giovedì 26 febbraio 2009

I grandi movimenti di protesta nel mondo del lavoro


Una cosa poco raccontata della crisi economica mondiale – almeno in Italia – è la crescita di grandi movimenti di protesta nel mondo del lavoro. Abbiamo cercato di dar conto sia di quanto si è mosso in altri paesi, sia delle iniziative organizzate in Italia dalla Cgil, che sono solo un’avvisaglia di avvenimenti più forti in vista. Segnali non trascurabili arrivano anche dal sindacalismo di base, alternativo e indipendente, con una sua distinta piattaforma di rivendicazioni rivolte ad alcuni nodi difficili del mondo del lavoro: temi che solo qualche tempo fa sarebbero stati un tabù, ma oggi diventano improvvisamente più “legittimi”. 
Il contesto è quello che ha visto in poche settimane «Il Sole 24 Ore» e «The Economist» passare dalla vulgata neoliberista a fenomenali esaltazioni dell’intervento pubblico nell’economia. È una circostanza storica in cui anche il sindacalismo più eterodosso acquista una forza particolare, e le sue “visioni” appaiono un’offerta rivendicativa capace di rompere molti schemi. Accade in tutta Europa, e l’Italia non farà eccezione. Non né un caso che il governo, questo governo, sempre più sospinto a misure che intendono forzare la Costituzione, abbia puntato la prua contro il diritto di sciopero.
L’Assemblea nazionale del Patto di Consultazione Cub, Cobas e Sdl ha indetto una manifestazione nazionale (28 marzo 2009) e uno sciopero generale e generalizzato con manifestazioni regionali (23 aprile) per proporre una nuova piattaforma a ridosso dell’accelerarsi della Grande Crisi e in previsione degli imminenti sconvolgimenti nel mondo del lavoro. 
Il sindacalismo alternativo punta proprio al bersaglio grosso, la Grande Crisi: «essa è una crisi globale, strutturale, di sistema che investe tutto il sistema di produzione e di vita capitalistico. C’è un intreccio micidiale di crisi, che ingigantiscono quella economica, già di per sé enorme; c’è una crisi ambientale, poiché la devastazione della natura e i cambi climatici mettono in discussione addirittura la continuità della vita in tanti parti del mondo, una crisi energetica e una crisi alimentare. E a compenetrarle tutte, c’è la gigantesca crisi legata alla guerra permanente e globale che percorre il mondo: la guerra, lungi dall’attenuarsi, viene vista dai padroni del mondo come la carta a disposizione per placare le altre crisi del sistema.»
Un sindacato di minoranza vuole opporsi a tutto questo? Sarebbe un “vasto programma”, avrebbe forse detto De Gaulle.
Ma la carne viva del lavoro oggi, fra nuove disuguaglianze e un precariato di massa che mette in mora già in questi mesi le residue certezze di milioni di lavoratori (milioni, si badi), trova immediatamente un terreno di scontro su chi dovrà pagare i costi della crisi. Le disuguaglianze si presentano con dura evidenza, mentre filtrano le cronache dei bonus che ancora remunerano i banchieri che hanno determinato la corsa al disastro, intanto che gli stati corrono a salvare prima di tutto proprio queste figure tragiche del nostro tempo e il loro sistema.
«Ma la crisi, come dice la parola stessa che rimanda a trasformazioni e cambiamenti, può anche essere – dicono i sindacati di base - una grande occasione di mutamento dei parametri per la vita sul globo.» Ammettono che la possibilità non è affatto scontata: «in passato grandi crisi hanno anche prodotti brutali involuzioni reazionarie». 
Facendo riferimento a questo quadro in rapidissimo movimento, il Patto di Consultazione punta comunque a specifiche proposte legate alla vicenda italiana e alle sue relazioni industriali, riconoscendo che la Cgil si colloca in una posizione molto diversa dagli altri sindacati confederali.
Pronti dunque a giocare un ruolo nella fase di apertura del conflitto sociale nel momento in cui il governo vorrebbe stringere le viti delle forme di contrattazione indebolendo le rappresentanze sindacali.
La piattaforma rivendicativa si riassume nei seguenti punti:  
1. Blocco dei licenziamenti;
2. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario;
3. Aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per chi non ha lavoro;
4. Aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita;
5. Cassa integrazione almeno all’80% del salario per tutti i lavoratori, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori “atipici”, con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati;
6. Nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio energetico e il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il nucleare e diminuendo le emissioni di CO2;
7. Piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e gli infortuni gravi;
8. Eliminazione della precarietà lavorativa attraverso l’assunzione a tempo indeterminato dei precari e la re-internalizzazione dei servizi;
9. Piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e mediante recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare esistente; blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi;
10. Diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai fondi-pensione chiusi. 
Il governo va già in direzione opposta. Le restrizioni al diritto di sciopero e il preteso ritorno agli enormi investimenti per l’energia nucleare sono cosa di queste ore, e saranno punti di frizione fortissima nei prossimi mesi. 
Anche dalla Cgil arrivano reazioni durissime. Il più grande sindacato sottolinea la gravità dell'attacco alla Costituzione: «lo sciopero infatti è un diritto soggettivo del lavoratore e non può essere in alcun modo impedito.» Il provvedimento del governo sarà il tema chiave della manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma il 4 aprile 2009 per respingere l'accordo separato fra governo da una parte e Cisl, Uil e Ugl dall’altro. In due settori vasti e cruciali come il pubblico impiego e la scuola i lavoratori hanno votato in massa al referendum sui contratti firmati solo da Cisl e Uil seppellendoli sotto una valanga di no.
Si incrociano dunque date diverse, strategie e pesi differenti nel mondo del lavoro. In mezzo alle lotte sociali si giocherà anche una battaglia egemonica fra diversi modi d’intendere il ruolo del sindacato. Nel frattempo, Berlusconi sembra avere una gran fretta di chiudere la partita costituzionale per essere lui il nocchiero della nave in gran tempesta. Per posizionarsi meglio impone un’agenda mediatica che silenzia il più possibile i temi della crisi e del lavoro, e impone inoltre un’agenda politica che parla lo stesso d’altro, anche perché il principale presunto oppositore, il PD, glielo lascia fare.
Senza sponde forti, nulla ammorbidirà le abrasioni di uno scontro sociale inevitabile, data la portata della crisi.
di Pino Cabras - Megachip

Madagascar,la tensione durante la tregua


Il presidente del Madagascar Marc Ravalomanana e il leader dell'opposizione Andry Rajoelina si sono incontrati per la seconda volta dallo scoppio, a fine gennaio, delle agitazioni e delle sommosse contro il governo che hanno già causato più di cento morti.
Per il bene dei negoziati, si è deciso di non rivelare il contenuto e le conclusioni del faccia a faccia, ma secondo gli esperti la soluzione della crisi non è a portata di mano. Nonostante Ravalomanana abbia rivelato che saranno attuate delle riforme economiche e sociali per andare incontro alle rimostranze della popolazione, Rajoelina esige la destituzione del presidente e non ci sono segni che lascino pensare a un suo passo indietro sulla questione. Il 34enne leader dell'opposizione, ex sindaco di Antananarivo (rimosso di recente proprio in seguito alle proteste da lui guidate) nonché ex dj molto popolare nella capitale, si è detto insoddisfatto dei progressi fatti finora.
Durante il periodo delle trattative, Ravalomanana e Rajoelina hanno concordato la sospensione delle proteste per le strade e degli arresti di natura politica, per fermare le violenze e i saccheggi nell'isola. Entrambe le parti hanno anche deciso di porre fine alle campagne di disinformazione pubblica; una mossa significativa, visto che gli enti radio-televisivi privati sono spesso accusati di parzialità e il confine tra dicerie e fatti reali non è affatto chiaro. Lo scorso dicembre la chiusura di Viva, il canale televisivo di Rajoelina, provocò il rapido deterioramento delle relazioni tra il presidente Ravalomanana e il suo maggiore oppositore.
Secondo Jean-Eric Rakotoharisoa, professore di diritto all'Università di Antananarivo, alla conclusione dei negoziati gli scenari possibili potrebbero essere due: "Un corpo governativo neutrale, che non sta né con il presidente né con l'opposizione, ma formato da tecnici che ridiano stabilità al paese; oppure un governo di transizione, con la condivisione del potere tra i partiti di Ravalomanana e Rajoelina, che dovrebbe includere anche altre forze politiche, soprattutto quelle delle province," che si sono schierate col movimento di opposizione. Infatti al momento le trattative sono solo tra i partiti del centro dell'isola, ma bisogna considerare che le tensioni tra gli abitanti delle aree costiere del Madagascar e quelli dell'altopiano interno hanno caratterizzato per lungo tempo la politica del paese.
Il principale ostacolo alla formazione di un qualsiasi governo provvisorio è l'attuale costituzione del Madagascar, che non contempla un corpo governativo ad interim. C'è anche la questione del ruolo dell'esercito, che storicamente è sempre stato misurato e neutrale nei periodi di agitazioni politiche. La scorsa settimana, i capi militari hanno dichiarato che, nel caso in cui non si trovi nessuna soluzione, essi "compiranno il loro dovere" nel mantenere l'unità nazionale e lo stato di diritto. Secondo alcuni, questo significa che, se la situazione dovesse degenerare, l'esercito potrebbe intervenire e prendere il potere.
Intanto la tregua nelle proteste e nelle manifestazioni almeno ha permesso un ritorno alla normalità nelle strade della capitale, dove i commercianti e i proprietari di negozi hanno ripreso le loro attività, che erano state fortemente danneggiate durante gli scontri violenti delle ultime settimane.
di Marco Menchi

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