domenica 20 dicembre 2009

Il capitalismo e il gruppo di paesi che si credono superiori a noi del sud


[...] Il testo presentato non è democratico, non è inclusivo. Ero appena arrivato e ci stavamo sedendo quando abbiamo sentito la Presidente della sessione anteriore, la Ministra, dire che c'era un documento in giro, che però nessuno conosce, io ho chiesto di esso, non l'abbiamo ancora, credo che nessuno ne sa nulla di tale documento top secret.
Certo come ha detto la compagna boliviana, non è democratico, non è inclusivo, e allora, signore e signori:
Forse non è proprio questa la realtà di questo mondo?
Stiamo forse in un mondo democratico? Forse che il sistema mondiale è inclusivo?
Possiamo aspettarci qualcosa di democratico, di inclusivo dell'attuale sistema mondiale?
Ciò che viviamo in questo pianeta è una dittatura imperiale, e da qui la continuiamo denunciano: abbasso la dittatura imperiale! E viva i popoli e la democrazia e l'uguaglianza in questo pianeta!

[...]C'è un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del sud, a noi del terzo mondo, a noi i sottosviluppati, o come dice il grande amico Eduardo Galeano: noi i paesi travolti come da un treno che ci ha travolti nella storia [gioco di parole in spagnolo tra "subdesarrollado", sottosviluppato, e "arrollado", travolto o investito, n.d.t.].

Quindi non meravigliamoci di questo, non sorprendiamoci, non c'è democrazia nel mondo e qui siamo ancora una volta di fronte ad una clamorosa prova della dittatura imperiale mondiale. Poi qui sono venuti su due giovani, per fortuna le forze dell'ordine sono state corrette, qualche spintone qua e là, e hanno collaborato no? Là fuori c'è molta gente sapete? Certo, non entrano in questa sala, molta gente; ho letto sui giornali che ci sono stati alcuni arresti, alcune forti proteste, là nella strade di Copenhagen, e voglio salutare tutta quella gente che sta là fuori, giovani la maggior parte di loro.

[...] Uno potrebbe dire, signor Presidente, che un fantasma si aggira per Copenhagen, parafrasando Karl Marx, il grande Karl Marx, un fantasma si aggira per le strade di Copenhagen, e credo che questo fantasma va in silenzio per questa sala, va qui tra noi, si mette nei corridoi, esce da sotto, sale, è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno lo vuole nominare.

È il capitalismo, là ruggiscono i popoli, là fuori si sentono.

Stavo leggendo alcuni slogan scritti sui muri per le strade, credo che siano di questi giovani, alcune le ho sentite quando venivano là i due giovani, ce ne sono due che ho annotato. Si sentono tra gli altri due slogan potenti. Una è: Non cambiate il clima, cambiate il sistema.

E io la assumo per noi.

Non cambiamo il clima, cambiamo il sistema!

E allora cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo, sta terminando con la vita, minaccia di terminare definitivamente con la specie umana.

[...]

Dicono per le strade questo: se il clima fosse una banca, lo avrebbero già salvato. E credo che è vero. Se il clima fosse una banca capitalista di quelle più grandi, già l'avrebbero salvato i governi ricchi.

[...]

I ricchi stanno distruggendo il pianeta.

Sarà che pensano di andarsene in un altro quando abbiano distrutto questo?

Avranno dei piani per andarsene ad un altro pianeta?

Per ora non se ne vede nessuno nell'orizzonte della galassia.
Mi è appena arrivato questo libro, me l'ha regalato Ignacio Ramonet che sta lì da qualche parte in questa sala; e finendo il prologo c'è una frase molto importante, dice Kempf questo, leggo: "Non possiamo ridurre il consumo materiale a livello globale se non facciamo che i potenti scendano di vari scalini, e se non combattiamo la disuguaglianza. È necessario che al principio ecologista tanto utile al momento di prendere coscienza, pensare globalmente e agire localmente, aggiungiamo il principio che impone la situazione: consumare meno e dividere meglio".

[...]

Voglio ricordarlo: i 500 milioni di persone più ricche, 500 milioni, ovvero il sette per cento della popolazione mondiale, sono responsabili del cinquanta per cento delle emissioni contaminanti, mentre il 50 per cento più povero è responsabile di solo il sette per cento delle emissioni contaminanti.

[...]

Signor Presidente, il cambio climatico non è l'unico problema che affligge oggi l'umanità, altri flagelli e ingiustizie ci attaccano, il fossato che separa i paesi ricchi e i poveri non ha smesso di allargarsi. [...] Il totale delle entrate dei 500 individui più ricchi del mondo è superiore alle entrate dei 416 milioni di persone più povere, i 2 mila 800 milioni di persone che vivono in povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano il 40 per cento della popolazione globale ottiene solo il 5 per cento delle entrate mondiali.

[...]

Adesso la causa, qual'è la causa?

Parliamo della causa, non eludiamo le responsabilità, non eludiamo la profondità di questo problema: la causa senza dubbio, torno al tema, di tutto questo panorama disastroso, è il sistema metalobolico distruttivo del capitale e il suo modello incarnato: il capitalismo.
[...]

Jean-Jacques Rousseau, sempre bisogna ricordarlo, diceva una cosa: tra il forte e il debole, la libertà opprime. Per questo l'impero parla di libertà, è la libertà di opprimere, di invadere, di assassinare, di annichilare, di sfruttare, questa è la sua libertà e Rousseau aggiunge la frase salvatrice: solo la legge libera.
Ci sono alcuni paesi che stanno giocando a che qui non ci sia un documento, perchè precisamente non vogliono una legge, non vogliono una norma, perché l'inesistenza di tale norma permette loro giocare con la loro libertà che sfrutta, la loro libertà che travolge.

Facciamo uno sforzo e facciamo pressioni qui e nelle strade perché da qui esca un impegno, esca un documento che impegni ai paesi più potenti della terra.
[...]

Può una terra finita sopportare un progetto infinito? La tesi del capitalismo, lo sviluppismo infinito, è un modello distruttivo; accettiamolo.

[...]

Fino a quando permetteremo che gli affamati non possano alimentarse, né alimentare i propri figli; fino a quando permetteremo che continuino a morire milioni di bambini per malattie curabili; fino a quando permetteremo conflitti armati che massacrano milioni di esseri umani innocenti, per appropriarsi i potenti delle risorse di altri popoli.

Che finiscano le aggressioni e le guerre, chiediamo i popoli del mondo agli imperi, a quelli che pretendono continuare dominando il mondo e sfruttandoci.

Niente più basi militari imperiali, né colpi di stato; costruiamo un ordine economico e sociale più giusto ed equanime, sradichiamo la povertà, fermiamo immediatamente gli alti livelli di emissioni, freniamo il deterioramento dell'ambiente ed evitiamo la grande catastrofe del cambio climatico, uniamoci nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidali.

[...]

Solo è possibile per il cammino del socialismo, il socialismo, l'altro fantasma di cui parlava Karl Marx, anche questo va in giro là, o meglio è come un contro fantasma, il socialismo, quella è la via, quella è la via per la salvezza del pianeta, non ho il minimo dubbio, e il capitalismo è il cammino verso l'inferno, verso la distruzione del mondo. Il socialismo, d questo Venezuela che per questo deve fare fronte alle minacce dell'impero nordamericano.

[..]

Se la natura distruttiva del capitalismo si oppone, allora lottiamo contro di essa e facciamo che ci obbedisca, non aspettiamo con le mani in mano la morte dell'umanità.

La storia ci chiama all'unità e alla lotta.

Se il capitalismo oppone resistenza, noi siamo obbligati a dare battaglia contro il capitalismo.

[...]Ascoltiamo Rosa Luxemburg quando disse: Socialismo o barbarie.

di Hugo Chavez *

* Intervento pronunciato al vertice mondiale dell'ONU a Copenhagen sul riscaldamento globale del pianeta

Fonte: Contropiano.org

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