venerdì 27 novembre 2009

Erano sulle tracce delle cosiddette "navi dei veleni", adesso ptrotestano sul tetto


Foto tratta da "www.nonsparateallaricerca.org"

Dal primo gennaio 200 precari dell'Ispra rischiano il posto
Dai tetti dell'Ispra di via Casalotti, a Roma, il mare non si vede proprio. Ma la trentina di ricercatori precari che da martedì mattina vi si è arrampicata su per protestare contro il piano licenziamenti, sa che il mare potrebbe sparire definitivamente dall'orizzonte della loro vita lavorativa. Sono oceanografi, biologi marini, geologi, chimici, esperti in scienze ambientali che da anni lavorano con contratti precari (co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio, contratti occasionali a tempo determinato) per l'Icram, l'istituto per la ricerca applicata al mare, confluito poi per effetto della legge 133/08 nell'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, ente vigilato dal ministero dell'Ambiente tramite un commissario straordinario. Tra loro anche alcuni dei ricercatori che il 20 settembre partirono sulla nave oceanografica dell'Ispra Astrea e poi sulla Mare Oceano della Geolab - più attrezzata - per compiere rilievi al largo di Cetraro, in Calabria, sulle tracce delle cosiddette "navi dei veleni". Senza di loro nemmeno quell'operazione sarebbe stata possibile.
«Un mare di precari in un mare di guai», hanno scritto sullo striscione tirato giù dal tetto dove hanno deciso di trasferirsi almeno fino a quando qualcuno non dirà loro quale futuro li attende e cosa ne sarà dei loro lavori, destinati a naufragare come tutta la ricerca ambientale in Italia. Tra loro molti delegati sindacali dell'Usi Rdb Ricerca, perché la protesta è cominciata proprio con un'assemblea indetta dal sindacato di base. Dal primo gennaio prossimo, infatti, 200 precari storici dell'Icram verranno messi alla porta come è già avvenuto ad altri 250 loro colleghi nel giugno scorso, raggiungendo così complessivamente un taglio del 40% del personale in forze all'inizio del 2009. I ricercatori, che hanno trascorso già due notti all'addiaccio sul tetto dell'istituto muniti di brandine e sacchi a pelo, hanno chiesto almeno di incontrare il commissario straordinario dell'Ispra, ma del prefetto Vincenzo Grimaldi nessuna traccia.
La dieta dimagrante messa in atto dalla legge 133 e dal decreto Brunetta secondo i ricercatori «non è finalizzata al risparmio, ma allo smantellamento dell'ente pubblico in modo da poter controllare e indirizzare la ricerca scientifica secondo i bisogni dell'industria, e favorire gli istituti privati dove, non a caso, molti di noi vengono ricollocati con condizioni contrattuali addirittura peggiori di quelle attuali», spiega Michela Mannozzi, al lavoro precario da sei anni sul monitoraggio marino. D'altra parte i ricercatori del mare sono troppo specializzati per poter trovare lavoro nello stesso campo in Italia. Una vecchia storia, insomma, che segue il filo delle università trasformate in fondazioni e ricalca la notizia diffusa ieri dall'Invg secondo cui il monitoraggio dei terremoti, scippato agli scienziati, passerebbe alla Protezione civile. Ed infatti qualche giorno fa il ministero dell'Ambiente ha lanciato un bando di gara da oltre un milione di euro per la costruzione di una banca dati sulle diversità ambientali pur sapendo che, come scrive in una lettera inviata dal dirigente del Servizio tutela delle biodiversità, Paolo Gasparri, a Grimaldi, «l'Ispra ha già tutte le conoscenze e i mezzi necessari per realizzarla».
«Fanno i tagli senza nemmeno l'idea di una governance», lamenta Ezio Amato, dirigente tecnologico delle emergenze ambientali in mare, unico assunto tra gli inviati speciali a caccia delle "navi dei veleni". Il gruppo di Amato, per esempio, da gennaio si ridurrà da 13 a due ricercatori. «È impossibile - spiega - sostituire un ricercatore con competenze tanto dettagliate e particolari». «A differenza degli altri due enti che sono stati accorpati nell'Ispra - aggiunge Mannozzzi - l'Icram riceve pochissimi fondi ministeriali e le nostre ricerche sono finanziate soprattutto con fondi esterni: europei, regionali, degli enti portuali. Rinunciando a noi e ai nostri lavori, l'Ispra rinuncia anche ai soldi che con tante difficoltà avevamo trovato».

Gli scienziati del mare non hanno alcuna intenzione di mollare: «Chiediamo di trasformare tutti i contratti a tempo determinato, cosa possibile per ricercatori di "chiara fama", secondo l'articolo 5 del contratto nazionale». A scendere, almeno fino al primo dicembre, giorno in cui è previsto il primo tavolo di incontro tra commissario e sindacati, non ci pensano nemmeno.

di Eleonora Martini 

Link: il manifesto

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