domenica 14 giugno 2009

Lo squalo australiano punta sul web


Alla fine è sceso in campo anche lui, “Lo squalo”, Rupert Murdoch. “I giorni di internet come è adesso finiranno presto, questo modello di business funziona male”, ha dichiarato secco, aggiungendo che “È ovvio che si deve far pagare per i contenuti sul web, come mostra l'esperienza del Wall Street Journal”. Proprio la bibbia finanziaria del gruppo Dow Jones, che Murdoch ha acquistato due anni fa, può contare su più di un milione di abbonati disposti a pagare per accedere in ogni momento ai contenuti informativi di qualità generati dal quotidiano finanziario. Murdoch sta pensando di innovare l'attuale offerta di contenuti anche grazie a un dispositivo di lettura simile al Kindle: il display per la lettura di libri in formato elettronico portato al successo da Amazon, che permetterà di accedere a tutte le notizia prodotte dall'impero media di Murdoch con forme di pagamento che variano dal classico abbonamento sino alla logica dei micropagamenti a consumo. Questo cambio di rotta nasce dal fatto che in molti si erano lamentati che i giornali digitali guadagnassero troppo poco mentre gli aggregatori di notizie fanno soldi a palate.

Murdoch si è fatto quindi paladino di questa crociata, annunciando che a breve tutti i quotidiani del suo gruppo andranno online in versione pay-per-view. Gli utenti che saranno interessati al servizio potranno pagare per accedervi in modo mirato, selezionando i contenuti desiderati e pagando solo quelli, non l’intera rivista. Il Wall Street Journal già ha previsto metodi di pagamento incrementali dove l’utente può scegliere di pagare il singolo articolo, fare un abbonamento per un tot al giorno, oppure sottoscrivere il pacchetto completo da 100 dollari l’anno per avere libero accesso a tutta l’offerta del quotidiano. Tutto sommato una cifra accettabile. Va ricordato che il tycoon australiano ha oscillato parecchio su queste tematiche. Nel 2001, ad esempio, in piena bolla internet, il magnate chiuse News Digital Media, la divisione che gestiva i servizi internet per il gruppo, lasciando a casa centinaia di persone. Nell’estate del 2005 Murdoch ci ripensò e acquistò per 580 milioni di dollari il sito Myspace e subito dopo Ign Entertainment, una società che controlla numerosi siti frequentati dagli amanti dei videogiochi. Oggi è diventato l’alfiere del pay per view e qualcosa vorrà dire visto che difficilmente l’australiano si lascia andare ai facili innamoramenti.


di Mauro Scarpellini

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/16112/Murdoch+ci+crede+e+lancia+il+dardo

2 commenti:

  1. Internet non è la televisione o la stampa. Puoi monopolizzare la tv via cavo, la tv satellitare, la stampa, ma non puoi monopolizzare internet, perché spunta fuori sempre qualcuno a rompere le uova nel paniere delle multinazionali.
    L'unica alternativa per gli oligarchi è fare come ha fatto la Cina: oscurare internet. I cinesi sono gli unici che hanno capito la potenza della Rete. Molto più degli americani. Molto più di Murdoch.

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  2. Facciamo parte di un mezzo difficilmente controllabile...non credo che nei Paesi occidentali accetteremmo un controllo passivamente così come è successo in Cina

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