venerdì 12 giugno 2009

Gheddafi tra i cervelli in vacanza





Non si può che essere disgustati dagli attacchi e dalle dichiarazioni di fuoco lanciate da quasi tutto l’arco politico nostrano in opposizione alla visita di Gheddafi in Italia. Si è formato un unico fronte di cani democratici impulciati da tutte le fandonie del politically correct, difensori integerrimi dei diritti umani e delle libere elezioni solo quando si tratta di paesi non perfettamente allineati e non molto graditi all’establishment mondiale a guida USA. Dal Pd agli ex AN è stato un solo coro di sdegno per aver accolto il leader libico con tutti gli onori di Stato, mentre, per una volta, dobbiamo dare atto all’ufficio politico del PDCI (che ha parlato per bocca di Paola Pelligrini) di aver detto cose sacrosante: "Una canea indecorosa si è scatenata su giornali e televisioni contro la visita del premier libico Gheddafi: il suo omaggio alla leggendaria figura di Omar Al Muktar, eroe della resistenza anticoloniale contro l’attacco fascista alla Libia, è diventato per alcuni giornali il ricordo di un “antiitaliano"! Una vergogna inaudita per il nostro Paese di fronte ad un ospite che oggi chiede all’Italia il riconoscimento delle sue responsabilità storiche. In questo quadro diventa grottesca la posizione del PD, che, rifiutandosi di accoglierlo nell'aula del Senato, ha non solo contribuito al clima di attacco a Gheddafi, ma si è addirittura dimenticato che la politica di dialogo con la Libia e con Gheddafi è stata avviata dai governi di centrosinistra, e cioè da Prodi e D’Alema". I servi sciocchi proni agli USA e a Israele hanno persino impedito che Gheddafi parlasse in Senato, temevano che quell’aula di fannulloni e di incapaci fosse dileggiata dalle parole di un Ospite antidemocratico. Davvero indecorose sono state poi le manifestazioni di protesta degli studenti dell’Onda, una vera orda di imbecilli che si muove come un gregge di pecoroni. E dire che Gheddafi era sceso dall’aereo accompagnato dall’ultimo erede del Leone del Deserto, eroe anticolonialista del quale il leader libico sfoggiava pure una foto che lo ritraeva incatenato come un animale mentre veniva condotto al patibolo dagli italiani “brava gente”. Uno di questi studenti con il cervello disimpegnato dall’intelligenza, nell’aula magna della Sapienza, si è alzato per chiedere a Gheddafi quando consentirà libere elezioni democratiche. Adesso siamo pure tornati al feticcio della democrazia “pura”, quella alla Kautsky contro la quale Lenin si scagliò decisamente denunciandone la natura ingannatoria e fittizia. Gli studenti vogliono le libere elezioni e la democrazia senza alcun mutamento nei rapporti sociali e senza mettere in discussione “ l'apparato del potere statale”, quell’egemonia corazzata di coercizione che blinda la divisione tra dominanti e dominati. Non a caso Lenin ribadiva che i dominanti si compiacciono di definire "libere", "eguali", "democratiche", "universali" le elezioni effettuate in queste condizioni, poiché tali parole servono a nascondere la verità, servono a occultare il fatto che la proprietà dei mezzi di produzione e il potere politico rimangono nelle mani degli sfruttatori e che è quindi impossibile parlare di effettiva libertà, di effettiva eguaglianza per gli sfruttati, cioè per la stragrande maggioranza della popolazione. Per la borghesia è vantaggioso e necessario nascondere al popolo il carattere borghese della democrazia attuale, presentare questa democrazia come una democrazia in generale o come una "democrazia pura", e gli Scheidemann, nonché i Kautsky, ripetendo queste cose, abbandonano di fatto le posizioni del proletariato e si schierano con la borghesia. Certo il capitalismo odierno non è più borghese ma la sostanza della divisione tra decisori e non decisori, tra chi si appropria del pluslavoro e chi ne è defraudato non è mutata in nulla.

Nello stesso senso vanno attualizzate queste altre asserzioni di Lenin tratte da Democrazia e Dittatura: Parlare di democrazia pura, di democrazia in generale, di uguaglianza, libertà, universalità, mentre gli operai e tutti i lavoratori vengono affamati, spogliati, condotti alla rovina e all'esaurimento non solo dalla schiavitù salariata capitalistica, ma anche da quattro anni di una guerra di rapina, mentre i capitalisti e gli speculatori continuano a detenere la "proprietà" estorta e l'apparato "già pronto" del potere statale, significa prendersi gioco dei lavoratori e degli sfruttati. Significa rompere bruscamente con le verità fondamentali del marxismo, il quale ha detto agli operai: voi dovete utilizzare la democrazia borghese come un immenso progresso storico rispetto al feudalesimo, ma non dovete nemmeno per un istante dimenticare il carattere borghese di questa "democrazia", la sua natura storicamente condizionata e limitata, non dovere condividere la "fede superstiziosa" nello "Stato", non dovete scordare che lo Stato, persino nella repubblica più democratica, e non soltanto in regime monarchico, è soltanto una macchina di oppressione di una classe su di un'altra classe. Ma ancora Lenin, questa volta da Stato e Rivoluzione: La società capitalistica, considerata nelle sue condizioni di sviluppo più favorevoli, ci offre nella repubblica democratica una democrazia più o meno completa. Ma questa democrazia è sempre compressa nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico, e rimane sempre, in fondo, una democrazia per la minoranza… Del resto, lo vediamo nelle nostre società occidentali quanto valgono democrazia e le libere elezioni, appuntamenti rituali e senza più alcun senso nei quali siamo chiamati a scegliere chi ci s-governerà meglio senza possibilità di cambiamenti radicali. Già Marx aveva criticato tutti quelli che, anche nel movimento operaio, si facevano stoltamente attirare dalle infauste sirene delle libere elezioni democratiche tramite le quali:“agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!”. Ed invece questi studenti senza cervello hanno chiesto le dimissioni del Rettore della Sapienza reo di aver concesso l’auditorio a Gheddafi. E non importa se costui ha usato il suo tempo per denunciare le sofferenze inferte dal colonialismo italiano al suo popolo, non importa se si è detto vicino alla gente palestinese che viene sistematicamente angariata e assassinata dai sionisti. Che gliene frega agli studenti, loro vogliono libere elezioni e un altro mondo immaginario per non fare i conti con quello reale. Farabutti e miserabili, le vostre dimissioni da studenti dovremmo chiedere! Giusto di passaggio vorrei ricordare quanto importanti siano per il nostro Paese gli accordi siglati con la Libia. Come detto da Carlo Jean, in un articolo apparso sul Messaggero di ieri, una Libia stabile è fondamentale per l’Italia, tanto per ragioni politiche che economiche: “Importiamo da essa il 25% del nostro petrolio e poco meno del 10% del gas. La Libia dispone di grandi risorse energetiche non completamente sfruttate per le sanzioni alle quali è stata sottoposta. Le nuove tecnologie aumenteranno la sua produzione. Ad esempio quella di petrolio – che oggi è poco più di 2 milioni di barili/giorno – supererà i 3 milioni nel 2015. l’Italia è il primo partner commerciale della Libia, seguita dalla Germania e dal Regno Unito. Se le aspettative riposte nel Trattato dovessero avverarsi, la nostra posizione dovrebbe ancora migliorare. Ma vi è un altro settore per il quale la Libia è molto importante per l’Italia. E’ quello degli investimenti del fondo sovrano libico, che ammonta a 60-100 mld di dollari…la Libia è già presente in Eni e Unicredit. Sono allo studio investimenti in Telecom Italia. Potrebbe intervenire anche nella realizzazione delle grandi infrastrutture previste in Italia…”. Non ho altro da dire.

di Giovanni Petrosillo

Fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/Link: http://files.splinder.com/a541761f56228ab2c339d7c872d5755d.pdf

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