domenica 1 febbraio 2009

Cosentino salvato dal PD alla Camera. Ecco i nomi, uno per uno


Mercoledì scorso la Camera ha respinto una mozione (presentata da esponenti del Pd, dell'Idv e dell'Udc) per far dimettere il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, accusato da sei pentiti - come ha scritto "L'espresso" nelle scorse settimane - di fiancheggiare il clan camorrista dei Casalesi. Nella mozione, di cui il democratico Soro è stato primo firmatario, si ricordano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, l'inchiesta della Procura di Napoli, i presunti patti elettorali tra l'esponente di Forza Italia e i boss di Casal di Principe.
"A prescindere dall'eventuale responsabilità penale dell'onorevole Cosentino, su cui farà piena luce la magistratura", recitava la mozione... "è evidente come la sua permanenza nelle funzioni di Sottosegretario di Stato leda gravemente non solo il prestigio del Governo italiano, ma anche e soprattutto la dignità del Paese; ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo, peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l'altro la funzionalità del Cipe". La mozione impegnava il Governo ad invitare l'onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. 
La mozione non è passata perché, se la maggioranza di centrodestra ha difeso compatta il sottosegretario, molti esponenti del Partito democratico si sono astenuti, mentre altri hanno preferito uscire dall'aula e non votare. Tra l'altro, date le molte assenze nelle file del Pdl, se il Pd avesse votato compattamente per la sua mozione questa avrebbe avuto ottime possibilità di passare. Spicca in modo particolare l'assenza dal voto del segretario del Pd Walter Veltroni, che in un'intervista a L'espresso  aveva chiesto le dimissioni di Cosentino. In 22 erano assenti, altri sette risultavano in missione. Alcuni dei presenti sono addirittura rientrati subito dopo la bocciatura, e hanno ripreso a votare altre risoluzioni. 
Nella lista qui sotto - diffusa Sinistra democratica - i parlamentari Pd, che con il loro voto contrario, la loro astensione o la loro assenza hanno determinato l'esito della votazione.
Hanno votato contro gli onorevoli: Capano e Sposetti. 
Si sono astenuti gli onorevoli: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino. 
Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, gli onorevoli: Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut ,Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D'Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico. 
Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D'Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.
Risultavano "in missione" gli onorevoli: Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.
Fonte: L'espresso
 

Gaza, i contadini vittime del massacro e del blocco


Effetti collaterali della guerra sul settore primario. Un recente comunicato della Palestinian Farmers Union (Unione degli agricoltori palestinesi) pubblicato sul sito del sindacato contadino internazionale La Vía Campesina (www.viacampaesina.org) dà conto delle distruzioni arrecate dalla guerra all'agricoltura che nella Striscia offriva occupazione a 40mila persone, il 12,7% della forza lavoro coprendo almeno un quarto del fabbisogno alimentare degli abitanti. La Pfu, con il sostegno del Coordinamento europeo di Vía Campesina, lancia una raccolta fondi che permetta di ricostruire «l'agricoltura distrutta dalla macchina da guerra». Trenta gli agricoltori uccisi dalle bombe mentre lavoravano nei campi. Il disastro anche agricolo di Gaza è stato descritto ieri anche in un comunicato della Fao. Secondo l'agenzia Onu, «praticamente tutte le 13mila famiglie di Gaza che dipendono dall'agricoltura, dall'allevamento e dalla pesca hanno subito danni materiali alle loro attività produttive, molte delle quali sono andate completamente perse». «Gli agricoltori, che già faticavano prima dell'ultimo attacco israeliano, ora soffrono una perdita irreversibile dei loro mezzi di sussistenza e non sono in condizioni di recuperarli. Per molte donne i cui mariti sono stati uccisi o feriti nelle ultime settimane, diventa sempre più difficile nutrire la famiglia» ha spiegato il coordinatore Fao a Gerusalemme.  La situazione della produzione alimentare era già gravemente compromessa da 18 mesi di blocco delle frontiere che ha impedito l'export di derrate, reso gli input per l'agricoltura troppo costosi o semplicemente irreperibili e limitato l'accesso alle terre e al mare. Già prima dell'attacco da poco concluso, secondo la Fao la popolazione non aveva quasi più accesso ad alimenti nutrienti, a prezzi bassi e localmente prodotti; un numero crescente di famiglie dipendeva dagli aiuti alimentari ed era obbligata a far ricorso ad alimenti più economici e però scarsamente nutrienti.  La Pfu, organizzazione degli agricoltori palestinesi calcola che il blocco ha provocato al settore agricolo un danno pari a quasi cento milioni di dollari, non solo per l'impossibilità di importare input ma per quella di esportare prodotti dell'orticoltura, dell'ulivicoltura; a ciò si sono aggiunte le restrizioni all'esercizio della pesca. Ma l'ultimo attacco, la «guerra di genocidio» ha portato «alla distruzione di tutto, dagli esseri umani alle pietre; i bulldozer hanno distrutto i canali di irrigazione, sradicato alberi, danneggiato colture, demolito serre e stalle». Mentre l'attacco era ancora in corso, un gruppo di membri della Pfu ha iniziato un lavoro di verifica dei danni, ed ecco i primi risultati. L'unità di misura utilizzata è il dunum, adottato a partire dall'età ottomana in vari paesi arabi per calcolare le superfici agricole, e pari a 1.000 metri quadrati, un decimo di ettaro. Alberi da frutto (agrumi, ulivi, altro): 5.150 dunum. Canali di irrigazione: 5.150 dunum. Serre agricole del tutto distrutte: 450 dunum; serre agricole parzialmente distrutte: 225 dunum; serre agricole completamente distrutte nelle zone liberate dagli insediamenti: 700 dunum. Condutture idriche principali per l'irrigazione: quasi 50mila metri. Pozzi d'acqua distrutti: 185. Cisterne di cemento distrutte: 230. Piccole riserve di acqua distrutte: 680. Colture cerealicole schiacciate dai buldozer: 4.900 dunum. Colture vegetali non in serra distrutte: 4.450 dunum. Pollai distrutti: 175. Stalle per bovini e pecore distrutte: 285. Vivai di alberi distrutti: Strade rurali danneggiate: 75 km.
di Marinella Correggia

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