mercoledì 18 marzo 2009

Colombia, 45 anni di una guerra civile tra poveri lungi dalla fine


"Da due lunghi anni qui a Remolino del Caguán conviviamo ogni giorno con l'Esercito Nazionale, l'unica presenza dello Stato in un territorio lasciato per anni in balia della giustizia fai da te. La presenza del governatore e del sindaco è quasi nulla e quando vengono a farci visita arrivano con un elicottero da guerra, scortati da forze militari. La gente, se vuole sopravvivere, deve obbedire a chi comanda, armi in pugno. In nessun momento si sente libera di agire. Questo è un territorio dove è ancora forte la presenza della guerriglia delle Farc, a cui tutti devono portare rispetto. La guerriglia deve essere informata di qualunque cosa, decisioni, arrivi e partenze. Viviamo in uno stato di guerra permanente, e dei peggiori: qui c'è una guerra tra fratelli del medesimo Paese, qui c'è una guerra civile". Don Angelo Casadei ha scritto queste righe pochi giorni fa, nell'estremo tentativo di far arrivare la sua voce fino ai palazzi del potere, passando per i gangli della Chiesa cattolica.
Botta e risposta. La sua testimonianza, accorata e ferma, non lascia adito a dubbi: la guerra in Colombia c'è ancora, c'è da 45 anni ed è lungi dalla fine. Eppure, le parole di don Angelo cozzano così tanto con i toni distesi e 'normalizzanti' di palazzo Narino. Il presidente, Alvaro Uribe, non perde occasione per sbandierare i successi dei suoi militari, a suo dire colpi mortali per le Farc, che invece continuano a farla da padrone quantomeno in molte aree agricole del paese, zone che lo Stato finge di non vedere ma dove in realtà spende gran parte dei soldi stanziati per i programmi Seguridad democratica e Plan Colombia.
Un'opera d'arte. Presentare una faccia pulita alla comunità internazionale in questa era di crisi globale è fondamentale per il governo colombiano, e non tradire il minimo segno di debolezza è un imperativo. Quindi, per mostrare quanto il Palazzo voglia la riconciliazione nazionale, da una lato il presidente Uribe chiede ad Avila Moreno, alias Karina, la guerrigliera delle Farc catturata nel maggio 2008, di trasformarsi in gestor de paz e intercedere così con i suoi ex compagni d'armi in nome della pace; e dall'altro si mostra la stessa che platealmente ringrazia il presidente per la proposta e chiede scusa ai colombiani per il male fatto.
Un quadretto perfetto, dipinto da un'abile squadra di politici, ormai avvezzi a restauri e ritocchi di facciate screpolate e decadenti. A fargli da cornice, la decisione del Procurador(giudice amministrativo) di scagionare dall'accusa di aver fatto "un lavoro sporco", al fine di far approvare la rielezione di Alvaro Uribe, "tutti gli uomini del presidente": dall'attuale ambasciatore colombiano a Roma ed ex ministro Sabas Pretelt, all'ex viceministro Hernando Angarita, passando per l'ex capo dei servizi segreti (Das) ed ex console di Milano Jorge Noguera, e finendo al ministro Diego Palacio. Certo, la parola passa ora alla Fiscalia, che ha il compito di indagare sui reati penali, ma nel frattempo Uribe e i suoi hanno tutto il tempo di gongolare e darsi da fare.

Parole stonate. Per timore che voci come quella di don Casadei imbrattino i tentativi del governo di presentare la Colombia come "la nina bonita" dell'America Latina - per usare le parole del vicepresidente Santos - si cerca di zittire con ogni mezzo i testimoni scomodi. Che non si dan pace: "Qualunque guerra crea solo ingiustizie, da ogni parte, e chi ne porta il peso maggiore sono coloro che stanno nel mezzo: in questo caso i contadini - scrive ancora don Angelo - Sono pochi quelli rimasti da quando è iniziata la repressione nel Caguán, inaugurata dall'attuale Presidente. Una repressione che ha cambiato molto il nostro territorio. Molta gente se ne è andata e dà dolore vedere questo paese quasi vuoto. Qui abbiamo subito una vera "purga": è una repressione che vuole farla finita con la gente. Si stanno attaccando i piccoli commercianti del luogo, i loro lideres comunitari. È una guerra che sta lasciando solo morti. Le persone che restano sono disanimate".
"La cosa più triste di tutta questa storia è che molti dei desplazados fuggiti da Remolino si stanno vendendo all'Esercito e stanno denunciando persone innocenti che ancora vivono qui cercando di rifarsi una vita onestamente. È una guerra tra poveri alimentata dalle stesse forze militari. E a pagare sono sempre gli stessi". Gli stessi, gente lontana anni luce dalla bella Bogotà. Parola di Padre Ángelo Casadei, Parroco della Parroquia de San Isidro Labrador, Remolino del Caguán - Cartagena del Chairá - Colombia.

di Stella Spinelli

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/14694/Una+scomoda+guerra+civile

Riarmo russo


Alla fine, la vera «misura anticrisi» del governo russo, al di là di tanti discorsi, è stata messa sul tavolo ieri dal presidente Dmitrij Medvedev: un grande programma di riarmo – o meglio di riammodernamento delle forze armate – che comporterà nei prossimi anni massicci investimenti in una serie di industrie chiave per l’economia nazionale, con considerevoli effetti indotti. Niente cifre, per carità (in fondo si tratta di segreti militari): si parla solo di una quarantina di miliardi di dollari di nuovi investimenti nel periodo 2009-2011, ma è evidente che il discorso pronunciato ieri dal leader russo con toni un po’ generici è il riassunto di complesse considerazioni politiche, strategiche ed economiche circa la situazione generale del paese e i rischi che esso si trova di fronte.
Ovviamente, Medvedev è partito dalla giustificazione diretta che deve star dietro a un programma di riarmo: la minaccia esterna, in questo caso rappresentata ancora una volta dalla Nato e dai suoi «perduranti» programmi di espansione lungo i confini della Federazione russa. La Nato si vuol allargare, la Nato ammoderna le sue tecnologie, la Nato ci preme – dice Medvedev – e noi dobbiamo dunque rispondere ammodernando le nostre strutture, migliorando la tecnica e la logistica, ecc. Inoltre, continua, ci sono problemi ancora del tutto irrisolti di «terrorismo» e di «instabilità delle regioni adiacenti» alla Russia: leggi, strisciante guerriglia armata nelle repubbliche nord-caucasiche appartenenti alla Federazione e revanscismo aggressivo negli stati indipendenti tipo Georgia o Azerbaigian. Anche rispetto a questa doppia minaccia, l’opportunità di rendere più moderno, efficace ed incisivo il funzionamento della macchina militare russa è evidente.
[/ACM][CORSIVO]En passant[/CORSIVO], il leader russo ha fatto una considerazione assai insolita: ha detto che la breve e pur vittoriosa guerra dell’agosto scorso con la Georgia «ha evidenziato dei problemi che vanno affrontati e risolti». Ha confermato cioè la sensazione che gli osservatori meno prevenuti avevano provato nei giorni del conflitto: quella di una forte difficoltà logistica dell’esercito russo (che impiegò davvero troppo tempo per arrivare nei punti dove era necessaria la sua presenza) accompagnata da un pesante deficit di efficienza della forza aerea (troppi aerei abbattuti dai georgiani ed evidente insufficienza degli apparati di puntamento elettronici) e da un inspiegabile non-uso dell’elicottero come mezzo di trasporto rapido. Se vogliamo andare anche oltre nelle interpretazioni, si potrebbe dire che forse difficoltà e problemi dei russi erano stati ben individuati e previsti dai georgiani (o meglio dai loro protettori americani) nei mesi precedenti la guerra, al punto da incoraggiare l’attacco sferrato da Tbilisi: Mikheil Saakashvili, in altre parole, potrebbe aver pensato davvero di poter vincere quella guerra, sapendo dai suoi protettori quali erano i problemi russi e puntando sulla rapidità e sulla sorpresa per sfruttarli fino in fondo. Cosa che non è andata troppo lontana dalla realtà, in effetti: se i georgiani fossero stati più efficienti e rapidi nell’azione, per i russi reagire senza ricorrere a bombardamenti massicci su Tbilisi sarebbe stato molto molto più difficile, ci sarebbe stata una sorta di «fatto compiuto» molto complicato da rovesciare, anche politicamente.
Tornando a Medvedev e al suo programma di riarmo, va notato che tutti i discorsi sulla «preparazione al combattimento» e sulla «nuova, moderna abilità» si riferiscono soprattutto alle componenti elettroniche e digitali dei sistemi d’arma, alle nanotecnologie, ai motori, ecc. Insomma ai settori industriali che da tempo Medvedev sostiene di voler rilanciare.

Non a caso negli ultimi mesi c’è stato un insolito susseguirsi di notizie, normalmente tenute nascoste o comunque non esibite dai vertici militari, a proposito di difficoltà e problemi nell’hardware dell’aviazione (nel controllo su 200 Mig 29, il pezzo forte dell’aviazione da guerra russa, ben 90 sono risultati difettosi al punto da essere inidonei al volo) e di altri settori militari.

Oggi il presidente ha sottolineato soprattutto la necessità di aggiornare e modernizzare anche il «braccio» nucleare strategico, sempre potentissimo ma a forte rischio di obsolescenza soprattutto nel comparto dei sommergibili d’attacco: non a caso sempre ieri è stato annunciato l’inizio dei collaudi di un sommergibile atomico di nuova generazione, lo Yurij Dolgorucki, e la prossima adozione di un nuovo missile, lo Ss-24.

(pubblicato sul manifesto del 18 marzo 2009)

di Astrit Dakli

Link: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/estestest/?p=380

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori