giovedì 15 ottobre 2009

Intanto, gli ex veterani dell'esercito di Sua Maestà finiscono in carcere


In Gran Bretagna, l'8,5 percento della popolazione carceraria è composta da ex veterani dell'esercito. La preoccupante statistica è emersa da uno rapporto pubblicato dalla Napo (National Association of Probation Officers), organizzazione che monitora le condizioni dei carcerati britannici. Tra coloro che hanno prestato servizio nelle Forze Armate di Sua Maestà, 8.500 sono in prigione, mentre 12.000 sono il libertà vigilata. Il rapporto conferma un analogo studio realizzato dal ministero della Difesa britannico, che individua tra il 6 e il 16 percento gli ex soldati detenuti.

Le informazioni sono state raccolte nel corso dell'estate, in 62 uffici della Napo in Inghilterra e Galles. I soggetti presi in esame sono un centinaio di ex militari, la maggioranza dei quali ha preso parte a missioni che vanno dalla guerra nelle Falklands/Malvinas al recente conflitto afgano. La quasi totalità degli ex-soldati ha storie di alcol, droga, ed è finita in carcere per crimini legati a comportamenti violenti in relazione diretta con l'uso - o l'abuso - di tali sostanze. Così come quasi tutti hanno sofferto a un certo punto di disturbi da stress post traumatico (Ptsd) o depressione, e che pochi hanno ricevuto consulenza o assistenza dopo il congedo. La Napo punta anche il dito contro la giustizia, indicando, tra le maglie rotte di un sistema che vede più militari in prigione (o in libertà vigilata) che in missione all'estero, l'incapacità di riconoscere le condizioni di grave stress psicologico o l'urgenza di un trattamento sanitario. Purtroppo, l'incarcerazione degli ex-militari rappresenta solo l'ultima tappa di un processo che inizia dal momento in cui, per un motivo o l'altro, lasciano l'esercito. Non esiste un Ispettorato delle Forze Armate che intervenga quando il militare viene congedato. "Se i servizi di supporto psicologico fossero stati attivati per valutare le condizioni dei soggetti - spiega Harry Fletcher, assistente al Segretario della Napo - la detenzione si sarebbe evitata nella grande maggioranza dei casi".

Emblematica, tra le tante storie raccolte dal Napo, è quella di un ex-soldato di appena 23 anni, del Reggimento paracadutisti. Dopo aver svolto due missioni in zone di guerra, ha lasciato l'esercito nel 2005. Dopo il congedo, è stato condannato sette volte, cinque delle quali al carcere. Ha raccontato al Napo di non essere stato in grado di riadattarsi alla vita da civile nel Regno Unito, perchè - nelle sue parole - "era impossibile dimenticare la devastazione, l'orrore e lo stress della guerra, e poter conciliare questi ricordi con una vita normale". L'ex parà ha fatto domanda per un incontro con uno psichiatra, ma non si è presentato al primo appuntamento, dopo il quale è stato lasciato a se stesso. Nel giugno 2008 riferiva di non essere capace di condurre nuovamente una vita normale, e per questo motivo voleva arruolarsi nuovamente, "se non mi prendono i parà andrò nella legione straniera", raccontava agli intervistatori. Il suo proposito è stato vanificato dal ricorso a massicce dosi di alcool per un lungo periodo, durante il quale l'uomo ha sviluppato una forte aggressività verso chiunque, soprattutto i propri congiunti. Attualmente sta scontando quattro mesi di reclusione. Quando verrà rilasciato non avrà nessuna assistenza a causa della brevità della pena.

"Lo studio mette in luce la necessità - sostiene Fletcher - di fare tutti gli sforzi possibili non solo per ridurre il numero del personale militare nel sistema penitenziario britannico, ma soprattutto per offrire loro programmi di sostegno mirati. La preponderanza di Ptsd, depressione e uso massiccio di alcool, e i conseguenti casi di violenza domestica che questi soggetti scatenano, dimostrano l'urgenza di fornire un un'assistenza adeguata sia all'interno dell'esercito, sia all'interno del contesto sociale in cui vivono". I soldati inclusi nell'indagine hanno prestato servizio in Irlanda del Nord, nelle Falklands/Malvinas, in Iraq, Afghanistan e nei Balcani. In molti casi, i sintomi del Ptsd non si sono rivelati per anni, fino a esplodere in continui flash-back, incubi, incapacità di concetrazione e paranoie.

di Luca Galassi

Link: PeaceReporter

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