
Sostenere la spinta propulsiva dei ragazzi universitari iraniani è doveroso per i progressisti di tutto il mondo e ancor di più per noi comunisti. L'uomo è vivo se è dinamico, se vive in una società in continuo movimento, che in quanto tale lo sostiene nella sua dinamicità. L'Iran con il '79 ha abbracciato una cultura, quella clericale, che non crede nell'uomo, anzi lo frena nelle sue potenzialità, specie sociali. Il fatto che il popolo, le classi povere siano più vicine al conservatore Ahmadinejad è un'aggravante ed una triste conferma di tutto questo. La mancanza di presa di coscienza da parte di queste genti è di esclusiva responsabilità di quella che più che essere una rivoluzione fu una restaurazione di tipo religioso dal vestito pseudodemocratico.
di Komir - SudTerrae































0 commenti:
Posta un commento