lunedì 23 marzo 2009

Vendola: "dobbiamo fare come il piccolo Di Vittorio"



Se il clima atmosferico è specchio o metafora del futuro che attende Sinistra e libertà, allora non c'è niente da temere. Perché in questo giorno che sancisce ufficialmente l'inizio della primavera, è vero che fa freddo e il vento è gelido, ma è pur sempre primavera, cioè annuncio di una prossima estate, di un futuro sole, di una nuova stagione che inizia. Piazza Farnese fa da cornice all'iniziativa che apre la campagna elettorale della neonata formazione, al suo primo debutto e di fronte al primo scoglio: superare quel 4% ed accedere a Strasburgo dopo l'esclusione dal parlamento italiano. Tra militanti e giornalisti, semplici curiosi e turisti, si riuniscono anche gli stati maggiori delle quattro sigle. Ci sono i dirigenti dei verdi, dei socialisti, dei vendoliani e di sinistra democratica. Ma anche spezzoni del mondo della cultura e dell'informazione: dal regista Mimmo Calopresti al volto teatrale di Pippo Delbono passando per l'inviata de Il manifesto Giuliana Sgrena. Sul maxischermo, allestito in questa piazza capitolina, mentre i vari protagonisti si alternano a parlare rispettando i tempi con l'ausilio di un gong sonoro, vanno in onda le immagine che sono care a questo popolo. Una per tutte, il documento-film La fabbrica dei tedeschi dedicato alla tragedia della ThyssenKrupp torinese. Proiezioni che annunciano l'intervento del suo autore Calopresti, che ricorda dal palco come morire di lavoro sia ancora una scottante attualità nel nostro paese, e come il rogo Thyssen, poco più di un anno fa, sia stato "qualcosa di prevedibile" visto lo scarso rispetto imperante delle regole di sicurezza nei posti di impiego. E c'è la cultura, che "non è quella dei vernissage e delle inaugurazione" come pensano i politici, bensì "sensibilità" o meglio "capacità di sentire ciò che capita intorno a noi", spiega Delbono. Per questo non può che essere "fondamento della sinistra e della libertà", ammonisce il regista di teatro, che offre però una bonaria critica alla neonata formazione: "l'avrei chiamata piuttosto Libertà e Sinistra" perché "il nostro grande sforzo oggi è quello di essere liberi dentro". E i leader che si susseguono sul palco riportano frammenti di un discorso politico che varia a seconda delle proprie sensibilità e storie, le stesse che vanno a confluire nel tentativo di accedere al parlamento europeo con uno sforzo unitario e comune. La portavoce dei verdi Grazia Francescato ribadisce la necessità che la sinistra abbia a cuore "i diritti di tutti gli esseri viventi" e come debba tentare la strada del "coraggio dell'utopia", che consiste nell' "essere realisti", cioè "tenere insieme ambiente ed economia". Una sfida dura, una battaglia difficile, "ma che non ci fa paura". Tra le immagini che scorrono, il volto di Luigi Lo Cascio nel film di Marco Tullio Giordana ispirato a Peppino Impastato. Le sequenze de I cento passi annunciano l'intervento del leader di Sd Claudio Fava. "Sinistra e Libertà - sostiene il giornalista la cui famiglia ha pagato personalmente un tributo di sangue alla criminalità organizzata, che ha ucciso suo padre- è un'occasione per riprendersi parole nostre, quelle che appartengono alla nostra storia". Soprattutto libertà, che "non è proprietà di Berlusconi che l'ha usata e lanciata da un predellino di un'auto", ma è qualcosa di più, come "libertà dalle mafie e dall'illegalità". E sinistra e libertà sono le stesse parole che "sarebbero state care a Peppino Impastato se fosse stato qui, oggi" ed ora "sono un sogno che siamo chiamati a far vivere". Un sogno di cui Sinistra e Libertà è un momento importante, "non un semplice cartello elettorale", ribadisce Fava, "perchè qui parliamo la stessa linguae questo rappresenta una grande discontinuità rispetto alle esperienze del recente passato". E sulla apertura odierna del segreatorio democratico, Fava dice: "Bisogna vedere se sono pronti loro a fare altro, a basare le alleanze su scelte politiche concrete" tenendo conto del fatto che "siamo contrari al ritorno dell'Unione".  A concludere gli interventi è stato, e non poteva essere altrimenti, Nichi Vendola. Il vento sferza la piazza e i volti, ma il governatore della Puglia si tira su il bordo del cappotto e tra gli applausi di una comunità calorosa, indica la strada a cui guardare, lui che di questa formazione è stato il riferimento, leader in pectore nominato da tempo. "La sinistra ha diritto a dire no, a dissentire, a opporsi", soprattutto dopo aver visto "processioni di fanatici", il volto di un'Italia "empia e blasfema", capace finanche di "gridare ad una persona in coma, svegliati, svegliati, svegliati". A tutto questo, realizzatosi nei tragici giorni del caso Englaro, la sinistra si oppone: "Perchè non si può invadere il recinto della vita privata". Come contrasta le politiche in atto sul lavoro: "Sacconi mandava i gendarmi per definire la soglia di una vita umana (riferimento sempre al caso Englaro, ndr) ma poi usa un inchiostro feroce per riscrivere le norme sulla sicurezza sul lavoro". Un passaggio che fa riferimento alla notizia di una prossima sterilizzazione del Testo unico varato dal governo Prodi: inaccettabile, per Vendola, "in un paese in cui si registrano 1milione di morti sul lavoro, 1300 l'anno, e 30mila invalidi per incidenti". Ma anche alla stagione della repressione e del razzismo bisogna porre un argine, perché "oggi la galera è la meta per chiunque puzzi di povertà o abbia una faccia strana", la stessa che però è preclusa "se sei un gangster d'alto bordo o sei nella tua industria", ammonisce Vendola. Allora, è il monito, riscopriamo e riprendiamoci la libertà, "sequestrata dall'ipermercato berlusconiano", libertà "di manifestare anche richiamandosi ai guerriglieri come il Che", come hanno fatto in questi giorni gli studenti che lottano "perché scuola e università siano fabbriche del futuro" e a cui il governo risponde con i manganelli e con le cariche di alleggerimento. Lo stesso governo la cui ricetta è "tagliare le tasse ai ricchi anziché ai poveri". Una misura che non convince Vendola e a cui contrappone la "detassazione della cassa integrazione", come fa Barack Obama, "che certo non è un bolscevico". Ma attenzione non con le finalità con cui la intende il segretario del Pd, perché "Franceschini pensa alle dame di carità" mentre bisogna "mettere in piedi meccanismi che sconfiggano alla radice le diseguaglianze". Allusione al finanziamento delle associazioni che si occupano di beneficenza e povertà, a cui il segretario democratico vorrebbe devolvere il ricavato della tassazione dei redditi alti. In fondo, è la conclusione del bertinottiano che ha lasciato i vecchi compagni del Prc per una nuova avventura politica, "dobbiamo fare come il piccolo Di Vittorio". Bracciante ad otto anni, nei campi a lavorare "veramente per un tozzo di pane", il futuro fondatore della Cgil scelse di invertire il destino, cioè vendere le sue scarpe e i suoi pochi soldi per comprare un dizionario. Allora, secondo Vendola, la sinistra "è come quel bambino di otto anni e deve trovare il venditore dell'almanacco, che è la società, la gente", per "ridargli le parole e gridare la sua disperazione e la sua speranza". Un progetto a cui il governatore della Puglia crede molto, tanto da essere "disposto a fare tutto, per gettare il cuore oltre l'ostacolo". Ovvero anche a candidarsi. Nella risposta ai giornalisti che lo assediano appena arrivato in piazza Farnese, Vendola ricorda che "esiste incompatibilità fra la carica di europarlamentare e quella di presidente della Regione, ma non di candidato". Certo è presto per sciogliere la riserva, "non abbiamo ancora deciso" avverte, ma in molti lo vorrebbero capolista almeno nel Sud Italia: un' ipotesi che non esclude, perché "mi sento molto impegnato". Impegnato a lanciare il cuore oltre l'ostacolo, in termini più pratici e immediati oltre quel 4%. Da soli? Certo, ma rispetto al Pd, anche dopo le parola della mattinata di Franceschini (no all'Unione, si al dialogo), l'orizzonte è sempre quello: "un campo largo delle opposizioni" tenendo a mente che, oggi, "non è il tempo del centrosinistra ma della sinistra".

di Marzia Bonacci

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