venerdì 27 novembre 2009

Manganelli contro lavoro e lavoratori



Gli operai dell'Alcoa dei due stabilimenti italiani oggi hanno invaso il centro di Roma, molto determinati a difendere il loro posto di lavoro e il futuro di migliaia di famiglie. A rischio ci sono 720 operai diretti, a cui si aggiungono un centinaio di lavoratori delle aziende di manutenzione e circa un migliaio di operatori dell'indotto.Questa mattina, a partire dalle 10.30, in più di mille hanno sfilato da Piazza della Repubblica, dopo essere arrivati in tanti dallo stabilimento occupato di Portovesme, nel Sulcis sardo, ma anche da Fusina (Marghera). Dopo aver marciato molto lentamente ma anche molto rumorosamente dietro lo striscione "Energia e basta" hanno deciso di non proseguire sul percorso prestabilito (via Molise), ed in largo Santa Susanna hanno deviato in via Bissolati, forzando il cordone della polizia per spingersi fin sotto il Ministero dello Sviluppo Economico (il cui titolare Scajola però non si è fatto trovare visto che era all’estero…) e individuando anche la vicina ambasciata americana come luogo sotto il quale portare la protesta (visto che l'Alcoa è una multinazionale statunitense).Intorno alle 12,40, di fronte al tentativo di sfondamento del cordone di polizia da parte degli operai, le forze dell'ordine presenti in gran numero ed in assetto antisommossa hanno caricato, cercando di impedire che i lavoratori raggiungessero sedi che evidentemente non potevano avvicinare per ordini superiori. Ma alle manganellate gli operai hanno resistito, non disperdendosi e continuando a manifestare contro la prospettiva sempre più concreta della chiusura degli stabilimenti e della cassa integrazione. Ieri infatti l’azienda ha comunicato che questo provvedimento scatterà per tutti e 2000 dipendenti del gruppo dal prossimo 20 di dicembre. Bel regalo di Natale! Alla conferma della cassa integrazione da parte dell’azienda giunta durante la manifestazione gli operai, che manifestavano in alcuni casi insieme alle loro famiglie e accompagnati dai gonfaloni e dai sindaci di ben 23 comuni dell’Iglesiente, hanno risposto con un sonoro ‘buuuuh’ collettivo. “Noi la cassa integrazione non la vogliamo, non possiamo mantenere le nostre famiglie con la cassa integrazione. Vogliamo lavorare e guadagnarci il nostro stipendio lavorando onestamente” ha detto ai nostri microfoni Pierpaolo Gai, un lavoratore dell’Alcoa di Portovesme e delegato sindacale.«Le forze dell'Ordine non hanno effettuato alcun tipo di intervento repressivo né tantomeno fatto uso di manganelli, ma solo azioni di contenimento» hanno detto dalla Questura tramite un comunicato ufficiale, ma un operaio sardo di 40 anni è finito all'ospedale per le botte prese in testa durante gli scontri tra polizia e lavoratori. Lo hanno spiegato fonti sindacali che parlano di un «colpo alla tempia ricevuto durante la carica degli agenti in tenuta antisommossa nel momento in cui il corteo ha deviato dal percorso previsto». E a smentire la Questura di Roma ci sono parecchi video, tra i quali quello visibile a questo link http://www.youtube.com/watch?v=RsVM3_gCIgg nel quale si vedono distintamente alcuni celerini usare il loro manganello contro i lavoratori.Il lavoratore colpito alla testa è stato costretto a ricorrere alla cure mediche e, secondo quanto riferito dai manifestanti, l'autoambulanza è arrivata dopo circa 38 minuti di attesa. A quanto affermano i manifestanti, che hanno accolto l'ambulanza con un «vergogna», il «lavoratore ferito ha perso i sensi due volte».Al momento dello sfondamento del cordone di Polizia a Piazza Barberini i lavoratori imbestialiti dalle tante promesse non mantenute hanno letteralmente travolto agenti e sindacalisti che tentavano di convincerli a starsene buoni. Dopo aver appreso che il titolare del Ministero delle Attività Produttive Scajola non c’era e che probabilmente non gli sarebbe stato permesso di arrivare sotto Palazzo Chigi la rabbia è esplosa. Venerdì scorso, quando i lavoratori avevano occupato gli stabilimenti di Portovesme ‘trattenendo’ per alcune ore alcuni manager mentre tre colleghi salivano per protesta su una gru alta decine di metri, l’azienda e il governo avevano cercato di smontare la protesta facendo promesse presto rivelatesi false e infondate. Il che ha aumentato la tensione, tanto che lunedì un commando di lavoratori ha occupato per quattro ore la centrale dell’Enel di Portovesme impendendo lo scarico del combustibile fossile da una nave mentre proseguiva il blocco delle consegne dell’alluminio ai clienti della multinazionale USA.Dopo lo scontro operai-polizia la delegazione sindacale che già era stata ricevuta al ministero del lavoro ha interrotto le trattative per incontrare i manifestanti. Gli operai dell'Alcoa, ai quali è stato impedito di raggiungere Palazzo Chigi, si sono quindi spostati in presidio in piazza Barberini, mentre al ministero sono ripartire le trattative. Nella piazza hanno sfilato, come è consuetudine, il leader della CGIL Guglielmo Epifani e quello dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Ma i lavoratori non hanno accettato di buon grado di essere ‘sequestrati’ a Piazza Barberini senza avere l’opportunità di raggiungere in massa le sedi del governo: a lungo hanno gridato slogan, e poi ad un certo punto hanno cominciato a battere i loro caschi sul selciato, hanno usato fumogeni. Dopo di che alcuni gruppi di operai hanno di nuovo tentato di forzare i cordoni dei Celerini che circondavano tutta la piazza. Afferma la Questura in una sua nota: "I manifestanti hanno lanciato in più riprese alcune sedie di un bar della piazza e bottiglie contro gli uomini delle Forze dell'Ordine”.A metà pomeriggio dall’interno del Ministero arriva la notizia che l’azienda sarebbe stata convinta a rinunciare per ora alla cassa integrazione. ''C'e' l'accordo che prevede il ritiro della procedura di cassa integrazione prevista per i lavoratori Alcoa degli stabilimenti di Fusina in Veneto e Portovesme in Sardegna. Ci rivedremo per un primo confronto tra le parti al dicastero dello Sviluppo economico il prossimo 9 dicembre'' ha detto Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm, dopo quasi sei ore di trattativa tra sindacati, amministratori regionali, azienda e governo. ''L'intesa - specifica Ghini - prevede l'istituzione di un tavolo permanente di natura tecnica per definire tutti gli strumenti utili all'approvvigionamento energetico a prezzi calmierati nel rispetto di quanto previsto dal decreto legge sulla competitività.” Il dirigente della Uil si dice soddisfatto, i lavoratori non si fidano e annunciano che torneranno di nuovo a Roma, ancora più numerosi, se l’azienda si rimangiasse l’impegno sottoscritto oggi come è già accaduto tante volte in passato.

di Marco Santopadre - Radio Città Aperta

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