venerdì 25 settembre 2009

Cosa Nostra e il golpe di Bagheria



Palermo. Avevano organizzato tutto nei minimi particolari Michele Modica, Andrea Fortunato ed Emanuele Cecala. L'ordine di sequestrare ed uccidere il capomafia bagherese Pietro Lo Iacono, nel luglio 2008, era partito dall'alto. Era infatti uscito da poco dal carcere un altro boss storico, Pino Scaduto, che all'epoca stava già gettando le basi per una riorganizzazione interna di Cosa Nostra, colpita dall'arresto di Bernardo Provenzano. A raccontare i retroscena di quel progetto di morte è stato il pm Nino Di Matteo chiedendo la condanna dei tre imputati per associazione mafiosa (14 anni per Modica, 12 per Fortunato e 10 per Cecala). Ad ordinare la morte di Lo Iacono era stato proprio Pino Scaduto che aveva comunicato la decisione anche ad alcune famiglie palermitane. 
Ma le indagini sul Modica e gli altri membri del gruppo di fuoco erano già avviate da tempo e così i killer vennero fermati giusto in tempo e Lo Iacono arrestato. 
A coinvolgere lo Scaduto sarebbero le immagini registrate dalle telecamere, nascoste in via Senatore Scaduto, ritraenti le visite del Modica presso il garage in cui il boss di Bageria, arrestato nell'operazione “Perseo”, teneva le riunioni. Ulteriori riscontri son stati quindi evidenziati dalle intercettazioni registrate nell'ambito dell'inchiesta che aveva portato all'arresto di oltre novanta membri di Cosa Nostra. 
Scaduto, parlando con Sandro Capizzi e Giovanni Adelfio, diceva: “non vorrei fare rumore”, e proprio per questo Lo Iacono doveva essere sequestrato.

Chi era Lo Iacono? Era libero dal 23 maggio 2007 Pietro Lo Iacono, ultra sessantenne. Un cavillo giudiziario aveva cancellato una condanna in primo grado a tredici anni perché gli sarebbe stato leso il diritto di difesa non essendo stato trasferito dal carcere al palazzo di giustizia per un’udienza. La quarta Corte d’Appello aveva dato ragione alla difesa e così l’11 ottobre 2008 il pm Di Matteo dovrà ripetere la requisitoria al processo di primo grado. Secondo la precedente sentenza, annullata alla Corte d’Appello, Pietro Lo Iacono è il reggente di Bagheria, fidatissimo di Bernardo Provenzano, tanto che sarebbe stato uno degli anelli di congiunzione nei rapporti tra lo stesso boss corleonese e l’imprenditore Michele Aiello, condannato per associazione mafiosa a quattordici anni al processo Talpe alla Dda.


di Aaron Pettinari





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