giovedì 4 giugno 2009

Kosovo, la sfida dell'integrazione


A più di un anno dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, l'integrazione della minoranza serba presente sul territorio rimane una sfida cruciale. Per Belgrado, isolare i serbi dalle istituzioni del Kosovo costituisce un punto importante nella politica di contrasto dell'indipendenza dell'ex provincia. Ulteriore obiettivo è contenere l'esodo serbo, provvedendo ai bisogni della comunità sul territorio. Belgrado ha dedicato risorse significative a tale scopo, ma ottenendo un limitato successo, soprattutto nella regione a sud del fiume Ibar, dove vive la maggioranza dei serbi presenti in Kosovo. Le municipalità serbe parallele operano solo in misura limitata e sono state generalmente incapaci di soddisfare i bisogni delle comunità serbe. Governo kosovaro e organismi internazionali stanno premendo per una decentralizzazione quale miglior metodo di coinvolgimento dei serbi nelle istituzioni del nuovo stato, ma devono mostrare sensibilità nei confronti degli interessi serbi. Riferimenti allo status kosovaro dovrebbero essere evitati, e la partecipazione serba non dovrebbe essere presentata come un successo dell'indipendenza. 
Nonostante l'invito di Belgrado a boicottare le istituzioni kosovare, è cresciuto il numero dei serbi che hanno trovato modo di impegnarsi pragmaticamente con tali istituzioni, affidandosi a queste ultime per servizi, richiedendo documenti ufficiali kosovari e accettando stipendi kosovari (così come quelli serbi). La politica di Belgrado di opposizione a tale partecipazione si è dimostrata irrealistica per i serbi presenti nel sud della regione che, vivendo tra gli albanesi, non hanno trovato alternativa al seguire la società attorno a loro. 
L'approccio del governo serbo si è rivelato ulteriormente difficile da sostenere a causa della grave restrizione di bilancio risultante dalla crisi economica globale. L'appoggio finanziario ai serbi del Kosovo ha incluso supplementi salariali e altri vantaggi per i lavoratori del settore pubblico, quali incentivi a rimanere in Kosovo, ma in seguito il governo serbo è stato forzato a ridurli, diminuendo ulteriormente la propria influenza e controllo. 
In sostanza tali incentivi finanziari non contribuiscono a un futuro sostenibile per i serbi in Kosovo. Provvedere alle esigenze educative dei serbi in Kosovo attraverso l'università, per esempio, può significare lavoro per gli insegnanti, ma non crea le condizioni affinché i giovani rimangano. Una volta laureati, molti partono per la Serbia. Il futuro a lungo termine dei serbi può essere garantito solo attraverso l'integrazione nelle istituzioni e nella società del Kosovo. 
Il governo serbo eletto nel maggio del 2008 ha adottato un nuovo approccio verso il Kosovo, e ha dato in generale ai serbi in Kosovo maggior margine d'azione nel trovare soluzioni pratiche ai problemi quotidiani. Tale approccio positivo dovrebbe inoltre puntare a porre fine al sostegno di strutture parallele estremamente corrotte. Belgrado non dovrebbe sostenere elementi intransigenti, in particolar modo nel nord del Kosovo, volti a ostacolare una costruttiva partecipazione serba in Kosovo, bloccare il ritorno dei profughi e continuare nei tentativi di introdurre leggi. 
La decentralizzazione pianificata costituisce il miglior modo di integrazione dei serbi in Kosovo, rendendoli in grado di conservare preziosi legami con la Serbia. Secondo il progetto contenuto nel piano Ahtisaari, dovrebbero essere create nuove municipalità a maggioranza serba, con competenze potenziate nell'educazione, salute e cultura. Belgrado continuerebbe a fornire supporto tecnico e finanziario ai serbi in Kosovo, ma questo dovrebbe avvenire in modo trasparente e coordinato con le autorità del Kosovo. Il governo serbo non dovrebbe ostacolare la decentralizzazione ma dovrebbe, almeno in modo tacito, incoraggiare i serbi kosovari a impegnarsi nel processo. 
C'è un considerevole interesse serbo nella decentralizzazione, in special modo per quanto riguarda il sud dell'Ibar. Molti tuttavia esitano a partecipare ad un processo che temono riconoscerebbe implicitamente l'indipendenza del Kosovo. La posizione di Belgrado è determinante, perché la maggior parte dei serbi sarebbe riluttante a prendervi parte considerata l'opposizione del governo serbo. È irrealistico esigere che la decentralizzazione sia neutrale riguardo lo status del Kosovo, come Belgrado vorrebbe. Il ministro di Pristina della locale amministrazione governativa (MLGA) dovrà essere coinvolto. Ma c'è una possibilità di venir incontro agli interessi serbi, minimizzando il problema dello status. 
Organismi internazionali dovrebbero a loro volta adottare un approccio di basso profilo. L'Ufficio Internazionale Civile (ICO) ricopre un importante ruolo nella decentralizzazione. Questo risulta problematico per molti dei serbi e un anatema per Belgrado, che rischia di minacciare l'intero processo. L'ICO dovrebbe rimanere sullo sfondo, permettendo all'MLGA di prendere la guida. Come parte del suo abituale lavoro di cooperazione con le autorità locali e di supporto dei diritti delle minoranze, la missione dell'Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) dovrebbe essere coinvolta sul territorio nella realizzazione pratica della decentralizzazione entro il suo attuale mandato. Ogni sforzo dovrebbe essere fatto al fine di incoraggiare i serbi del Kosovo a partecipare alle istituzioni di Pristina.
Fonte: International Crisis Group, 12 maggio 2009, Europe Report n. 200 "Serb Integration in Kosovo: Taking the Plunge" (introduzione) 

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