giovedì 29 gennaio 2009

Sri Lanka, bombardamenti sui civili tamil


Oltre duecento civili tamil gravemente feriti, tra cui anche cinquanta bambini, sono stati portati fuori dalla zona dei combattimenti tra esercito e Ltte. Questa mattina, durante una brevissima tregua appositamente concordata tra le parti, il convoglio dell'Onu e della Croce Rossa Internazionale, che martedì aveva dovuto fare marcia indietro a causa dei combattimenti, è riuscito a oltrepassare la linea del fronte di Puthukkudiyiruppu e a raggiungere l'ospedale di Vavuniya, in territorio governativo.
"Almeno 250 civili tamil uccisi in una settimana". Per questi pochi civili tamil portati in salvo, altri 250 mila rimangono però intrappolati nei 300 chilometri quadrati di giungla, paludi e palmeti ancora in mano alle Tigri tamil, sotto le bombe dell'esercito che continuano a cadere anche sulla piccola 'zona di sicurezza'. Ieri, mentre le truppe governative continuavano la loro lenta ma inesorabile avanzata conquistando il villaggio di Visuamadu, altri 23 civili sarebbero morti e 121 sarebbero rimasti feriti nei bombardamenti dell'artiglieria singalese. 
Il dottor Thurairajah Varatharajah, responsabile sanitario governativo del distretto di Mullaitivu, ha dichiarato che i civili tamil uccisi nell'ultima settimana sono "tra i 250 e i 300" e i feriti 1.140.
Il governo di Colombo critica Onu e Croce Rossa. Gli allarmi umanitari lanciati negli scorsi giorni da Croce Rossa Internazionale e Nazioni Unite - a cui oggi fanno eco Human Rights Watch e Amensty International - hanno suscitato seccate reazioni da parte del governo di Colombo. 
"Non dico che loro (Onu e Icrc, 
ndr) dicano bugie, ma esagerano", ha dichiarato il ministro della Difesa Gotabaya Rajapakse (fratello del presidente nazionalista, Mahinda), escludendo ogni possibilità di una tregua umanitaria. 
Rajiva Wijesinha, ministro per la Gestione dei Disastri e i Diritti Umani, è stato ancora più duro, soprattutto verso la Croce Rossa Internazionale: "Le dichiarazioni di Ginevra (che invitavano entrambe le parti alla tutela dei civili,
ndr) suggeriscono ignoranza dei fatti o ingenuità. Il principio di neutralità cui la Croce Rossa si attiene non può vuol dire mancare di obiettività e generalizzare così da mettere il governo in cattiva luce".
di Enrico Piovesana

VATICANO: Che cosa sta succedendo nei palazzi d'Oltretevere?


Un vescovo che nega l'esistenza delle camere a gas e derubrica l'olocausto a evento secondario della storia. Il Vaticano è arrivato ad accettare questo pur di far rientrare nel suo grembo lo scisma lefebvriano. Attirandosi addosso le giuste accuse di tutto il mondo dotato di memoria - o di semplice buon senso -, la rabbia delle comunità ebraiche, appena attenuate dalla prudenza diplomatica dello stato d'Israele. Un fatto che nessuna «scusa» degli ex scismatici può rendere meno grave. E' solo l'ultimo episodio che rivela una crisi profonda d'Oltretevere, una crisi che si estende al di là dell'Atlantico, visto che il Vaticano si dichiara «deluso» dalla nomina di Obama a presidente degli Usa, perché sui più delicati temi di etica - aborto, staminali - le posizioni del neopresidente sono contrarie a quelle vaticane. Poco dopo è arrivato il reintrego nella chiesa cattolica dei vescovi di Lefebvre, con annesso il negazionista Williamson. Un rientro clamoroso: non è parsa sufficiente la giustificazione offerta e proclamata, il desiderio di sanare uno scisma che «vale» 600.000 fedeli. Ma ai lefebvriani e a Obama si devono aggiungere parecchi altri dati, anche se difficili da quantificare. Anche dalle nostre parti aumentano i segnali di sconfitta o, per lo meno, di imbarazzo. Basti pensare a tutta la vicenda della povera Eluana con la contestazione che la posizione vaticana ha suscitato quasi dappertutto. Una contestazione che sta salendo come non mai sia sulla grande stampa che nell'opinione pubblica non specializzata. Basta pensare alle posizioni di Vito Mancuso e altri. Mai, prima di oggi, una opposizione così estese e autorevole. Per non parlare dell'abbraccio, a dir poco discutibile, fra le posizioni del papa e quelle di pensatori come Marcello Pera. Come mai? Che cosa sta succedendo nei palazzi d'Oltretevere? Non è facile dirlo. Ma si può con relativa certezza, anche se con dolore, parlare del declino di un'epoca. Siamo al declino dell'epoca del Concilio Vaticano II. Un'epoca che, con le importanti conseguenze che l'avevano caratterizzata, aveva segnato una svolta. Fra le conseguenze penso, fra le altre, alla teologia della liberazione e a tutta una fioritura di posizioni cattoliche che favorivano il dialogo e l'ecumenismo. Verso il mondo e la cultura moderna, verso altre forme di cristianesimo e di religione. Anni e decenni che oggi, alla luce di quello che accade in Vaticano, sembrano lontani non decenni ma secoli. Sembrano mai esistiti, appena accennati. Oggi sembra proprio prevalere la paura. Paura che si perda quella unità e compattezza che secondo Roma costituisce l'essenza stessa della chiesa cattolica. Paura di quella religione «fai da te» che si sta diffondendo nel mondo e che sfugge al controllo di Roma. La voce incontrollata dei mass media si sta sostituendo a quella dei vescovi e dei parroci. Soprattutto, ma non soltanto, in America Latina e in Africa. Logico l'imbarazzo di Roma, mentre non pochi cominciano a pensare alla necessità di un altro concilio.
di Filippo Gentiloni

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