giovedì 7 maggio 2009

Obama contro tutti i signori dell'oppio?


Obama dichiara guerra all'oppio. Mossa attesa e, da ieri, Vangelo dopo che il New York Times ha spiegato, forse con qualche forzatura, che gli Stati Uniti pensano di mandare 20mila soldati in tre province del Sud afgano per sconfiggere i talebani che proteggono i campi di papavero ricavandone lauti profitti. Solo soldati? No, anche decine di milioni di dollari per l'agricoltura sempre in chiave anti-oppio. Ma, dice l'articolo, non sarà facile. 
In una ordinaria giornata in cui il traffico caotico di Kabul ha ripreso il sopravvento dopo tre giorni di calma piatta in attesa di un possibile attentato in grande stile (non verificatosi), la notizia del giorno fa venire in mente anche il quartiere di Wazir Akbarkhan, gentilmente chiamato il rione “dei diplomatici e dei banditi”, dove proprio ieri si è registrata una sparatoria. In realtà pare fossero solo un paio di colpi usciti, chissà se per distrazione o malintenzione, da una delle centinaia di bocche di fuoco di cui sono armati poliziotti e contractor che stan sulle porte di questa zona residenziale, prediletta dai funzionari e nota per essere il luogo dove i signori della guerra e dell'oppio investono i loro ampi proventi: altro che i duecento o i quattrocento milioni (300 secondo il Nyt) che l'anno scorso si sarebbero intascati, come mazzetta o decima per la protezione dei campi, i commander talebani. A Wazir una nuova edilizia dal discutibile gusto vagamente babilonese, arricchito da suggestioni pachistane, persiane o del Golfo, con le inevitabili colonne alla Capitol Hill orlate di capitelli dorici o corinzi, appare come la dimostrazione patente che a Kabul circola un'infinità di denaro di dubbia provenienza. Nella capitale non ci sono solo i soldi della comunità internazionale che, tutt'al più, paga affitti salatissimi nell'esclusivo quartiere eletto a domicilio. Ci son appartamenti vuoti e dai vetri oscurati e persino l'ex generale Dostum, già signore della guerra ora all'estero inseguito da un mandato, ha qui la sua base, da poco tinteggiata di violetto. In effetti la cosa è seccante. E questa ricchezza troppo manifesta sta dando davvero nell'occhio. 
Ma gli Stati uniti sembrano più preoccupati di quanto guadagnano i talebani con questa macchina perfetta per far soldi ma che solo in parte controllano. Obama dovrebbe saperlo perché uno dei suoi testi di riferimento è un articolo che ha ormai fatto scuola e che Ahmed Rashid e il professor Barnett Rubin, molto ascoltati dal presidente, hanno scritto su Foreign Affairs nel dicembre scorso: From Great Game to grand bargain. Nel loro articolo-saggio, una piccola Bibbia nel nuovo Obama-pensiero sull'Afghanistan, sostengono che la coltivazione dell'oppio, ormai un elemento portante dell'economia illegale e sommersa, produrrebbe un introito in denaro pari a metà dei proventi derivati dell’export legale afghano (il Nyt dice il 60% del Pil).
Effettivamente l'oppio è il maggior elemento di disturbo nel panorama economico, con una raccolta di 8.200 tonnellate nel 2007, un leggero declino del 6% nel 2008, ma in crescita rispetto al 2006 di oltre il 30%. Inoltre ora l'Afghanistan ha i suoi laboratori in grado di aumentare il valore per unità di peso (si va, a prodotto fresco, dai 108 ai 90 dollari al chilo ma la stessa quantità raffinata e trasformata in eroina vale fino a 2.500 dollari). Il fatto è che la circolazione di questo denaro fuori controllo si travasa, per essere “lavato”, in attività lecite come l'immobiliare. I talebani, che si diceva nel 2007 avessero ricavato dall'oppio una tangente del 10% (100 milioni di dollari su una stima di un giro d’affari di circa un miliardo), nel 2008 avrebbero raddoppiato, se non - dice l'Onu - quadruplicato, gli introiti. L'agenzia dell'Onu che fa queste stime (Unodc) ritiene anche che almeno un un milione di afgani siano usciti dal ciclo produttivo e che ormai, per il 98%, la coltivazione del papavero sia ormai appannaggio del Sud del paese, tra Helmand, Kandahar e Zabul, dove infatti Obama vuole concentrare i suoi sforzi. Ma come? Fumigazioni e incendi delle coltivazioni han fatto cilecca e creato astio tra i contadini. La sostituzione delle coltivazioni funziona, ma molto a rilento. Adesso Obama vuole spezzare il ciclo oppio-guerra anche se bene non si sa come voglia fare. Vuole insomma dare una batosta ai talebani guardiani del prodotto. Ma con i signori dell'oppio di Wazir Akbarkhan come la mettiamo?
di Emanuele Giordana
Anche su il riformista

California, fare cassa con la marijuana


Per salvarsi dalla bancarotta la California potrebbe legalizzare “in toto” la marijuana e tassarne la coltivazione, il commercio e l’uso come avviene per gli alcolici. L’idea di fare della marijuana un’arma contro la crisi economico finanziaria è del deputato del parlamento californiano Tom Ammiano, un democratico italo americano, che ad aprile ha presentato un progetto legge in merito. Il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, non la ha ancora appoggiata, ma ha dichiarato che “è arrivato il momento di esaminare la questione”. Da un sondaggio, il 56% della popolazione è favorevole, soprattutto a Los Angeles e San Francisco. POTENZIALI INCASSI - In California, l’impiego medico della marijuana è già legale. Ma Amiano vuole che lo diventi altresì “l’impiego ricreativo”, come per gli alcolici. Il nostro bilancio è in drammatico passivo, ha ammonito il deputato, se potessimo legalizzare e tassare la marijuana incasseremmo miliardi di dollari, perché milioni di persone la prenderebbero subito. Schwarzenegger, che è sposato a una Kennedy, una dinastia liberal, si è dimostrato possibilista: «Sono aperto a un pubblico dibattito» ha detto «nuove entrate ci farebbero comodo». Ma ha aggiunto che «bisogna studiare gli effetti che la legalizzazione della marijuana ha prodotto in altri Paesi» (non ha precisato quali). Se non sono negativi, ha concluso, si potrebbe procedere, ma con cautela. Stando i media, l’ex attore, il cui secondo mandato scadrà il prossimo anno, e la cui popolarità è scesa al 30% a causa della crisi economica finanziaria, fumò la marijuana in passato: apparve con lo spinello nel suo primo film, nel 1977, e due anni fa dichiarò che «non si tratta di una droga ma solo di una foglia» (“Scherzava”, rettificarono i suoi portavoce il giorno dopo). DRASTICHE MISURE - Ma “Schwarzy”, che non potrà ricandidarsi, è un repubblicano, e non deve alienarsi il partito, che è ferocemente contrario alla marijuana. In ogni caso, per evitare la bancarotta, il parlamento californiano dovrà prendere drastiche misure entro il 19 prossimo. Legalizzare la marijuana in due settimane è impossibile. Il braccio di ferro sullo spinello è in corso da anni in California dove condussero una campagna in suo favore anche celebrità come Gorge Soros, il mago degli investimenti, e il premio Nobel dell’economia Milton Friedman, ora defunto. La California è la prima produttrice americana di marijuana tanto che un’area centrale è chiamata “il triangolo d’oro”, perché vi fervono una coltivazione e smercio clandestini che fruttano somme colossali. Ma la legge che ne vieta l’uso è federale non locale, viene cioè da Washington, e vale in tutti gli Stati uniti. Perciò se la marijuana fosse legalizzata dal parlamento californiano o da un referendum nello stato, ci vorrebbe poi il placet dell’amministrazione Obama.

di Ennio Caretto

Link: http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_06/marijuana_california_ennio_caretto_8a96923e-3a5d-11de-9bf9-00144f02aabc.shtml

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori