mercoledì 27 maggio 2009

Omicidi sul lavoro, la strage senza fine continua


Dall’inizio del 2009 sono 422 i morti e oltre 420.000 gli infortuni sul lavoro.

Oggi alla Saras e Sarroch di Cagliari, la famosa raffineria della Famiglia Moratti, tre operai di una ditta esterna sono morti per intossicazione da azoto. La strage senza fine continua, colpisce dal sud al nord, senza differenza di settore lavorativo, cantiere edile o fabbrica che sia, la morte colpisce sempre i lavoratori. Quei soggetti sociali ormai dimenticati da tutti, si dimenticati perché al centro dei pensieri dei nostri politici governanti e non, c’è solo l’impresa e il profitto, le veline, al massimo la riforma elettorale.
Mentre invece le condizioni di lavoro della “classe” scomparsa e dimenticata, quella che doveva dare “l’assalto al cielo” peggiorano ogni giorno, grazie alle leggi fatte che hanno reso il lavoro sempre più precario, flessibile ed incerto, dove gli appalti e i sub appalti la fanno da padrone, dove si defiscalizzano gli straordinari, dove per guadagnarsi come si diceva una volta “la pagnotta” i lavoratori sono costretti ad operare in condizioni sempre peggiori e per un numero di ore di gran lunga eccedenti le famose 8 ore.
Noi crediamo fermamente che, in questa vera e propria guerra fra Capitale e Lavoro che è il frutto di una lunga stagione di deregulation e di totale subordinazione da parte del sindacato confederale ai voleri di Confindustria che ha portato all’abbattimento dei diritti dei lavoratori, facendo diventare norma, la precarietà e la flessibilità, il Governo anzi i Governi che si sono succeduti negli ultimi 17 anni, non possono in alcun modo considerarsi estranei, anzi tutt’altro. 
Di rituali non ne vogliamo più, di condoglianze e pronunciamenti di rito ne abbiamo le tasche piene. Vogliamo che il problema Sicurezza sul Lavoro sia affrontato realmente alla radice, eliminando flessibilità e precarietà che sono alle origini di questi eventi, vogliamo altresì che il lavoro riassuma una propria centralità nell’agenda politica, magari a discapito del loro tanto amato profitto!

PERCHÈ LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI !

Le Rappresentanze Sindacali di Base –Il Sindacato Indipendente


Terzo Mondo in vendita


Il fenomeno ha ormai un nomignolo: «farmland grabbing», accaparramento di terre coltivabili. E' una tendenza emersa nel corso dell'ultimo anno, via via che paesi danarosi - come la Corea del Sud o l'Arabia saudita - hanno cominciato a investire comprando grandi estensioni di terre agricole all'estero, per avviare coltivazioni intensive e assicurarsi forniture continue di derrate alimentari. Pare che sia stata la grande fiammata dei prezzi alimentari tra il 2007 e il 2008 a spingere paesi ricchi - ma con limitate possibilità di produrre cibo - a correre ai ripari. Una questione di «sicurezza alimentare». In qualche caso questa tendenza ha fattop notizia, come quando il gruppo sudcoreano Daewoo Logistics ha cercato di acquisire una grande estensione di terreno in Madagascar - ma la cosa ha provocato reazioni e proteste nel paese dell'oceano Indiano, che hanno contribuito ai recenti rivolgimenti politici.
Dunque: paesi ricchi ma con poca terra coltivabile vanno a comprare terre altrove. Il fatto è che «comprare» è una parola inesatta, almeno a quanto afferma un rapporto compilato da due agenzie delle Nazioni unite, il Fondo per l'Agricoltura e l'alimentazione (Fao) e il Fondo internazionale per l'agricoltura e lo sviluppo (Ifad), entrambe con sede a Roma. Nel rapporto «Land grab or development opportunity?» si sottolinea che diversi paesi africano stanno dando via grandi estensioni di terra coltivabile quasi gratis, in cambio di pressoché nulla salvo aleatorie promesse di investimenti e posti di lavoro. «Gran parte degli accordi di cessione di terre documentati da quasto studio coinvolgono pagamenti simbolici o nessun pagamento», si legge nel rapporto. Contengono invece impegni su investimenti per lo sviluppo di infrastrutture e creazione di lavoro, ma mancano di concretezza». 
Il rapporto analizza in particolare grandi accordi di cessione di terre (più di mille ettari per volta) in Etiopia, Ghana, Madagascar, Mali e Sudan, oltre a «casi di studio» in Mozambico e in Tanzania. Avverta che i dato sugli accordi di cessione di terre sono in generale «scarsi e poco affidabili». Gli «acquirenti» vanno dall'Arabia saudita e altri paesi petroliferi del Golfo come il Qatar, alla corea del sud, alla Cina. Tra gli esperti c'è grande discussione se questi investimenti in terre possano favorire lo sviluppo di poveri paesi africani e quindi dare un impulso alla sua crescita - o se invece siano una nuova forma di «neocolonialismo». Gli stessi esperti della Fao e dell'Ifad evitano di prendere posizione in modo troppo esplòicito. Ma nel loro studio dicono che in tutti i casi analizzati, «virtualmente tutti i contratti \ sono «estremamente brevi e semplificati, rispetti alla realtà economica della transazione»: mancano ad esempio meccanismi per «monitorare o imporre il rispetto degli impegni presi dagli investitori» quando a lavoro e infrastrutture, controllare che i paesi coinvolti ne ricavito un giusto reddito. 
Eppure stiamo parlando di grandi porzioni di territorio: lo studio di Ifad e Fao riguarda 2,5 milioni di ettari di terre, pari a grossomodo metà delle terre coltivabili della Gran Bretagna (secondo una stima dell'ufficio studi della Nestlé, citata ieri dal Financial times, il totale degli investimenti messi a segno finora in Africa, America Latina e Africa supera in realtà i 15 milioni di ettari, cioè metà della superfice dell'Italia). Terre da cui i coltivatori locali sono espulsi: e gratis.
di Marina Forti

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori