domenica 12 aprile 2009

Un esempio di "Eco-edilizia possibile"



E' il primo edificio costruito interamente secondo i criteri della sostenibilità ambientale nel nostro paese. Si trova a Conegliano ed è la sede della Savno che lunedì a Praga, presente il commissario europeo per l'ambiente Stavros Dimas, riceverà l'Energy Globe Award per l'Italia. Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale) è il consorzio che gestisce i servizi di igiene ambientale di 35 comuni in provincia di Treviso. Essendo la raccolta differenziata uno dei suoi compiti, Savno ha voluto dare il buon esempio. La nuova sede è fatta quasi per intero con materiali riciclati.
Per la costruzione della palazzina (2 piani, 600 metri quadrati di superficie) sono stati usati 33 metri cubi di pannelli isolanti di pet, pari a 11 mila bottiglie di plastica. Dal pet sono stati ricavati fogli di poliestere fono e termo isolanti che non producono fumi tossici in caso d'incendio. Dalla carta riciclata dei quotididiani è stata ottenuta con poca energia una particolare fibra di cellulosa ottima per isolare i pavimenti. I 53 metri cubi di pannelli in legno-cemento usati per il tamponamento provengono dagli scarti delle segherie. Nella gamma degli isolanti non poteva mancare il sughero, riciclato e riciclabile: la palazzina ne contine 100 metri cubi (pari a 1 milione di turaccioli). La struttura portante è tutta di acciaio riciclato (130 mila kg per le armature, 16 mila kg per la struttura interna delle pareti).
Il fabbisogno energetico annuo dell'edificio è di 6kw per metro cubo (un terzo rispetto a un edificio tradizionale). Anche la «trasmittanza» delle pareti (la dispersione di watt per metro quadro) è inferiore di un terzo rispetto agli standard normali. La struttura della palazzina - semplice, compatta, senza spigoli - è stata pensata apposta per limitare la dispersione di calore. Ci sono i pannelli fotovoltaici, ma questo è quasi banale. Meno scontato l'ultilizzo della geotermia per riscaldare e raffredare l'edificio. Un'impiegata della Savno (nella palazzina lavorano 35 persone) ci ha spiegato come funziona: «Ci sono delle sonde che scendono a una profondità di 150 metri. Si sfrutta l'accumulo della massa terrestre per scaldare o raffreddare l'acqua a seconda delle stagioni. Qui non abbiano termosifoni o condizionatori. Quest'inverno avevamo paura di gelare. Invece tutto ha funzionato bene».
Non è finita qui. Per limitare l'impatto termico, sul tetto della palazzina si sta realizzando un giardino pensile, usando il compost proveniente dalla raccolta differenziata. Neppure l'acqua piovana andrà sprecata: raccolta in un apposito impianto servirà per innaffiare le piante e per tirare lo sciacquone.
Tutta questa meraviglia è costata un milione e 200 mila euro, circa il 20% in più rispetto ai prezzi dell'edilizia convenzionale. Ma in pochi anni il risparmio energetico ammortizzerà quel 20% speso in più. Dunque, non è abusato il nome che Savno ha dato al suo progetto: «La sostenibilità ha trovato casa». Per idearlo e per realizzarlo non c'è stato bisogno di ricorrere a «grandi firme» della bio-architettura. Il caso di Savno dimostra che anche in provincia, e persino in Italia, le competenze per fare eco-edilizia ci sono. Basta volerle sfruttare. 
Stridente ogni riferimento al terremoto, chiudiamo con una battuta: Conegliano può guardare dall'alto in basso l'Empire State Building. Nello storico grattacielo di New York sono iniziati lavori di ristrutturazione. 20 milioni di dollari, raccolti dalla Fondazione Bill Clinton, serviranno a ridurre del 38% i consumi energetici. Saranno installati i tripli vetri. Robetta, per Conegliano.
di Manuela Cartosio

Canale di Sicilia: "la nostra zona di pesca, la loro zona di transito"


"Ci troviamo nel passaggio. È la nostra zona di pesca, e la loro zona di transito". Quasi ogni giorno i pescatori del Canale di Sicilia incrociano le barche dei migranti al largo di Lampedusa. E sempre più spesso sostituiscono Guardia Costiera e Marina militare in difficili salvataggi. L'ultimo è avvenuto lo scorso 28 novembre 2008. Col mare in burrasca e onde alte otto metri, cinque equipaggi siciliani hanno coraggiosamente soccorso 650 persone.

Per incontrare i protagonisti di quel salvataggio, sono andato a Mazara del Vallo, primo distretto della pesca in Italia. E ho scoperto che non è la prima volta. Negli ultimi anni i pescatori mazaresi hanno salvato la vita a centinaia di uomini e donne. Le loro sono storie incredibili, di uomini ripescati in alto mare, a mollo da ore, aggrappati alla chiglia di un gommone affondato. Sono storie drammatiche, di barche capovolte durante le operazioni di salvataggio e di persone annegate a due metri dalla loro salvezza. Storie eroiche, di marinai saltati in mare, nella notte, per salvare una donna caduta in acqua. Ma anche storie crudeli, indicibili, di cadaveri ritrovati nelle reti, mangiati dai pesci. Sono le storie di una profonda umanità. Di anonimi eroi che non si sono girati dall'altra parte. Perché "quando vedi un bambino di tre mesi a mare, non pensi più ai soldi, né al tempo perso. Pensi soltanto a salvargli la vita". E fu una bambina di pochi mesi, la prima a salire a bordo del Ghibli, il pomeriggio dello scorso 28 novembre a Lampedusa. "Era avvolta da una coperta. Ho aperto il fagotto e le ho fatto un po' di smorfie. Lei rideva". Era in mare da tre giorni quella bambina, insieme alla madre, e altre 350 persone, stipate su un barcone di dieci metri, in legno, rimasto bloccato nel mare in tempesta, 10 miglia a sud est dell'isola. Il capitano Pietro Russo non dimenticherà facilmente il volto di quella bambina. Fu il comandante della Capitaneria di porto a chiedergli di intervenire. La Guardia costiera non aveva i mezzi per uscire col mare grosso e in zona non c'erano navi della marina militare. A bordo c'erano donne e bambini, così il capitano del Ghibli non poté tirarsi indietro. Come non si era tirato indietro, la notte precedente, il comandante del Twenty Two, Salvatore Cancemi, detto Schillaci, che non aveva esitato a uscire col mare forza 7 pur di portare in salvo i 300 passeggeri dell'altro barcone in zona.

L'ultimo avvistamento era avvenuto 15 miglia a ovest dell'isola, vicino allo scoglio di Lampione. Con la luce dei fari, cinque pescherecci della flotta mazarese passarono al setaccio la zona, nonostante le condizioni proibitive del mare. "C'erano onde alte otto metri e raffiche di vento grecale a 70 chilometri orari" racconta Cancemi. "Il mare era troppo grosso per un abbordaggio - dice - ma anche per il rimorchio, il cavo si poteva spezzare. C'era troppa risacca. Così decidemmo di scortarli. Stavamo di lato per fare muro contro il vento". Era un barcone di 12 metri, di legno, pieno zeppo, le onde sbattevano sul ponte della barca. Cercarono riparo dalla risacca sotto gli scogli di Lampedusa, a Cozzo Ponente, procedendo con lo scandaglio, in piena notte. E poi li abbordarono per trasbordare i passeggeri. Quello fu il momento più difficile, dice il pescatore: se si fossero spostati di fianco, la barca si sarebbe immediatamente sbilanciata e rovesciata in mare. Non sarebbe stata la prima volta. Successe il 17 luglio 2007 a Nicola Asaro, comandante del Monastir, classe 1953. Stavano pescando gamberi rossi al largo della costa libica, quando si avvicinò loro una lancia in vetroresina con 26 persone a bordo. "Erano senza carburante. Volevano della benzina, ma noi andiamo a gasolio e non potevamo aiutarli". Asaro abbassò la scaletta per farli salire. Il mare era piatto. Fu un attimo. Qualcuno si alzò in piedi, da dietro iniziarono a spingere e in un momento la barca si capovolse. "Lanciammo immediatamente in mare i salvagente e alcune cime. Non sapevano nuotare. Si tiravano sotto uno con l'altro". Alla fine riuscirono a trarne in salvo 14 e a recuperare un cadavere. "Gli altri 11 li ho visti affondare con i miei occhi".

La stessa cosa è successa pochi mesi fa, a giugno, al comandante dell'Ariete, Gaspare Marrone. Stavano trainando le gabbie dei tonni. La barca, con 30 persone a bordo, si capovolse a due metri dal peschereccio. In cinque finirono aggrappati alla gabbia, altri 22 li recuperò l'equipaggio. Tre persone invece, tra cui una donna, scomparvero tra le onde. Un anno prima, nel settembre del 2007, Marrone aveva salvato la vita a 10 uomini incontrati in alto mare, appesi alla chiglia di un gommone affondato: un tubo largo 20 cm e lungo 4 metri. Stavano in mare da più di due ore, nudi. Gli altri 30 compagni di viaggio erano annegati. "Da lontano sembravano delle boe, quando capii che erano degli uomini non ci volevo credere. Lanciammo i salvagente. Il direttore macchine si tuffò per aiutarli, non avevano più forza." E senza forza era anche il giovane mauritano trovato da solo, in acqua, a 70 miglia da Lampedusa, dal peschereccio Ofelia il 23 agosto 2007. "Era l'alba - racconta il capitano Antonio Cittadino -. Lo vidi per caso, dal finestrino. All'inizio mi sembrava un bidone. Poi vidi muoversi qualcosa. Stava alzando la mano. Era un uomo". Da 48 ore stava seduto in bilico sopra tre tavole di legno dello scafo di un gommone affondato. Unico superstite di 47 passeggeri. "Lo abbiamo tirato a bordo di peso. Si è accasciato a terra. Non parlava. Aveva le carni bianche dal sale. Quando si è ripreso, il giorno dopo, mi chiamava l'amico di Dio".

di Gabriele Del Grande

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15088/Il+Canale+dell'umanit%26agrave;

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