lunedì 30 marzo 2009

Colombia, nuova persecuzione paramilitare contro le sinistre


Il Polo Democratico Alternativo (Pda), eterogenea coalizione di diversi partiti e movimenti democratici, progressisti e di centro-sinistra, ha denunciato una nuova escalation di attacchi e persecuzioni ai danni di propri militanti in diverse regioni del Paese.
Nella serata di lunedì 9 marzo, è stato ucciso José Pinzón Nuñez, dirigente locale del Pda: due uomini su una motocicletta lo hanno crivellato di colpi. È accaduto nel quartiere San Felipe di Barranquilla, importante città portuaria della costa caraibica. Tre giorni prima, il 6 marzo, era stato ucciso a Cali Alvaro Miguel Rivera, difensore dei diritti umani e dirigente del Polo. Rivera era stato in passato minacciato già a Villavicencio, da dove era stato costretto a fuggire.
Dopo i tentativi di personaggi interni al Polo capeggiati da Gustavo Petro e Lucho Garzón, di dividerlo e indurlo a stringere un alleanza elettorale coi liberali in vista delle elezioni presidenziali del 2010, ora s'intensificano le minacce e gli attentati contro i suoi esponenti più coerenti. Il terrorismo di Stato contro il Pda, certamente ben lontano dall'essere un'organizzazione rivoluzionaria, fa pensare che qualcuno non tolleri soggetto alcuno che si pronunci in favore della soluzione politica del conflitto, di riforme democratiche e di rispetto integrale dei più elementari diritti umani.

L'acqua? A quando la privatizzazione dell’aria?


Può interessare a qualcuno che l’acqua San Bernardo abbia la bottiglia di plastica firmata nientepopodimenoché da Giugiaro? Eppure in questi giorni ce lo ricordano paginate pubblicitarie con la foto del designer e lo slogan “L’acqua può trovare una forma perfetta”, e un ampolloso trafiletto che decanta «la prima acqua che ha legato il proprio nome al mondo del design, un sodalizio sancito e rinnovato dal nuovo packaging by Giugiaro Design».
Ha senso spendere tutti questi soldi per produrre la bottiglia firmata se poi la si deve buttare via?

Magari gettandola nell’inceneritore essendo la plastica appetibile per queste strutture perché produce molta energia? Oppure, se va meglio, queste bottiglie diverranno maglioni di pile? 
Ma si sa che gli italiani sono i più grandi consumatori di acqua in bottiglia: nel 2007, ci dicono da Legambiente e dalla rivista Altreconomia, ne hanno consumata ben 12,4 miliardi di litri, vale a dire 196 litri procapite all’anno, portando il nostro paese al terzo posto della classifica mondiale per questa tipologia di consumi dopo gli Emirati Arabi (260 litri/anno procapite) e il Messico (205 litri/anno procapite). Un record ed un volume di affari considerevole: pensate che ci sono in Italia ben 192 fonti e 321 marche e il business nel 2007 di questo prodotto ha raggiunto la cifra di 2,25 miliardi di euro.

L’acqua in bottiglia ha un costo molto più alto di quella che esce dal rubinetto, indicativamente 0,5 millesimi di euro al litro contro i 50 centesimi di euro al litro di quella in bottiglia. 
I costi dell’acqua in bottiglia cono soprattutto legati (90%) all’imballaggio (cioè la bottiglia firmata dagli stilisti di grido), al trasporto (senza contare i costi ambientali: quanto inquinano i Tir che viaggiano da nord a sud pieni di acque minerali?), al costo del lavoro ed alla pubblicità. 

Ma chissà quanto business si farà ancora dopo che il ministro Tremonti ha ottenuto (con decreto legge n. 112, articolo 23bis) che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. In sostanza il Governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene comune pubblico ma una merce e quindi sarà gestita dalle multinazionali del settore, le stesse che già possiedono l’acqua minerale. 

Ed i problemi sono già venuti fuori: l’esempio più eclatante è quello di Latina dove la multinazionale francese Veolia ha deciso di aumentare le bollette del 300% . E se si protesta vengono staccati i contatori. 

A questo punto il semplice cittadino può salvaguardare la risorsa acqua solo superando le diffidenze usando l’acqua del rubinetto in quanto nella maggior parte dei casi è buona, è controllata, più economica, sicura, non inquina. Anche perché l’acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può approfittarsene per trarne illecito profitto. E non dimentichiamoci che l’essere umano è fatto per il 70% di acqua e che quindi il nostro attuale Governo è come se stesse vendendo il nostro corpo al miglior offerente. A quando la privatizzazione dell’aria?
di Davide Pelanda - Megachip

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