giovedì 3 dicembre 2009

L'anniversario di morte della Thyssen



A praticamente due anni dal rogo che il 6 Dicembre del 2007 a Torino provocò la morte dei sette operai della Thyssen, ieri un'altra vittima: sempre alla Thyssen, ma quella di Terni.
E' da poco passato mezzogiorno, quando Diego Bianchina, operaio di 31 anni, muore soffocato da esalazioni di acido cloridrico. Bianchina era addetto al reparto depurazione dove arrivano tutti i liquidi di scarto della lavorazione siderurgica: sostanze oleose e acidi che vanno trattati prima di essere smaltiti. Bianchini lascia una giovane moglie e un bambino di un anno.
Stando alla ricostruzione di Alessandro Rampiconi (Fiom Cgil) sembra che Diego stesse svolgendo un'attività straordinaria di prelievo di acido cloridrico da uno dei contenitori che, per errore, conteneva un'altra sostanza: la combinazione di questi due elementi chimici ha provocato la reazione le cui esalazioni sono state fatali per il giovane, immediatamente soccorso da due suoi compagni di lavoro, ora in ospedale. Sembra anche che i vertici dello stabilimento abbiano ammesso le proprie responsabilità.
I lavoratori dello stabilimento si sono riuniti nella sede del consiglio di fabbrica chiedendo un incontro urgente con la direzione aziendale e hanno fermato la produzione con uno sciopero spontaneo di due ore, dalle 14 alle 16. Durante lo sciopero circa trecento tute blu hanno occupato la strada all'uscita della fabbrica sia per richiamare l'attenzione sul tema delle morti sul lavoro sia per esprimere solidarietà ai familiari di Bianchina e per oggi è stato indetto uno sciopero di 24 ore.
Terni è la 'casa madre' del gruppo Thyssen, da cui escono rotoli di materiale utilizzato in molti ambiti, dall'arredo urbano agli elettrodomestici e lo è ancora di più, considerando che, nelle ricostruzioni degli investimenti sulla sicurezza emersi nel processo in corso a Torino, è parso evidente che il polo di Torino ha pagato il conto per ammodernamenti e messe in sicurezza che avrebbero dovuto essere effettuate a Terni. Ma che, stando agli accadimenti di ieri, sono stati insufficienti. Mentre a Terni Bianchini moriva, a Torino si è svolta la quarantaquattresima udienza del processo Thyssen e non sono mancate le reazioni dei familiari delle vittime del rogo e dei sopravvissuti alla notizia dell' "incidente".
Laura Rodinò, sorella di Rosario, morto il 6 Dicembre 2007 ha detto " Il Processo Thyssen è finito ieri. con l'ottavo morto dopo i sette di Torino. L'incidente di Terni è un tetro anniversario a quasi due anni da quella notte. Anni trascorsi invano. I dirigenti dell'azienda sono ancora lì ma non dovrebbero più lavorare. Hanno un altro morto sulla coscienza: questa è la vera sentenza" e Antonio Boccuzzi, superstite del rogo ha aggiunto " Provo rabbia perchè nonostante i protocolli sulla sicurezza le cose non cambiano- e sull'azienda tedesca prosegue- ha goduto di ogni agevolazione previste dalla legge sfruttando contratti di apprendistato, lavoro interinale, prepensionamento. Ma si muore ancora."
Ieri nel corso dell'udienza che vede imputato di omicidio volontario con dolo eventuale, l'ad di Thyssen Italia Herald Esphenan, ha deposto il medico aziendale Nizai Mansour, secondo il quale nello stabilimento di Torino si prendevano provvedimenti di prevenzione e sicurezza ambientale " senza risparmiare una lira" e che nella fabbrica non si sono mai verificati casi di malattie professionali. Oltre alla sua, altre testimonianze di quadri e tecnici hanno provocato la reazione indignata dei parenti delle vittime.

Inoltre la procura di Torino nutre forti dubbi sulla veridicità di alcune deposizioni: sono infatti indagati per falsa testimonianza un dirigente (imputato nel processo principale) e tre dipendenti.

di Francesca Mannocchi - Radio Città Aperta

Fonte: Radio Città Aperta

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