giovedì 26 marzo 2009

Roberto Saviano a "che tempo che fa" 2009 in 11 parti


01/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=8VosoNYjQ7U
02/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=1muVt8Vmmsw
03/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=l-zdgt-1uas
04/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=8z7b1IyWEZw
05/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=HAejgPiPl8I
06/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=1uleCnxyblk
07/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=edZH5RPcCl0
08/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=D4uj6lEqPZw
09/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=uTtnLrRGeUg
10/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=SCcyX8eW8eE
11/11

Link: http://www.youtube.com/watch?v=XYdb-SPfV-I

Gaza: i metalmeccanici francesi per il boicottaggio della cooperazione militare/tecnologica con Israele


Permetteteci, come rappresentanti CGT dei lavoratori, di affrontare una questione difficile davanti alla Azienda. In primo luogo, togliamo qualsiasi ambiguità. Non si tratta di prendere una posizione di parte in un conflitto che oppone due Stati. Si tratta di una richiesta di riflessione sulla destinazione finale, e dunque l’utilizzo finale, dei sistemi d’arma realizzati dalla Thales, nella quale lavoriamo. 

La dichiarazione della CGT, alla quale siamo affiliati, del 26 gennaio, in occasione del Cessate il fuoco a Gaza, chiede la fine della cooperazione militare e della vendita di armi, in particolare francesi, allo Stato di Israele, e la sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione Europea e Israele. 

L’attualità ha sottolineato numerosi progetti di cooperazione, e non solo tra Thales e aziende israeliane di armi. Pensiamo in particolare ad un accordo recente sui droni, con la società ELBIT SYSTEMS. 

Ora, a che cosa sono serviti i droni nella operazione di Gaza? La domanda merita di essere posta. A smascherare e distruggere pericolosi terroristi? 

Gli esperti militari, anche se ancora non sono state tirate tutte le conclusioni, mettono già sul tavolo i “risultati” dell’operazione israeliana a Gaza: ha ucciso 1300 palestinesi, feriti oltre 5000, di cui due terzi sono donne e bambini, quasi tutti vittime della forza aerea. Mentre si constata l’assenza quasi totale di perdite israeliane. E tutto questo, senza mettere fine ai lanci di razzi di diverse organizzazioni della resistenza palestinese a Gaza, tra cui Hamas. 

Non si tratta di guerra asimmetrica, né di guerra controinsurrezionale, quindi gli esperti dovranno inventare un altro termine, come “guerra a risposta sproporzionata”? Ma qual è la buona proporzione in questo campo? 

Citiamo Shlomo Sand, storico israeliano, vecchio studente della Scuola di alti studi di Scienze sociali a Parigi, professore all’Università di Tel Aviv: “Hamas è stato eliminato? Abbiamo rafforzato il campo della pace presso i palestinesi?” e in Israele è possibile rafforzare i partigiani della pace? 

Molto spesso la Direzione Generale, con grande pubblicità, ha allertato i lavoratori sugli aspetti deontologici, e ancora recentemente sulle precauzioni da prendere in materia di corruzione (22 dicembre 2008). 

Qui non si tratta di corruzione. Si tratta di riflettere alla finalità dei nostri sistemi d’arma e delle loro condizioni di utilizzo, alla finalità del lavoro dei salariati. 

Deontologicamente, può Thales continuare a passare accordi commerciali con un paese che è accusato di crimini di guerra da numerose Ong ( la Fondazione Frantz Fanon, Amnesty international, la Piattaforma delle Ong francesi per la Palestina, la Federazione Internazionale dei diritti umani e la sua affiliata francese…), in particolare a proposito del tiro sui civili, o della distruzione dei materiali delle organizzazioni umanitarie o di assistenza sanitaria, di cui alcune sono autorizzate dal Ministero degli Affari Esteri? 

Niente può giustificare che i lavoratori del Gruppo partecipino indirettamente ad attività condannabili. Il Codice etico, di cui il Gruppo si è dotato, vi si oppone, precisamente in questo contesto. 

E’ in gioco l’immagine del Gruppo Thales, ed anche quella dei lavoratori.

Dichiarazione dei metalmeccanici della CGT del Gruppo Thales S A. all’Azienda 

fonte: forumpalestina@libero.it

Comparso su http://www.pane-rose.it/files/index.php?c1:o57

Link: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o14588

Crisi? C'è Silvio, il super-veloce


«Bisognerebbe impegnarsi e magari lavorare anche di più». Silvio Berlusconi inaugura la linea veloce Milano-Roma che partirà a dicembre. Fini «è bravo», ma non sarà il successore. Poi attacca la magistratura: «È una metastasi»
Gli farà pure schifo il suo lavoro di politico, come ha dichiarato qualche giorno fa, ma di certo riesce a nasconderlo bene. Anzi, sembra proprio che si diverta. Almeno quando il suo ruolo di presidente del consiglio si riduce a giocare con i trenini o poco più (ma che toccano i 320 chilometri orari). È un Silvio Berlusconi a tutta velocità quello che ieri ha inaugurato il nuovo tracciato dell'alta velocità tra Milano e Roma, che dal prossimo dicembre permetterà di percorrere la tratta tra il capoluogo lombardo e la capitale in tre ore spaccate. Ieri, addirittura in due ore e cinquantasette minuti. Che, senza scomodare paragoni storici, se una volta con l'altro «lui» i treni arrivavano in orario, con lui adesso arrivano addirittura in anticipo, seppur di pochi minuti. Ma visto che i treni dei pendolari anche ieri hanno avuto una media di ritardo di cinquanta minuti, è già un successo.
«Italiani lavorate di più»
Non perde tempo Berlusconi. Arriva alle 11.30 alla stazione Centrale di Milano e, appena annusata l'aria, con tutte quelle telecamere lì pronte ad aspettarlo, inizia a (stra)parlare, con sorriso a settantadue denti a favore di obiettivo. La crisi c'è, ormai non lo può nascondere più neppure lui. «Arriva da lontano, è un virus che arriva dall'America e che ha colpito un corpo sano, perché noi siamo un popolo di risparmiatori, infatti l'83% degli italiani possiede una casa». Di più, oltre al valore delle italiche famiglie, si aggiunge anche quello del sistema bancario del nostro paese, che è «solido». 
E allora via a dispensare pillole di ottimismo, che «ci sono tutte le condizioni per guardare il futuro con fiducia e uscire da questa crisi». Come, non lo sa nemmeno lui, ma da bravo istrione una soluzione tampone se la inventa sul momento. E infatti, anche se si accomuna agli altri paesi che «stanno tentando di dare un po' di aspirina al malato», lui prova a indicare una cura più forte, una tachipirina (in supposte), e elargisce a piene mani i suoi consigli agli italiani: «Bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire, di avere molta fiducia, di impegnarsi e magari lavorare anche di più». E lo va a dire ai lavoratori di un paese come l'Italia che nell'ultimo anno ha visto salire il suo tasso di disoccupazione a livelli mai visti da decenni.
«Non sono immortale»
Ore 12.00. Il treno Frecciarossa parte puntualissimo dal binario 21 della stazione Centrale. E questa, già, sarebbe una notizia. Ma non passa neanche mezz'ora che il premier si prende tutta la scena per lui, e continua il suo personalissimo show. I piloti del treno iperveloce lo invitano nella loro cabina per fargli tenere le leve di comando. La tentazione è troppo forte e, si sa, la carne del premier è debole. Cede. E per ringraziare i ferrovieri della loro gentilezza si lascia andare a una delle sue solite gag sulle donne: «Voglio fare un regalo a questi due signori - dice il presidente del consiglio - ho visto una bellissima signorina che potrebbe fare da madrina a...». Bzzz, crac, stumpf. Silenzio. Purtroppo l'audio del tecnologicissimo Frecciarossa siinterrompe proprio sul più bello, e nessuno saprà mai il finale. Ristabilito il collegamento audio-video il premier è pronto a rispondere alle domande dei giornalisti. Diritto in piedi davanti al computer di bordo, berretto da ferroviere ben calzato in testa (che così sembra pure un po' più alto). Un po' emozionato (o almeno finge) perché sono tanti anni che non prende un treno, abituato com'è a aerei e elicotteri privati. «Ho un ricordo molto vago, è stato tanti anni fa. Ricordo però che era un treno locale delle Ferrovie Nord. Con mamma e papà andavo per una narcisata (una gita fuori porta per raccogliere narcisi) sulle montagne di Como». Spara a tutto campo: «I miei guadagni sono diminuiti per delle vendite che ho effettuato, e un po' perché anche le mie aziende risentono della crisi», dice. «Ma finché potrò venire a casa sua a mangiare un piatto di minestra - risponde a una giornalista - posso stare tranquillo». E nessuna preoccupazione neppure per il futuro del Popolo della libertà e sulla sua successione: «Non mi credo mica immortale, spero che si formi una classe dirigente di giovani che mi faccia godere del meritato riposo». E Fini? «L'ho chiamato dopo il suo discorso al congresso di Alleanza nazionale per complimentarmi con lui, è stato bravo e svolge il suo ruolo di presidente della Camera in maniera egregia». E così lo ha sistemato, togliendogli l'illusione che possa essere lui il suo successore.
Il presidente ferroviere
Ore 14.57. Con ben tre minuti di anticipo sulla tabella di marcia il Frecciarossa entra in stazione Termini. Berlusconi non può che rinfilarsi il cappello da ferroviere e, sotto i flash dei fotografi, rispolverare un suo vecchio slogan elettorale: «Sono stato presidente-operaio, presidente-imprenditore, mai mi sarei aspettato di diventare anche presidente-ferroviere». E peccato che quella «metastasi» della magistratura italiana non gli abbia permesso di godere di quel «meraviglioso viaggio» insieme ai dirigenti di Impregilo. Che sono stati condannati per smaltimento abusivo di rifiuti proprio nella costruzione della tratta ferroviaria Bologna-Firenze.
di Alessandro Braga

Per favore, un tecnico a casa Cicchitto. Gli si è rotta la Tv!


Ubriacante intervista di Aldo Cazzullo, sul Corsera, a Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, ex Psi, tessera 2232 della P2. "Silvio ha smontato l'egemonia culturale della sinistra italiana, ha smontato il connubio Gramsci-Togliatti, ha smontato la narrazione postcomunista che indicava in democristiani e socialisti i grandi ladri", sostiene un Cicchitto-Ikea.

E come c'è riuscito, qual è stato il cacciavite per smontare il tutto? "I libri - assicura Cicchitto - La battaglia si è combattuta anzitutto con i libri, col lavoro di storici come Perfetti. Le traduzioni di Furet e Glucksmann. I saggi controcorrente di Giuseppe Gargani, Giancarlo Lehner, Mauro Mellini...".

Per favore, un tecnico a casa Cicchitto. Gli si è rotta la Tv!

Fonte: http://it.peacereporter.net/

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/14832/Un+Cicchitto+di+troppo

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