domenica 1 marzo 2009

I suggerimenti di un "signore" a Sali Berisha


Edison Ypi è un opinionista che scrive sul giornale albanese Koha Jone, un quotidiano che è vicino agli ambienti del premier Sali Berisha e dell'establishment governativo. Mero Baze è, invece, il direttore del quotidianoTema e dal lunedì al giovedì conduce una striscia politica, Faktori Plus, sul canale satellitare VizionPlus. Baze ha delle posizioni molto critiche nei confronti del governo e il giornale che dirige ha più volte condotto delle inchieste con cui ha attaccato Berisha&Co accusandoli di corruzione e malversazione.

Martedì scorso, sul Koha Jone è apparso un articolo a firma di Ypi che ha suscitato lo sdegno delle associazioni dei giornalisti albanesi, il cui allarme ha raggiunto anche la Committee to Protect Journalists (Cpj) a New York. L'articolo, intitolato "Mero Baze", non si limita ad attaccare apertamente il giornalista, ma suggerisce anche la maniera per risolvere il problema: "Ci sono molti modi per fracassare un cranio, sbattendolo ripetutamente contro il muro, maciullarlo con un martello, farlo saltare in aria o aprirlo in due per guardare cosa c'è dentro". Una pubblica istigazione all'eliminazione fisica del giornalista, secondo i membri del Cpj.
Il direttore del Koha Jone Edison Kurani, sentito da PeaceReporter, ha specificato che l'articolo rispecchia solo l'opinione di Edison Ypi e non del quotidiano. "In fondo all'articolo la redazione ha sentito la necessità di aggiungere poche righe per ribadire che quanto scritto da Ypi rappresenta solo il punto di vista dell'autore e non quello del quotidiano che io dirigo. Come in tutti i giornali albanesi, ogni opinionista è libero di scrivere ciò che vuole e nessuno ha il potere di censurare alcunché".

Mero Baze, negli ultimi mesi, è stato bersaglio di una vera e propria campagna che aveva lo scopo di imbavagliarlo: il 16 dicembre dell'anno scorso il ministero dell'Economia ha annullato, senza alcun preavviso, il contratto di affitto dei locali sede delTema. Nonostante una sentenza del tribunale di Tirana avesse ordinato l'interruzione del procedimento di evizione, l'8 gennaio la polizia ha proceduto allo "sfratto" della redazione. Senza contare che nella notte di Capodanno la macchina di Baze è andata in fiamme: secondo la polizia si è trattato di un corto circuito. E se Baze grida al complotto, il ministero dell'Economia ha fatto sapere che dietro l'annullamento del contratto non c'è nessuna motivazione politica ma solo una "improvvisa pubblica utilità": i locali sono destinati a un diverso uso. Sebbene le associazioni dei giornalisti abbiano fatto appello al governo affinché si pronunci sui contenuti dell'articolo, nessun segnale in questo senso è ancora arrivato.
di Nicola Sessa

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