lunedì 16 febbraio 2009

Il nucleare e la pericolosa miopia industriale di Confindustria



Berlusconi ritorna a parlare di nucleare in Italia, affermando che bisogna iniziare a lavorare per il futuro in maniera seria. Per Berlusconi, infatti, “il nucleare è il futuro, il combustibile fossile è qualcosa che va a finire”. Il sottinteso politico è chiaro: accelerare verso il finanziamento di centrali nucleari, ignorare volutamente le rinnovabili. Il premier l’ha dichiarato a proposito di alcune affermazioni sulla questione Gazprom e il gas russo: dopo la recente crisi con l’Ucraina, secondo Berlusconi l’Italia deve “andare avanti nella direzione della differenziazione delle fonti” e deve “iniziare per il futuro con il nucleare in maniera seria”. I reattori nucleari proposti per il piano italiano sono quelli di tipo EPR, come quelli in costruzione in Finlandia, a Olikuloto. In questi giorni, le multinazionali dell’energia E.On e Rwe hanno dichiarato l’interesse a ricostruire 4 impianti per il governo inglese, come spiega Giuseppe Onufrio di Greenpeace in una recente intervista, ma sembra che i reattori non saranno EPR.

Se così fosse...

dichiara Onufrio, “questo sarebbe un colpo per la promozione francese fatta a questo tipo d’impianti. Promozione supportata anche da Enel, che partecipa col 12,5% alla costruzione dell’unico altro Epr in costruzione, quello di Flamanville in Francia, e che ha dipinto l’Epr come la tecnologia del futuro.” Ma l’EPR rischia di non essere affatto la tecnologia del futuro. Rischia piuttosto di diventare obsoleta già durante l’eventuale fase di costruzione delle centrali future italiane.

Altra notizia recente è quella della difficile situazione economica di Enel, indebitatasi per acquistare la spagnola Endesa. Questo può incidere fortemente sulla possibilità di intervenire in un programma nucleare nazionale, visti gli elevati costi in gioco. E sui costi è necessaria la massima chiarezza, poiché spesso non ci si rende conto della reale dimensione delle cifre in gioco e le aziende energetiche forniscono di solito dati molto falsati. Enel, ad esempio, è sempre intervenuta sul tema nucleare mostrando cifre per la costruzione di un reattore che sono circa la metà di quelle che di cui si parla negli Stati Uniti e in Inghilterra. Come spiega con estrema chiarezza ancora Onufrio, “prima dell’estate affermava che per un reattore EPR servivano 3-3,5 miliardi di euro, a ottobre si correggeva a 4.

Secondo le dichiarazioni al Times della tedesca E.On., un reattore Epr costerebbe invece fino a 6 miliardi e anche le stime di altri operatori sono più alte. Per fare un paragone: se per Enel 1.000 MW si potrebbero installare con 2,5 miliardi di euro, secondo E.On ne occorrerebbero fino a 3,5, per l’agenzia Moody’s 4,6 e per l’utility americana Florida Light & Power almeno 5,2. Siamo di fronte a un’azienda privata (che però è per il 30% pubblica) che per ragioni politiche (assecondare qualche interesse particolare e la posizione ideologica del governo) sta proponendo investimenti che non sono supportati dalla realtà economica. Nei paesi che devono sostituire le vecchie centrali, come abbiamo visto per gli Usa, i soldi vengono cercati negli incentivi pubblici. In Italia il nucleare viene invece presentato come un’operazione completamente a carico dei privati. Guardando alla situazione finanziaria attuale di Enel resta però da capire come possano indebitarsi ulteriormente. Se fosse interamente privata, sarebbero fatti loro, ma invece per il 30% sono anche fatti di interesse pubblico.” Tutto questo perchè in Italia si è deciso, a livello politico prima di tutto, di colpire duramente la strada delle rinnovabili. Dal punto di vista tecnico, si sventola al pubblico il risultato di uno studio effettuato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), secondo cui le rinnovabili in Europa sono davvero poche.

Un organismo indipendente, l’Osservatorio dell’Energia, che fa capo alla Fondazione tedesca Ludwig Bölkow, accusa l’IEA di sottostimare il quantitativo di energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Secondo un gruppo di esperti dell’Osservatorio dell’Energia, infatti, la IEA fornisce dati fuorvianti sulle rinnovabili. Secondo questo gruppo di esperti, l’IEA sottostima la quantità di energia “pulita” prodotta a causa delle “bugie” sul petrolio, gas e nucleare di un gruppo di politici e scienziati, ostacolando una svolta ecologica. Inoltre la IEA dimostra “ignoranza e disprezzo” verso le fonti rinnovabili mentre promuove le fonti fossili e il nucleare come tecnologie indispensabili. In un rapporto pubblicato di recente, l’Osservatorio dell’Energia sostiene che l’energia eolica ha avuto uno rialzo imprevedibile fin dagli anni ‘90 e che, insieme all’energia solare, raggiungeranno le quote dell’energia convenzionale entro il 2025.

Basti pensare che, nel 1998, per la IEA la produzione di energia eolica sarebbe stata di 47.4 GW nel 2020, quota già raggiunta nel 2004. Rivede, inoltre, le proprie stime al riguardo fatte nel 2002, portando la quota dell’eolico a 104 GW nel 2020, capacità che è già stata superata l’estate scorsa. In realtà il numero delle turbine eoliche installate nell’ultimo decennio è cresciuto ad una media del 30% annua e l’energia eolica attuale supera i 90 GW, equivalenti a 90 centrali a carbone e nucleari. A questo ritmo si raggiungeranno i 7.500 GW entro il 2025 tra centrali eoliche e solari. “I numeri della IEA non sono né empirici né teorici”, sostengono all’Osservatorio dell’Energia, “Inoltre, nel loro Rapporto 2008, predicono un incremento delle fonti rinnovabili fino al 2015 a cui seguirebbe un decremento senza specificare le motivazioni”.

Rudolf Rechsteiner, membro del parlamento svizzero e che fa parte del comitato energia e ambiente, sostiene che la IEA soffre di “cecità istituzionale” riguardo alle fonti rinnovabili. Stanno ritardando il cambiamento verso un mondo rinnovabile. Continuano, afferma Rechsteiner, a suggerire soluzioni con fonti fossili e nucleare invece di avere un approccio più neutro che favorirebbe nuove soluzioni. Il business del petrolio ha delle capacità incredibili nel far credere di essere l’unico in grado di fornire energia”. “Purtroppo i governi ancora danno ascolto alla IEA”, dichiara John Hemming, membro del Partito Liberale inglese e membro dell’Osservatorio dell’Energia, ” e, in una terra di ciechi, un uomo con un solo occhio diventa il re; ma l’occhio della IEA ha una cataratta”. Il governo italiano ha deciso di basarsi solo sui dati dell’IEA. Tra l’altro in assenza di un Piano Energetico Nazionale: l’ultimo piano energetico risale al 1987, quando il fabbisogno nazionale era molto minore.

Oggi si continua a navigare verso un nucleare, forse con molta incompetenza da parte di politica ed imprenditoria, senza fare neanche bene i conti: ad un convegno tenutosi a Capri lo scorso gennaio, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha dichiarato durante il suo intervento che la produzione di energia elettrica per via nucleare costa 3 centesimi di dollaro per ogni chilowattora. Il prezzo è quello giusto, ma con un particolare raccapricciante: è il costo calcolato per un impianto che ha già ammortizzato il costo di costruzione, e si basa su un costo dell’uranio molto retrodatato, costo che è ancora valido per molti contratti di fornitura, ma che scadranno nel 2012.

Uno studio che ha cercato di fare una stima dei costi reali è stato compiuto dal Keystone Center che ha valutato un costo pari a centesimi di dollaro per KWh. Cioè un costo triplo rispetto a quello che viene raccontato ai cittadini italiani. Allo stesso convegno, la signora Marcegaglia ha anche dato, con bravura retorica e comunicativa tale da ingannare la platea, pieno sfoggio di altre incompetenze tecniche nel settore energetico ed in particolare di quello nucleare, come il dire che i reattori di quarta generazione non possono essere costruiti se prima non si fanno quelli di terza: le ricerche scientifiche per la quarta generazione possono continuare anche senza costruire centrali obsolete, costose, pericolose e ingestibili.

Questa pericolosa miopia industriale mostrata dai vertici di Confindustria rischia di contaminare tutto il mondo imprenditoriale ed industriale italiano, che vanta più di una eccellenza anche nel settore energetico. Ed è una miopia pericolosa perché promette, pur di far girare appalti da miliardi di euro subito, un futuro d’indebitamento per tutto il Paese. Indebitamento provocato per costruire cattedrali nel deserto pericolosissime e costantemente in perdita.

di ALESSANDRO IACUELLI 

Link: http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1303-nucleare-italiano-tra-miopia-e-fantascienza.html

Un'alternativa di nome Scec


Lo sapevate che in Italia circola da qualche tempo un'altra moneta oltre all'Euro? Una moneta coniata non dalla Banca centrale europea, ma da un'associazione di privati cittadini allo scopo di sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e le realtà produttive e commerciali locali. Un'originale soluzione 'dal basso' per contrastare l'attuale crisi economica. PeaceReporter ha intervistato gli ideatori di questa iniziativa.
In pratica, un buono sconto. "Lo Scec, che sta per 'Solidarietà CHe Cammina' - spiega Pierluigi Paoletti, ex analista finanziario toscano e presidente dell'associazione 'Arcipelago Scec' - è nato a Napoli nel maggio 2007 su iniziativa dell'associazione 'Masaniello' e un anno dopo si è esteso a nove regioni italiane (Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Calabria, Sicilia, Veneto, Friuli e Lombardia), dove già erano in corso analoghi esperimenti di monete locali che quindi sono state 'assorbite' dallo Scec, ritenuto il sistema più comodo e funzionale. Attualmente lo Scec, coniato in tagli da 1/2, 1, 2, 5, 10 e 50, è utilizzato, assieme all'Euro, da quattromila persone e accettato, sempre assieme all'Euro, da millesettecento attività commerciali. Lo Scec non sostituisce l'Euro, anzi, può funzionare solo circolando assieme ad esso: infatti non è una moneta alternativa, convertibile, bensì complementare. Tecnicamente funziona come un buono sconto, come quelli distribuiti dai supermercati, con la differenza che non valgono solo per acquistare determinati prodotti nei negozi della catena che li emette: gli Scec sono utilizzabili e riutilizzabili per acquistare beni e servizi presso tutte le attività commerciali che li accettano".
Ecco come funziona. Gianfranco Florio, impiegato romano e segretario dell'associazione 'Arcipelago Scec', spiega il funzionamento di questa moneta complementare. "Ci sono due modi per entrare nel circuito Scec: o come privato che vuole usare questa moneta per acquistare beni e servizi, o come commerciante che vuole accettarla come mezzo di pagamento. Ogni commerciante decide quale percentuale di Scec accettare, se il 10, il 20 o il 50 percento. Questo significa che il bene o il servizio che egli vede normalmente, per esempio, a 100 euro, potrà essere acquistato anche, rispettivamente, a 90 Euro e 10 Scec, a 80 Euro e 20 Scec o a 50 Euro e 50 Scec. Poiché che gli Scec vengono accreditati ai privati gratuitamente, il vantaggio di chi li usa per fare acquisti è che risparmia. Il vantaggio dei commercianti che li accettano è che vendono di più, come in una qualsiasi offerta promozionale (per questo a loro viene chiesta una simbolica quota associativa di 10 o 20 euro a seconda delle regioni); inoltre possono spendere gli Scec incassati presso altri eserciti commerciali risparmiando a loro volta".

Un progetto in espansione. "Gli Scec - spiega Gaetano Lalegname, imprenditore milanese e segretario dell'Isola Scec Lombardia, nata all'inizio di quest'anno - vengono coniati in una tipografia di Terni. Ne sono stati stampati oltre due milioni, al costo di circa seimila euro, pagati dall'associazione con i soldi delle quote associative e dalle donazioni dei soci sostenitori. Finora, in questi primi otto mesi di sperimentazione a livello nazionale, sono stati messi in circolazione 400 mila Scec con un'unica distribuzione da 100 Scec per ogni nuovo socio privato. Man mano che il circuito crescerà ci saranno nuove distribuzioni, che poi dovrebbero diventare mensili. Chi già oggi ha bisogno di più Scec da spendere, può riceverli come anticipo sulle prossime distribuzioni, per non contravvenire a un criterio di equa distribuzione. Per il futuro c'è in programma anche la creazione di un circuito Scec elettronico per transazioni on-line e di Scec Point Market dove poter acquistare diverse merci".

Nessuno sponsor politico. A Nello De Gennaro, imprenditore napoletano e presidente dell'associazione Masaniello, considerato l'inventore dello Scec, chiediamo dei risvolti politici di questo progetto. "L'idea iniziale è venuta fuori da una discussione in rete tra persone che frequentavano il Meetup napoletano di Beppe Grillo. Dietro questo progetto non c'è nessun interesse privato e nessun partito politico. Sarebbe assurdo voler dare a un simile progetto una connotazione di parte politica, di destra o di sinistra: la moneta è di tutti. E sarebbe anche controproducente: uno Scec 'di parte' attirerebbe qualcuno ma allontanerebbe qualcun altro, compromettendo la riuscita del progetto. Siamo aperti a collaborazioni e a sinergie con partiti, movimenti e associazioni di ogni colore politico se questo contribuisce a far crescere il progetto, ma non ci faremo mai usare e strumentalizzare da nessuno perché questo significherebbe la fine dello Scec".

di Enrico Piovesana


Messico, le spedizioni della morte continuano


Otto persone sono state uccise domenica fuori da un bar, nello stato messicano settentrionale di Coahuila; altri nove cadaveri sono stati rinvenuti dopo una serie di sparatorie, sempre nel nord del Messico.
“Otto persone sono state uccise domenica notte a Torreon (Coahuila)” dichiara un portavoce della polizia messicana. I cadaveri non sarebbero ancora stati identificati, anche se sembra che si tratti di due donne e sei uomini. Una banda armata, arrivando con tre camion davanti al bar, avrebbe aperto il fuoco. Nessun arresto è stato fatto in connessione con gli omicidi. Nessuna ipotesi neppure per i nove cadaveri rinvenuti nel nord del Paese, anche se appare probabile una connessione con le guerre tra narcotrafficanti. Il governo federale aveva già schierato più di 36 mila militari nella regione, nella speranza che le violenze di placassero. Solo nel 2008 gli assassinati sono stati più di 5.300. Venerdì un photoreporter è stato ucciso e un altro sarebbe rimasto gravemente ferito nello stato di Guerrero: un killer ha aperto il fuoco mentre i due si trovavano alla guida dell’auto nella quale viaggiavano.
Fonte: peacereporter

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori