vacanzieri sfollati.
Oggi vuole fare un appello ai turisti che passano le loro vacanze nella riviera piena di sfollati. "Sono - scrive - una terremotata nonna di due splendide bambine che prima del 6 aprile viziavo come pochi. La più grandina di soli 5 anni, con occhietti imploranti, mi ha chiesto: "Nonna perché siamo diventati così poperini?".
"Cercando di trattenere le lacrime le ho risposto: "Perché tesoro, non ti piace stare in vacanza, fare tanti bagnetti, giocare con la sabbia e mangiare tutto quello che più ti piace, insieme a mamma e papà, per tanti giorni?". Lei mi ha detto che era tutto bello, ma che voleva tornare a casa a riprendere i suoi giochi, voleva mangiare le polpettine buone della nonna e saltare sul lettone insieme alla sorellina, mentre la mamma le obbligava a scendere".
"Noi abbiamo accettato tutto con santa rassegnazione, trattenendo dentro di noi quanto più dolore possibile, ma purtroppo non avevamo considerato che quanto ci è capitato diventasse anche un motivo di emarginazione. Si, autentica emarginazione che si manifesta in ogni momento della giornata, in quel clima "vacanziero" che si è venuto a creare con la chiusura delle scuole e con l'arrivo di papà, mamme e bambini in vacanza. Queste persone vogliono scrollarsi di dosso un anno più o meno faticoso, allontanando qualunque nuvoletta che possa minare la loro permanenza in quello che loro stessi ritengono un posto troppo poco "felice" per rilassarsi. E così, sulla riviera Adriatica, tanta solidarietà iniziale sta lasciando il posto all'indifferenza e alla intolleranza, facendo uscire dagli argini quel dolore che abbiamo dignitosamente soffocato ma che non ci ha risparmiati dalla commiserazione e dalla discriminazione".
"Faccio un appello ai turisti "veri": non abbiate timore nel mescolarvi a noi. E fate un sorriso. Non potete immaginare quanto sia prezioso, per noi "turisti" in vacanza obbligata".
di Jenner Meletti

martedì 23 giugno 2009

Una lettera dalle tendopoli abruzzesi racconta ciò che in tv non passa

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La Repubblica Italiana è senza luce,avvolta com’è nelle lenzuola notturne del suo primo ministro)

Lettera da un campo inviata alla Redazione di http://www.sinistraeliberta.it/: Abbiamo volutamente omesso dalla lettera le generalità della persona che l’ha inviata. Con il clima che c’è nei campi, non si sa mai!
Cara Redazione,
sono xxxx yyyyy e sono residente a L’Aquila. Attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata lalettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”. Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative allaqualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto,viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra. Inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente! Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo e inconcepibile che, per saltare una ‘fase’, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde unaamara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone. L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila. I quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura, Sant’Anza -il quartiere dove abito-, Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili. Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa. Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al ribasso. Infatti, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere dell’ordine di 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel “già” mi ha molto inquietato. Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010! Questo ragionamento lo stavo facendoalcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell”assembramento non “autorizzato“, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, marestavano anche loro ad ascoltare. Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende. Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quella che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento. Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una ‘protezione civile’.
Adesso mi trovo per qualche giorno a xxxxx, presso mia figlia yyyy che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Università non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: yyyy si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese). Proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente a campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male. Questa procedura che si ripete spesso nei campi: l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni” che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi; il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento?
Il responsabile del mio campo, quando gli ho parlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda,adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti?Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia! Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari!
Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale? Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), lamancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena. Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi aquilani, di essere triturati dalla società dello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio. E la nostra rabbia. L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno! Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa come tutti voi e spero che possiate darmi voce. Vi ringrazio, di cuore’anche se spezzato!

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