domenica 15 marzo 2009

Qual'è il prezzo dell'integrazione?


«In questo momento il nostro compito è tenere alto il morale dei cittadini rumeni, fa male quando ti si dice che sei stupratore per natura», esordisce così Magdalena Lupu, caporedattore di Obiectiv, periodico italo-romeno che ha la sua sede nel cuore del quartiere etnico di Torino, tra Barriera di Milano e Porta Palazzo. Attivo da ormai due anni svolge il compito di connettere la comunità romena e quella italiana. Un compito tanto più importante oggi che, in seguito a episodi di violenza che hanno avuto come protagonisti cittadini romeni, si è diffuso un clima di caccia alle streghe alimentato dai media e oggetto di strumentalizzazioni da parte della politica. Recentemente il senatore Stiffoni della Lega Nord ha dichiarato: «L'etnia romena, se rappresentata da questi personaggi specializzati in stupri, non è degna di restare in una Europa unita».
Eppure i dati del ministero dell'interno, benché non contestualizzati e dunque di ardua valutazione, dicono che le violenze compiute da romeni sono in numero minore rispetto ad altre etnie, per non parlare degli stupri compiuti da italiani che restano il settanta percento del totale. A Torino si sono verificati episodi di violenza ai danni di rumeni, non da ultimo l'incendio di un negozio di alimentari in via Monterosa avvenuto a fine febbraio, considerato dalla polizia come crimine "a sfondo razziale". E poi ronde, scritte xenofobe. «Ma noi non ci sentiamo minacciati, abbiamo sempre espresso la nostra opinione, non è una questione di coraggio. Noi vogliamo informare, è il nostro lavoro -spiega Magdalena Lupu- noi vogliamo essere l'altra faccia della medaglia, lo abbiamo detto fin dal primo momento. Se un italiano intende conoscere l'opinione di un romeno al di là di quanto si dice sui giornali o sente in televisione lo può fare con noi. Allo stesso modo se un romeno vuole difendere se stesso e la sua comunità da accuse generalizzate può avere diritto di replica sul nostro giornale». Le istituzioni locali però sono sorde al lavoro di Obiectiv, non tanto quelle italiane, che si sono spese in favore dell'integrazione specialmente dopo l'ingresso della Romania nell'Europa unita, ma quelle romene. Il Consolato generale della Romania si è insediato a Torino nel 2007 e molte speranze venivano riposte nella sua presenza: «Ma il consolato è solo burocrazia» ed è mancata quella connessione, quella posizione comune che avrebbe potuto dare voce alle istanze della comunità.

Quello di Obiectiv è un giornalismo a vocazione sociale e per questo esce in doppia lingua, lo spiega bene il Direttore Giovanni D'Amelio: «Questo giornale è nato per essere un ponte tra le due culture, ci rivolgiamo ai romeni per far conoscere quei fatti che riguardano direttamente la comunità, e a quegli italiani che sono interessati a conoscere la comunità romena, che a Torino e provincia conta più di centomila persone. La linea tenuta dagli altri media -prosegue D'Amelio- è quella di dare addosso allo straniero strumentalizzando la minoranza che compie crimini. Non si presenta mai l'aspetto positivo delle comunità. Ciò testimonia come non ci sia da parte del mondo dell'informazione una sensibilità spiccata verso lo straniero. Si tende a parlarne solo per i fatti di cronaca enfatizzando molto che è straniero e non si evidenzia che in Italia oggi i migranti reggono in buona parte la creazione della ricchezza». Ma a Obiectiv non piacciono le lodi eccessive: «Facciamo solo il nostro dovere -ripete Magdalena Lupu- e possiamo contare solo sulle nostre forze. Non riceviamo denaro da nessuno, ci autofinanziamo e poi, naturalmente, c'è la pubblicità. Questo è garanzia della nostra obiettività e del nostro desiderio d'essere d'aiuto trasversalmente rispetto agli interessi particolaristici». Essere d'aiuto alla comunità romena e alla società tutta, informare e connettere la realtà di chi vive qui con quella di chi ci è arrivato da poco, anche in nome della comune cittadinanza europea, far conoscere la cultura di un paese al di là degli stereotipi negativi. Obiectiv esce in oltre mille edicole a Torino e provincia al costo di soli cinquanta centesimi: è questo il prezzo dell'integrazione.

di Matteo Zola

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/14632/Il+prezzo+dell%26rsquo;integrazione                                 

Una grave violazione delle regole democratiche, che fa parte di un'operazione politica organizzata


Oggi, 13 marzo 2009, sono stato testimone di un fatto gravissimo: la direzione del Carcere di Regina Coeli di Roma non mi ha permesso di visitare i due detenuti rumeni accusati e involontari protagonisti dello stupro al Parco della Caffarella. Chi ha autorizzato i funzionari del carcere a una così evidente violazione della legge?
L'articolo 67 della legge 354/75 che regolamenta il regime carcerario consente a ogni rappresentante eletto di visitare i detenuti senza alcun preavviso; per questo motivo in mattinata insieme ad alcuni esponenti dell'associazione in difesa dei diritti umani “Everyone”, mi sono recato al Regina Coeli per visitare in veste di europarlamentare Karlo Racz e Alexandru Istoika.

Nonostante la regolare esibizione di tutti i documenti, la direzione ha addotto per quasi due ore tutta una serie di pretesti formali e burocratici (avrebbe per esempio permesso il mio accesso, ma non quello del nostro interprete rumeno) che mi hanno proibito di esercitare le mie prerogative.

Si tratta di una grave violazione delle regole democratiche, che fa parte di un'operazione politica organizzata: pur di sbattere un mostro in prima pagina, si mette alla gogna il primo malcapitato, sull'onda emotiva di un'opinione pubblica sempre più spaventata dai media.

Il caso dei due rumeni peraltro dimostra che tali comportamenti isterici sono dannosi per lo svolgimento delle indagini, distorcendone il regolare funzionamento e impedendo l'individuazione dei reali colpevoli. 

In qualità di deputato europeo mi riservo di intraprendere tutte le azioni legali necessarie per accertare le responsabilità dell'episodio e di presentare una formale interrogazione in sede europea.

Giulietto Chiesa Europarlamentare

Madagascar, un paese sull'orlo della guerra civile


Cresce la tensione in Madagascar. Dopo mesi di proteste e scontri, l'opposizione guidata da Andry Rajoelina ha annunciato la destituzione del presidente, Marc Ravalomanana. Scaduto l'ultimatum di quattro ore lanciato dall'opposizione (al quale il presidente ha risposto di non avere alcuna intenzione di dimettersi) i simpatizzanti di Ravalomanana hanno alzato le barricate per proteggere il palazzo presidenziale nella capitale Antananarivo. All'esterno ci sono persone armate di bastone, mentre l'interno è presidiato da militari. Nel corso della crisi politica nel Paese, che va avanti da mesi, sono già oltre 100 le persone uccise negli scontri tra i sostenitori del governo e quelli dell'opposizione e dalle forze dell'ordine. 

Il paese è ormai sull'orlo di una guerra civile. Ieri i militari dissidenti, sostenuti da Rajoleina, avevano detto di aver schierato, in un luogo segreto della capitale, diversi carri armati, pronti a fronteggiare quelli che hanno definito "i mercenari reclutati dal governo". E Ravalomanana aveva chiesto alla popolazione, con un messaggio alla radio, di aiutarlo a difendere il palazzo. 

La Commissione Ue ha espresso "forte preoccupazione" per la situazione e ha lanciato un appello alle parti "ad assicurare la calma". Bruxelles ha invitato l'opposizione a partecipare al più presto a un dialogo allargato "quale quello preconizzato dalla mediazione proposta dal Ffkm, il Consiglio delle chiese cristiane del Madagascar, e sostenuto dagli emissari inviati dal segretario generale dell'Onu", per giungere "a una soluzione pacifica, legale e legittima della crisi attuale". 

Roindefo Zafitsimivalo Monja, premier designato dall'opposizione malgascia in seno alla neonata "Alta autorità di transizione", ha dichiarato destituiti dalle proprie funzioni, oltre al presidente della Repubblica, anche l'Assemblea nazionale, il Senato e il governo. 
"L'Alta autorità di transizione presieduta da Andry Rajoelina assume le responsabilità proprie del presidente della Repubblica, il governo di transizione esercita immediatamente le sue funzioni - ha detto Monja leggendo una dichiarazione firmata anche da Rajoelina e consegnata alla Corte costituzionale del Paese - perché prenda atto e proclami la destituzione del presidente dalle sue funzioni". 

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