domenica 24 maggio 2009

Il Cavaliere è l'esecutore


L'occupazione dei media, il dilagare sulle televisioni di valori funzionali al suo successo, l'imbonimento del Paese, la conquista di una maggioranza creata a sua immagine e somiglianza. Tutto già scritto nel Piano di rinascita democratica di Licio Gelli, di cui il "Cavaliere" è solo un esecutore.

"David Mills è stato condannato da un Giudice comunista, che mi è nemico". Questa la solita difesa del "Cavaliere" ogni qual volta vengano giudicate le tante malefatte contestategli nell’ultimo decennio. Un attacco che mostra, ancora una volta, di essere poco cavalleresco: insulta un Giudice donna per l’ennesima condanna riportata in primo grado ignorando che altri due Giudici hanno condiviso quella medesima decisione e che Corte di Appello e Corte di Cassazione gli hanno dato torto anche sulla pretesa incompatibilità. Afferma che quel Giudice donna ha deciso di screditarlo proprio in occasione di una tornata elettorale e dimentica che si tratta di un argomento che in Italia non funziona perché è sempre a portata di mano, tanto che lui stesso ne ha fatto largo uso, e che comunque i tempi del deposito delle sentenze sono stabiliti per legge. A saperlo, avrebbe cambiato anche quelli.

E' certamente una sentenza che scotta poiché conferma che gran parte di ciò che ha conquistato nella sua vita il "Cavaliere" è dovuto a pratiche corruttive. Per impedirne la pronuncia, non aveva esitato a proporre un decreto legge che bloccava oltre centomila processi, che avrebbero favorito i peggiori arnesi di questo Paese, per impedirne uno: il suo. E quando è stato sconfitto per l'enormità della proposta, si è inventato il lodo Alfano, che protegge quattro alte cariche dello Stato per salvarne una: la sua. E si assicura un’impunità di fatto per quel reato e per ogni altra violazione di legge: anche il più riprovevole, se commesso in costanza di mandato.

In quella sentenza è tracciato un altro capitolo della sua tortuosa vicenda umana: in pratica dalla sua iscrizione alla loggia segreta di Licio Gelli, all'acquisto della villa di Arcore, all'ingaggio di uno stalliere mafioso per custodire una stalla senza l'ombra di un quadrupede, alla conquista delle televisioni, alla discesa in campo come improvvisato politico, alla sua carriera di imprenditore e di presidente del Consiglio, carica ricoperta per tre volte, tutto è dovuto a pratiche occulte, alleanze sotterranee, percorsi indicibili, falsi bilanci, elargizioni di danaro a fini corruttivi, il tutto dentro un permanente conflitto d’interessi con cui ha disinvoltamente convissuto anche grazie ad un Parlamento occupato in buona parte da subalterni.

Ogni uomo ha un prezzo, questa la filosofia cui si ispira, la stessa che percorre il programma piduista di Licio Gelli: ricordate? "Parigi val bene una messa", frase adattata all'acquisto sul libero mercato di politici, di giornalisti, di giudici, di militari, di sindacalisti.

E poi: "Dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna". La libertà: ecco la seconda ispirazione permanente del "Cavaliere": libertà di abbandonarsi ad ogni eccesso, fino a demonizzare i Giudici di questo Paese ed a tessere lodi per un capo mafia arrivando a definirlo un eroe, ad ogni trasgressione di un'etica pubblica e privata, ad ogni sconfinamento nelle illegalità, inquinando animi, impoverendo le menti, distruggendo valori. Quelli Costituzionali, prezioso cemento identitario, sono da abbattere in una lotta senza quartiere, perché prevalgano nuovi modelli unificanti: il danaro, il successo, la trasgressione oltre ogni limite.

Solo la politica gli può consentire l'occupazione dei media, il dilagare sulle televisioni di valori funzionali al suo successo, l'imbonimento del Paese, la conquista di una maggioranza creata a sua immagine e somiglianza. Ed anche a questo proposito ci soccorre il Piano di rinascita democratica di Licio Gelli, di cui il "Cavaliere" è solo un esecutore: "Primario obbiettivo e indispensabile presupposto dell'operazione è la costituzione di un club…ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini politici (di cui si fanno anche i nomi), che non superi il numero di 30-40 unità".

Ma torniamo alla sentenza (di primo grado), dove si snocciolano gli affari corruttivi del "Cavaliere" il quale, invece di difendersi nel giudizio, vomita insulti nei teatrini televisivi, minaccia di fare altrettanto in Parlamento, infischiandosi del resto e non fornendo spiegazioni delle sue bugie e dei suoi spergiuri, nei quali arriva a coinvolgere suoi familiari. Tanto nel Parlamento gode di una maggioranza che tutto deve a lui, le sue fortune passate, presenti e, se si comporta bene, anche future. Un Parlamento che gli ha approvato leggi oltraggiose di uno Stato di Diritto, pur di sottrarlo ripetutamente ai Giudici che, a parte i corrotti e i corruttibili, gli sembrano tutti nemici personali.

Una maggioranza, qualunque sia il colore politico che la ispira, che finora non ha avuto l'ardire di approvare una legge che impedisse ad un uomo delle istituzioni di servire i suoi interessi personali. E forse è questa la madre di tutte le nostre arretratezze e dei pericoli della nostra democrazia: avere alla guida del Governo un uomo che, dovendo servire la Costituzione, ne è intimamente nemico; dovendo ispirarsi all'interesse pubblico, persegue quello di un clan; dovendo essere custode delle leggi uguali per tutti, le strazia a suo uso e consumo. E che vuole anche diventare il massimo garante della fedeltà alla Costituzione, dopo averla insultata e mortificata e che pretende di divenire il custode dell'autonomia della Magistratura (sic!), dopo aver teorizzato e praticato il sovvertimento di ogni regola di Giustizia.

Non sono sereni i tempi della democrazia nel nostro Paese.

di Libero Mancuso

Link: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12150



Irlanda, la Chiesa degli orrori

Dopo 9 anni di lavoro, sono stati resi pubblici, in Irlanda, i risultati della Commissione per gli abusi sui bambini, che documentano le atrocità commesse negli istituti cattolici, a danno di orfani e ragazzini "disagiati". Si calcola che, dal 1920 fino al 1980, quasi 35 mila bambini siano passati per queste case. Più di mille hanno subito anche molestie sessuali.

"Era comune essere svegliato durante la notte da qualcuno che voleva fare sesso con te e se informavi i Fratelli Cristiani (la congregazione che gestiva la casa) ottenevi in cambio di venire picchiato e minacciato da quelle stesse persone, religiosi o guardiani, che venivano a cercarti". Chi parla è Tom Haynes, uno delle migliaia di orfani e "ragazzi disagiati" che sono stati rinchiusi, fino agli '80, negli istituti cattolici e che hanno subito molestie sessuali. Tom Wall, che all'età di 8 anni fu spedito nella stessa scuola di Haynes, a Glin, nella contea di Limerick, racconta: "Se ti sceglievano diventavi un pericolo, se ti sceglievano diventavi un bersaglio. E non c'era modo di evitarlo, perché potevano arrivare a te 24 ore su 24". Storie che hanno lasciato delle ferite profonde nelle persone che hanno dovuto subire. Oggi "trovo impossibile mischiarmi con la gente, credere in qualcuno o avere un qualche tipo di relazione con l'altro sesso", ha confessato alla fine della sua storia Tom Wall.

"Mi sento ingannato e preso in giro. Non avrei mai riaperto le mie ferite se avessi saputo che questo sarebbe stato il risultato" è stato il commento di John Walsh, vittima degli abusi dei prelati cattolici e leader dell'Irish Survivors of Child Abuse. La sua delusione è dovuta al fatto che i risultati della commissione non potranno essere usati in tribunale perché nel 2004 i Fratelli Cristiani, hanno ottenuto l'anonimato per tutte le persone coinvolte nei fatti. Nessun nome, dunque, che si tratti di una vittima o di un carnefice, appare nel documento finale. "Tutto ciò mi ha devastato- prosegue Walsh, così come devasterà la maggior parte di coloro che hanno dovuto subire gli abusi, perchè non ci saranno procedimenti penali nè assunzioni di responsabilità di nessun tipo".

Anche se non si arriverà mai ad un processo, il rapporto stilato dalla commissione traccia una verità storica dei fatti e dice molte cose. Come, per esempio, il fatto che gli abusi sessuali all'interno delle strutture educative cattoliche erano "endemici" e che le autorità cattoliche irlandesi, al corrente di quello che stava succedendo, hanno lasciato fare per spirito d'omertà e di fedeltà al gruppo. Del resto, ancora oggi, di fronte alla pubblicazione degli atti della Commissione, Vincent Nichols, capo dei cattolici d'Inghilterra e del Galles, si è pronunciato in favore di coloro "che vederanno le loro storie raccontate in pubblico" e di coloro che "all'interno degli ordini religiosi e del clero di Dublino, dovranno affrontare fatti del loro passato ai quali avrebbero preferito, istintivamente e naturalmente, non dover più guardare", per concludere dicendo che "non dovremmo dimenticarci che quello che è emerso oggi getterà ombra anche su tutto ciò che è stato fatto di buono."

Nei cinque volumi stilati dalla commissione, però, di buono c'è poco. Al contrario, il rapporto parla di un ricorso sistematico alla violenza come metodo di gestione delle strutture educative; dell'imposizione di una disciplina "irragionevole ed oppressiva" sui ragazzini e sullo staff; e di una serie di abusi fisici e mentali che concorrevano a prolungare la cultura della violenza anche nelle generazioni successive.
Dal 1920 al 1980 trentacinque mila bambini sono passati per gli istituti cattolici. Si stima che siano un migliaio quelli che hanno subito abusi di tipo sessuale, ma per gli altri restavano frequenti violenze e umiliazioni designate a farli sentire inutili. Nelle case d'accoglienza per ragazze, gestite dalle suore, le violenze sessuali sembrano essere state minori. In compenso lo sfruttamento e il lavoro pesante sono bene documentati, come nel caso delle lavanderie gestite dalle Sorelle di Maddalena (Magdalene Sisters). 
In ultimo, il rapporto della Commissione non omette di condannare le autorità governative irlandesi, che non hanno saputo o non hanno voluto prevenire le atrocità che venivano commesse negli istituti cattolici, nonostante fin dagli anni '40 alcuni ispettori avessero denunciato ossa spezzate e una generale situazione di malnutrizione. In questo senso, il lavoro della commissione segna anche il cambiamento che si avuto all'interno della società irlandese, non più strettamente legata ai voleri della chiesa cattolica.

di Chiara Pracchi

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