venerdì 6 febbraio 2009

La deriva bosniaca


'Il cavallo morto'. La Bosnia Erzegovina è sempre stato un punto interrogativo. Dopo solo tredici anni, la foto della Conferenza di Pace sull'ex Jugoslavia per la firma degli Accordi di Dayton scattata a Parigi sembra appartenere a tempi lontanissimi. L'élite della comunità internazionale che sovrastava paternamente i tre protagonisti di una guerra durata tre anni e mezzo - Milosevic, Tudjman, Izetbegovic - sembra aver spento i riflettori su quel territorio che è sempre in ebollizione. Miroslav Lajcak, l'Alto Rappresentante per la BiH, ha lasciato la sua posizione per ritornare in Slovacchia come ministro degli Esteri. La sua uscita di scena è stata accompagnata da una eclatante metafora: "Le istituzioni internazionali in Bosnia - ha detto Lajcak, noto per le sue dichiarazioni sempre diplomatiche e concise - sono come un 'cavallo morto'. E io non intendo continuare a fare il fantino di questo cavallo". Lo scorso ottobre Richard Holbrooke, negoziatore e artefice principale degli Accordi di Dayton, aveva lanciato un allarme, in un articolo sul quotidiano inglese The Guardian, denunciando la "distrazione della comunità internazionale" rispetto a quella che lui ha definito una nuova crisi della Bosnia.

I protagonisti della crisi sono, oltre al grande assente Occidente, Milorad Dodik - premier della Repubblica Srpska - e Haris Silajdzic - membro bosgnacco (bosniaco musulmano) della presidenza a turno della Federazione. Se da un lato Dodik aspetta sornione, tenendo in tasca pronto il paradigma kosovaro, il momento opportuno per sganciarsi dalla Bosnia, dall'altro Silajdzic spinge con insistenza per una revisione di Dayton e l'abolizione delle due entità bosniache. Questa pericolosa miscela tra i due elementi sta riportando in vita paura e sospetti che erano all'origine della guerra del '92 e sta alimentando gli ingombranti nazionalismi di croati e bosgnacchi.

Il generale Fabio Mini, che ha il polso dei Balcani sotto controllo, ha analizzato per PeaceReporter la situazione: "Holbrooke ha ragione a preoccuparsi perché lui è l'artefice di questo mostro giuridico internazionale. Ma i suoi allarmismi sono tardivi perché la situazione era già chiara dal giorno dopo Dayton. Solo lui sembrava non essersene accorto tanto che sta cercando di suggerire l'attuazione del modello Dayton ad altre realtà: ha cominciato a pensare alla spartizione del Kosovo, alla cantonizzazione. Tutte formule, alchimie politiche, che nei Balcani rischiano di trasformarsi in crimini sociali. Qui non si tratta di dividere delle entità ben individuate e separabili; si tratta di dividere delle popolazioni che sono interconnesse da sempre. Bisognerebbe disegnare una cartina a macchia di leopardo? Questo non si può fare.
C'è un'esigenza fondamentale che è quella di tenere insieme la gente. Ma è sbagliato pensare a uno stato nazione: bisogna fare riferimento a una struttura statale, uno state building fondato sul concetto di stato come primo servitore della comunità e non a uno stato nazionale basato su divisioni fra varie etnie in modo che un'etnia sia dominante sulle altre. Ma questo concetto non è passato ed è lontano dalla testa di Holbrooke e di tutti quelli che si sono avvicendati nella Rappresentanze Internazionali in Bosnia, in Kosovo e altrove. E questo è l'errore che si sta commettendo adesso anche a Pristina. Io ho denunciato più volte il vizio maledetto dei rappresentanti speciali di atteggiarsi a Capi di Stato invece di indossare le vesti di servitori della comunità. A mio avviso, Holbrooke ha lanciato l'allarme perché teme lo scorno della rottura del suo giocattolo. Un giocattolo che però non ha mai funzionato perché privo di pile".

di Nicola Sessa

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/14097/Bosnia.+'Il+giocattolo+senza+pile'


Seminando odio e legittimando il razzismo


Il senato ha approvato le norme che seminano odio e legittimano il razzismo, a cominciare dalla denuncia dei medici per i migranti irregolari e la «tassa sul permesso di soggiorno». Le opposizioni protestano, i medici ribadiscono i loro doveri. In molti si preparano a disobbedire alla legge.

Reato di immigrazione clandestina, ‘tassa di soggiorno’, legalizzazione delle ‘ronde’ ma senza armi, schedatura dei clochard, possibilità per i medici di pronto soccorso di segnalare i clandestini, divieto di arresti domiciliari per i colpevoli di stupro e gratuito patrocinio per le vittime, norme anti-graffittari. Sono queste le principali novità del ddl sicurezza che stamani il senato ha approvato e che passa ora al vaglio della camera. 

Secondo le norme approvate dalla maggioranza,il cittadino straniero illegalmente in Italia non rischia la reclusione ma un’ammenda da 5 mila a 10 mila euro e l’espulsione. I rilievi dell’Unione europea, che già aveva vanificato parte del decreto sulla sicurezza dei mesi scorsi, e il rischio di una nuova emergenza carceri hanno pesato nell’esclusione della detenzione dalle pene previste. Il Pd, con un emendamento, ha provato ad abolire l’istituzione del reato di clandestinità, invano. 
Nonostante persino Gianfranco Fini l’avesse definita «odiosa», è passata la «tassa di soggiorno» permigranti che avrà un importo di un minimo di 80 euro e di un massimo di 200. La quota più alta dell’importo era prevista da un emendamento della Lega Nord che è stato poi riformulato. L’entità della «tassa» sarà stabilita da un decreto del ministro dell’economia di concerto con quello dell’interno. 
E’ stato poi approvato il discusso emendamento della Lega Nord che abolisce il divieto di denuncia per i medici che prestano cure ai migranti senza permesso di soggiorno. Per la maggioranza, questa norma «ripristina così il collegamento fra diritti e doveri per i cittadini italiani e anche per chi viene ospitato nel nostro paese». Per l’opposizione «si diffonderà il germe della paura, che porterà gli immigrati a nascondere i figli malati, a non partorire in ospedale, a non curare malattie portate dal paese d’origine». 
La permanenza nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, degli immigrati clandestini, non potrà essere di 18 mesi come previsto dalla maggioranza in ma resterà di 60 giorni. La norma è stata modificata in questo senso grazie all’approvazione, con voto segreto, di un emendamento del Pd. 
Un emendamento della Lega allenta la stretta prevista dal governo contro chi imbratta palazzi o mezzi di trasporto, pubblici o privati. Ma al tempo stesso si potrà procedere d’ufficio, senza aspettare la querela di parte, e viene prevista una multa di 1.000 euro per chi vende bombolette spray di vernice ai minori. E’ stato inoltre approvato l’emendamento della Lega che permette agli enti locali di «avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Stato, eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». L’eufemismo indica l’istituzione di ronde. Ma tutto questo, in seguito all’approvazione di un emendamento del Pd, dovrà avvenire senza armi. Una precisazione allarmante.
Il senato ha approvato oggi anche l’«accordo di integrazione», ovvero il cosiddetto «permesso di soggiorno a punti»: il permesso di soggiorno sarà articolato per «crediti, in caso di azzeramento si verrà espulsi. La proposta iniziale della Lega stabiliva però da subito una concessione di 10 punti iniziali con decurtazione in caso di violazione delle leggi, di non conoscenza della lingua e per non aver raggiunto un buon livello di integrazione sociale. Le modalità in seguito a un emendamento saranno delegate al governo.
Claudio Fava, segretario di Sinistra democratica, è molto duro: «Sono norme fasciste – dice – Con questo decreto l’Italia di Berlusconi è di fatto fuori dall’Europa. Chiederemo che a Bruxelles si apra una formale procedura contro il governo italiano per la manifesta, irricevibile xenofobia dei suoi atti politici, esattamente come accadde con l’Austria di Haider’». Il presidente della federazione degli ordini dei medici Amedeo Bianco è altrettanto neto: «Ribadiamo il nostro rispettoso ma fermo dissenso – spiega all’Ag – Questa norma che va contro l’etica e la deontologia, e si potrebbe rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica. L’immagine che ne esce è quella di un sistema che forse perde colpi sul piano dell’accoglienza, della prossimità, della vicinanza, che devono essere messi sopra qualsiasi cosa». «E’ chiaro che con quest’emendamento si privano delle persone della possibilità di essere curate e si trasformano i sanitari in poliziotti – ha detto la parlamentare del Pd Rosy Bindi – Mi auguro che ci sia una grande obiezione di coscienza da parte di tutte le nostre strutture sanitarie, perché questo nostro paese sta veramente calpestando i fondamenti della nostra civiltà, che è quella che ha posto al centro la dignità della persona umana e i suoi diritti». Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil ha fatto sapere che il sindacato valuterà «le iniziative più efficaci per scongiurare l’applicazione» della norma, «prime tra tutte la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza».
di Giuliano Santoro

Soru:"Berlusconi come Caligola"


Berlusconi contro Soru, Soru contro Berlusconi. E' un duello, certo, ma non è ad armi pari. Se il premier pesca a piene mani nell'audience delle sue tv per accusare l'avversario di essere "un fallito", il governatore della Sardegna gli risponde davanti a uno sparuto drappello di giornalisti. Ma anche lui ci va giù duro: "Mi fa una pena infinita, quest'uomo alle soglie della vecchiaia. Ormai mi ricorda Caligola, l'imperatore che nominò senatore il suo cavallo".  Ha sentito, presidente? Berlusconi dice che lui, al suo posto, non si sarebbe mai ripresentato...  "Ma cosa si può rispondere a un presidente del Consiglio che si è ricandidato alle elezioni dopo essere stato amnistiato, dopo aver cancellato con una legge il reato di cui era accusato, dopo essere uscito da un processo solo grazie alla prescrizione?".  Però lui l'ha bollata in tv come "un fallito": Soru, ha detto, come imprenditore ha accumulato 3,3 miliardi di perdite, ha licenziato 250 persone e ha fatto crollare il valore delle azioni della sua azienda, Tiscali. A queste accuse vorrà rispondere, o no?  "Non sono accuse, sono falsità allo stato puro. Non so da dove li abbia presi, quei dati. Premesso che io non gestisco la società da cinque anni, da quando sono stato eletto, dico solo che Tiscali non li ha mai visti, 3,3 miliardi: come potrebbe averli perduti?". 
Ma i 250 licenziamenti?  "Questa storia se l'è inventata Il Giornale: abbiamo chiesto inutilmente una rettifica, domani ci rivolgeremo al Tribunale per ottenerla. Ci sono stati 70 esodi volontari incentivati, punto. Non un solo licenziamento. E senza neanche un'ora di cassa integrazione. Ma la cosa che più mi indigna è un'altra". 
E cioè?  "Che per denigrare me, proprietario oggi solo del 20 per cento di Tiscali, Berlusconi sta danneggiando una società che produce ricchezza e lavoro, sta danneggiando l'80 per cento dei suoi azionisti che non c'entrano nulla e soprattutto sta danneggiando i suoi lavoratori. In un momento di crisi che riguarda tutti, compresa Mediaset che in due anni ha perso più del 60 per cento del valore, il presidente del Consiglio crea panico e fa delle affermazioni su una società quotata in borsa che sono al limite dell'aggiotaggio. Ma tanto lui è un impunito".  Nel senso che ha l'impunità?  "Guardi, l'altro giorno sono andato in Procura a denunciarlo, e ho potuto toccare con mano in che repubblica stiamo vivendo. Il presidente del Consiglio può dire di ciascuno di noi le cose più terribili, ma noi siamo assolutamente nudi e indifesi perché lui è protetto dal lodo Alfano".  Ma perché ce l'ha tanto con lei? C'è stato uno scontro, un diverbio, una lite?  "No, le nostre vite non si sono mai incrociate. Io l'ho incontrato a Palazzo Chigi, per ragioni istituzionali, nei pochi minuti che mi ha dedicato. Non c'è nulla di personale, credo. Solo bulimia di potere: vuole conquistare la Sardegna. Ora sa che sta per perdere e dunque è disposto a fare qualunque cosa per evitarlo".  Che effetto le fa, accendere la tv e vedere il presidente del Consiglio che parla male di lei?  "Guardi, all'inizio mi sono un po' arrabbiato. Adesso ho un senso di pena per quest'uomo di 73 anni, ormai alle soglie della vecchiaia. Ci si aspetta che una persona a quell'età migliori, che diventi più matura e più saggia. E magari si spera nella "grazia di Stato", che la renda più adeguata al ruolo che ricopre. Purtroppo con Berlusconi tutto questo non è successo. Nemmeno in vecchiaia, nemmeno come presidente del Consiglio, quest'uomo riesce a essere serio. Lui vuole prevaricare su tutto e su tutti. Perciò mi ricorda Caligola".  Vuol dire che Cappellacci, il suo sfidante, è il cavallo che Berlusconi vuol fare senatore?  "Non voglio dire questo. Però è evidente che la campagna elettorale la sta facendo Berlusconi. Persino sulla scheda elettorale ci sarà il simbolo "Berlusconi presidente". Il suo messaggio è chiaro: l'unico che conta sono io, gli altri non contano nulla. E' una volontà di imperio che va al di là del bene e del male. Per fortuna la storia ha risolto questioni ben più difficili di questa. Alla fine il tempo di Caligola finisce. Dopo Caligola viene Traiano, e poi Adriano. I tempi migliori di Roma sono venuti dopo i tempi peggiori. La stessa cosa capiterà all'Italia, ne sono certo. E Berlusconi, certo, passerà alla storia: ma come Caligola".  La partita della Sardegna si chiude tra dieci giorni. Il 15 febbraio sapremo chi l'avrà vinta. Se vince Cappellacci, vince anche Berlusconi. Ma se lei riesce a farsi rieleggere, c'è chi dice che Veltroni dovrà cominciare a preoccuparsi, perché lei diventerebbe un vincitore un po' troppo ingombrante. E' così?  "Se Soru vince, Veltroni sarà felice. Perché sarà una vittoria mia, del centrosinistra e del Partito democratico. E infatti Veltroni sta lavorando, insieme a tutti gli altri, perché vinca io". 
di SEBASTIANO MESSINA

Murdoch, primo rosso da oltre tre anni


Primo rosso da oltre tre anni per la News Corporation di Rupert Murdoch: il colosso dei media chiude il secondo trimestre dell'esercizio 2008-2009 con perdite per 6,4 miliardi di dollari. E annuncia un "rigoroso taglio dei costi" che si tradurrà in una riduzione della forza lavoro, anche al Wall Street Journal. A pesare sui conti della società sono gli 8,4 miliardi di svalutazioni effettuate e il calo della raccolta pubblicitaria sia dei quotidiani del gruppo sia delle stazioni televisive, che hanno visto scendere l'utile di gestione del 93%.  "I nostri risultati trimestrali riflettono direttamente il difficile clima economico" spiega Murdoch, presidente e amministratore delegato di News Corp. "Il rallentamento è più severo e probabilmente più lungo di quanto precedentemente previsto" e per questo News Corp "sta mettendo in atto un rigoroso piano di riduzione dei costi in tutte le attività e di riduzione personale dove è opportuno".  La riduzione dell'organico riguarderà anche il Wall Street Journal, l'illustre quotidiano economico di Dow Jones, gruppo acquistato da Murdoch nel dicembre 2007 per 5,2 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato dallo stesso Wall Street Journal, i tagli riguarderanno circa 24 posizioni e saranno effettuati attraverso licenziamenti e incentivi all'uscita.  News Corp, così come tutte le società media, accusa un calo della raccolta pubblicitaria, oltre che un rallentamento nelle vendite di dvd. Nel trimestre che si è chiuso il 31 dicembre scorso le vendite di News Corp sono scese del 9,4% a 7,87 miliardi di dollari, al di sotto quindi delle attese degli analisti. Nel quarto trimestre 2008 l'industria dei giornali americana ha accusato - secondo le stime di Wachovia Capital markets - un calo della raccolta pubblicitaria del 20%.  Fra le varie unità del gruppo News Corp, la divisione cable network ha registrato un utile operativo di 428 milioni di dollari, grazie all'aumento dei prezzi delle pubblicità. La divisione film e produzione televisiva, invece, ha visto scendere i propri profitti del 72% a causa della brusca frenata delle vendite di dvd. Significativa battuta d'arresto anche per la divisione via satellite, i cui profitti operativi sono scesi dell'84% in seguito all'aumento dei costi legato al più alto volume di sottoscrittori, e ai diritti tv per lo sport rincarati, così come i costi di marketing. In rosso anche Fox Interactive e MySpace, che soffrono una perdita di 38 milioni in seguito all'espansione internazionale, alla crescita del numero di utilizzatori unici e al lancio di MySpace Music. 
Fonte: la Repubblica

I migranti alla mercè della denuncia dei medici


Il Senato della Repubblica italiano ha approvato l'emendamento proposto dalla Lega che depenna la norma secondo la quale un medico non deve denunciare un immigrato straniero non regolare che richiede assistenza medica a una struttura pubblica. Non solo. Il testo, approvato con 154 voti a favore, 135 contrari e un solo astenuto, prevede anche l'arresto e una pena fino a quattro anni di carcere (oltre a una multa da 80 a 200 euro) per gli immigrati già in possesso di un foglio d'espulsione ma che restano in Italia. Inoltre, sarà prevista la schedatura in un registro gestito dal ministero dell'Interno per i senza fissa dimora.

La proposta della Lega è passata. I medici potranno denunciare gli irregolari che chiedono assistenza sanitaria nelle strutture pubbliche.
E' una pagina da dimenticare nella storia della Repubblica italiana. Questa è l'ennesima beffa nei confronti di milioni di persone oltre che degli italiani che credono nelle sciocchezze che dice questa maggioranza, questo ministro e questo governo, perchè le persone sono obbligate dalla legge a entrare in Italia senza permesso di soggiorno perchè non c'è alcuna possibilità di entrare legalmente in Italia. Poi non solo vengono costrette all'irregolarità ma poi viene costruita un'immagine molto negativa degli stranieri proprio a partire da questa loro condizione d'irregolarità amministrativa.

C'è accanimento nei confronti degli immigrati irregolari dunque?
Con questi continui riferimenti ai clandestini come se si trattasse di una categoria di persone pericolose poi si costruiscono gli strumenti per perseguitarli.

Quindi il medico potrebbe diventare uno sceriffo e in parte sostituirsi alle forze di sicurezza?
Questo invito alla delazione non fa certo onore a nessuno ed è una vergogna per la democrazia. Io sono convinto che la stragrande maggioranza e mi auguro che le varie associazioni di categoria a partire dall'ordine dei medici prendano una posizione molto chiara e netta. Io ho già sentito medici che mi hanno confermato che nessuno ricorrerà a questa possibilità. Non si tratta nemmeno di fare obiezione di coscienza ma solo di 'non segnalare', visto che l'obbligo non c'è.

A questo punto è possibile che la paura di rivolgersi a una struttura pubblica da parte dei sans papier possa aumentare il rischio del diffondersi di malattie infettive nel nostro Paese?
Uno degli effetti di questa misura introdotta dal governo sarà ovviamente un progressiva scomparsa degli stranieri temporaneamente presenti, come li definisce la legge, dalle nostre strutture sanitarie.
Non credo però che ci possano essre pericoli di diffusione di malattie. Il vero problema sarà che alcune persone non potranno curarsi e magari saranno costrette a farlo di nascosto.

A questo punto potrebbero nascere ambulatori clandestini?
Io spero di no. Spero che la presenza su tutto il territorio nazionale di tanti medici disponibili a fare il loro lavoro in modo esemplare, come stabilisce il giuramento di Ipocrate che si riferisce alla salute delle persone a prescindere dalla loro condizioni giuridica, consenta ancora alla stragrande maggioranza degli stranieri di accedere alle strutture sanitarie pubbliche. Penso che qui stia la discriminazione: la possibilità o meno di accedere al servizio sanitario nazionale.

Ci saranno quindi effetti concreti?
Io credo di si. L'elemento di criminalizzazione degli stranieri è importante. L'immagine che stanno costruendo e consolidando degli stranieri come persone pericolose che si devono nascondere e che bisogna sempre denunciare. La pericolosità degli immigrati fa a pugni con la realtà perchè la quasi totalità degli stranieri con regolare permesso di soggiorno oggi presenti in Italia, è stata costretta a vivere un periodo di tempo da irregolare. Questa è una contraddizione della nostra politica. Ma è anche una cosa ben conosciuta dal ministro e dal governo. Si costringe lo straniero a nascondersi e al cittadino italiano a denunciare. Ricorda molto provvedimenti presi un un periodo storico che in questo momento è bene non ricordare. Questa è una cosa non degna per una democrazia.
Discussione di peacereporter con il dott. Filippo Miraglia responsabile immigrazione di Arci.
di Alessandro Grandi

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