
“Come in uno stato di ipnosi, di lucore magico, varcammo una grande porta e ci trovammo immersi nel buio di una grande sala circolare appena rotto da una luce rossa. Come un piccolo gregge stupito e spaurito ci eravamo stretti ancor più accosti ai nostri maestri, mentre gli occhi dilatati nel buio si volgevano in giro e scoprivano che tutto intorno la parte bassa della parete circolare della sala era coperta da un fittissima selva di gagliardetti neri su ognuno dei quali era ricamato in argento un nome…” é la citazione - da una cronaca per la visita di una scuola elementare al Sacrario dei martiri della Patria nel 1932 - in Il popolo bambino dello storico Antonio Gibelli. Libro sulla formazione degli italiani sotto il fascismo per cui “l’infanzia di cui si parla è una costruzione simbolica e retorica artificiale legata alle politiche di massa del XX secolo.”
Il gregge è cresciuto e a distanza di tre quarti di secolo la formazione e la riduzione allo stato infantile di sessanta milioni di persone avviene in Italia prima di tutto all’interno del cerchio magico del “caminetto televisivo”. La sera - svuotate le piazze, chiusi i caffè, aperti solo ai soci i locali esclusivi (lapdance e club del rotary e massonerie) – si accendono simultanee le finestre dei fuochi notturni cinerini sulle facciate delle case, i milioni eguali di “focolari televisivi”.
Attorno, celebranti il rito, in cerchio plastico, i volti rapiti nella trance visiva e auditiva scolpiti nel buio dalla luce verdognola del catodico.
Non c’è programma, non c’è telegiornale che da qualche decennio – terminata la grande stagione di lotte sociali e di riappropriazione degli spazi degli anni Sessanta e Settanta – non filtri il veleno della paura nella psicologia collettiva.
Rimanendo agli ultimi anni – 2003/2007 - il Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva ci dice che il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine nei telegiornali della Tv di Stato è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% al 23,7%. Nel 2003 il Tg1 ha dato notizie di cronaca nera per l’11% del suo tempo, il 23% nel 2007. Il Tg2 è passato dal 9,7% del 2003 al 25,4% del 2007. Sulle reti Mediaset l’aumento è maggiore: per Studio Aperto, la percentuale è stata pari al 30,2 contro il 12,6% del 2003. Il Tg5 è passato dal 10,8% al 25,7%.
La società della paura chiede ed esige uomini forti, misure emergenziali estreme, arbitrii giustificati dalla gravità dell’ora, impunità per loro, giustizialismo sommario per gli altri, per noi.
Il lettore ragionevole sta assistendo da tempo a epifanie della mutazione in atto, ma, vuoi per la violenza del reale, vuoi per l’imbonimento quotidiano al “popolo bambino” non riesce a credere ai suoi occhi. Eppure queste accadono. Ciò che a noi sembra incredibile sta accadendo. L’impostazione di una società razzista è il preambolo ad una politica di sfruttamento intensivo dei diversi e di eliminazione della opposizione. Il modello-lager dei centri di permanenza temporanea, dei quartieri ghetto, dei campi nomadi gettati come rifiuti umani nelle periferie più sordide, il modello-Gaza o il modello-ghetto-di-Varsavia nella Seconda guerra mondiale, dilagano, fanno scuola.
La televisione è uno stupido e insignificante strumento, viene dopo l’informazione a stampa, dopo la radio e dopo il cinema (la “grande porta e immersione nel buio” della citazione di Gibelli), e viene prima del web.
Il problema è la gestione della informazione-formazione. Chi organizza la subordinazione di massa per un maggiore e intensivo sfruttamento delle masse?
di Piero Del Giudice































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