mercoledì 25 novembre 2009

Paraguay, multinazionale agroindustriale intossica oltre 200 indigeni Ava-Guaranì



Un «bombardamento» deliberato? E' molto sospetto il caso di intossicazione colletiva accusato da oltre 200 indigeni Ava-Guarani, abitanti della regione orientale dell'Alto Guaraní, in Paraguay. Il caso risale a una settimana fa, riguarda cinque comunitá della popolazione di Santo Tomas Ytakyry. Gli intossicati soffrono di cefalea, vomito, nausee e diarrea dopo aver inalato un coktail di agrochimici. Il punto è che non si tratta di un incidente: sembra proprio che terre e villaggi guaranì siano stati deliberatamente «fumigati», un capitolo terribile della disputa in corso con un'impresa agroindustriale che punta alle loro terre per coltivarvi soja (transgenica). La cosa è stata riconosciuta dalla ministra della salute del paese sudamericano, Esperanza Martinez. Il ministero dell'ambiente e quello degli affari indigeni hanno confermato, in separato comunicati, che ben 2.500 ettari sono stati fumigati ( benché non siano attualmente coltivati) per tentare di sloggiare dalla zona le popolazioni indigene, che reclamano queste terre per diritto ancestrale. Segnalano anche che i trattori dell'azienda hanno distrutto un cimitero tradizionale, un centro di culto (Jeroky Aky) e una scuola media, con l'obiettivo evidente di cancellare la presenza indigena nella zona. Cinque persone sono state ospedalizzate, in condizioni gravi. «Preferiamo morire qui nelle nostre terre che andare a elemosinare nelle strade della città» dichiarava un giovane guaranì al reporter di El Ciudadano (www.elciudadano.cl). Un dirigente dell'associazione degli agricoltori dell'Alto Paranà denuncia la «mafia della soia che usa veleni per cacciare via la gente con la complicità delle autorità»: e afferma che per fumigare la popolazione indigena e distruggere le loro coltivazioni è stato usato l'areo del latifondista Titté Alfonso. Le autorità ambientali, per ordine pare dello stesso presidente Lugo, ha aperto un procedimento imputando due brasiliani del delitto «di ecocidio e uso di sostanze tossiche non autorizzate».
La disputa per queste terre dura ormai da tempo. I coloni brasiliani e le companie della soja hanno acquistato all'inizio degli anni '80, con inganni e mazzette ai politici della regione, le terre indigene per coltivarvi soia transgenica. Gli Ava-Guaraní sei mesi fa hanno occupato queste terre, che considerano ancestrali, sostenuti in questo da un titolo agrario del 1995. Hanno installato degli accampamenti e cominciato a coltivare ortaggi, manioca e mais per autoconsumo. I coloni brasiliani, che non riuscivano a far applicare l'ordinanza di sgombero dettata da un tribunale locale - anzi, sono stati «aggrediti» con freccie e lance dai contadini guaranì, hanno deciso di bombardarli con agrochimici. All'inizio della settimana una commisione parlamentare incaricata di indagare l'ecocidio è stata cacciata via perché, secondo i rappresentanti guaraní, «sono complici delle autoritá giudiziare locali e fanno solamente politica. Quello che vogliamo è che ci lascino vivere in pace e che smettano di cacciarci come animali».

Nell'altro estremo del Paraguay, nelle foreste tropicali di una delle comunitá indigene amazzoniche fra le piú isolate, i todobiegosode, è incominciata invece la deforestazione da parte della compagnia brasiliana di allevamenti bovini Yaguarete Pora Sa. Lo denuncia la ong Survival, sulla base di foto satellitari, che informa che si stanno tagliando alberi illegalmente per fare spazio ai pascoli bovini - nonostante mesi fa il ministero dell'ambiente avesse revocato il permesso di estrazione di legna a questa impresa.

di Fulvio Gioanetto

Link: il manifesto.it

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