venerdì 9 ottobre 2009

Berlusconi dice, l'Italia sono io. Poveri italiani


L'altra sera, qui a Roma, sei persone sono state portate in commissariato e denunciate per aver urlato “In galera” al premier medesimo, in piazza Venezia.

Il reato che è stato loro contestato è quello previsto dall’articolo 290 del Codice penale: «Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte Costituzionale o l’Ordine giudiziario, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».

Molto divertente: tutto ciò... nello stesso giorno in cui Berlusconi ha violato ripetutamente il medesimo articolo, con quel che ha detto del capo dello Stato e della Corte costituzionale.

Divertente anche di più, se pensate che sempre nella stessa giornata il suo amico Bossi ha detto che a questo punto «bisogna fare la guerra», violando probabilmente l’adiacente articolo 286 («Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato è punito con l’ergastolo»).

Ovviamente io penso che non dovrebbe essere denunciato nessuno, né i sei di ieri, né Bossi, né il premier, e che ognuno dica quel che gli pare. Resta il fatto che i sei sono finiti in commissariato, B&B ovviamente no.

Mi viene in mente una roba di tanti anni fa, forse alcuni tra di voi erano ragazzini: nel novembre del 1994, quando il Corriere della Sera pubblicò la notizia che il premier aveva ricevuto un avviso di garanzia per corruzione, i due cronisti che firmarono l’articolo (Di Feo e Buccini) furono penalmente denunciati da Berlusconi per «attentato contro organi costituzionali» (articolo 289 del Codice Penale, pena prevista fino a cinque anni di galera).

Per aver pubblicato una notizia, ripeto.

Ovviamente l’indagine fu archiviata prima di arrivare a dibattimento, ma insomma, B. ci provò.

Non è che abbia iniziato ieri sera, ecco.

di ALESSANDRO GILIOLI

Link: Pressante

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