sabato 30 maggio 2009

Berlino, ritrovato il corpo della compagna Rosa Luxemburg



Il cadavere di Rosa Luxemburg è stato scoperto nell'obitorio dell'ospedale Charité di Berlino.
Lo rivela Der Spiegel che cita il primario del reparto di medicina legale, Michael Tsokos. Una serie di elementi fanno pensare che si tratti proprio dei resti della fondatrice del partito comunista tedesco assassinata tra il 15 e il 16 gennaio 1919 mentre veniva trasferita in carcere. Il cadavere fu gettato in un canale, da cui furono successivamente ripescati dei resti identificati come quelli della Luxemburg e a cui fu data sepoltura.
Tsokos ha spiegato che il corpo - privo di testa, mani e piedi - è di una donna annegata che presenta fortissime somiglianze con la pasionaria del marxismo. L'età al momento del decesso è stimata tra i 40 e 50 anni, soffriva di artrosi e aveva una gamba più lunga dell'altra.

Rosa Luxemburg aveva 47 anni quando fu assassinata e soffriva fin dalla nascita di una malformazione del femore che la rendeva leggermente claudicante.
Dopo l'assassinio il cadavere della Luxemburg fu gettato in un canale Landwehr di Berlino, da cui fu ripescato quattro mesi dopo. 
Ma i resti che furono seppelliti il 13 giugno 1919 nel cimitero berlinese di Friedrichsfelde presentavano notevoli discordanze anatomiche rispetto alla rivoluzionaria comunista.
L'autopsia eseguita dopo il ritrovamento del cadavere non constatò alcuna menomazione al femore e nessuna differenza nella lunghezza delle gambe. Nella stessa autopsia non furono riscontrate le conseguenze dei colpi inferti con i calci dei fucili e un colpo di pistola alla nuca. Lo storico berlinese Joern Schuetrumpf ritiene incredibile che queste contraddizioni non siano mai state evidenziate.
Rosa Luxembourg fu selvaggiamente picchiata e poi finita con un colpo di pistola alla testa dai soldati della Garde-Kavallerie-Schuetzen Division.

Caucaso, nuove sfide per l'Armenia


Per l'Armenia, il Paese più piccolo e più isolato del Caucaso meridionale, i recenti cambiamenti nell'ambito della sicurezza regionale hanno comportato nuove sfide, e considerevoli tensioni sono sorte in merito alla sua capacità di adattarsi alla nuova situazione. In particolare in seguito alla guerra dell'agosto 2008 in Georgia, la Russia è riuscita efficacemente a consolidare e ad accrescere il proprio potere ed influenza in tutto il Caucaso, cambiando così la situazione per quanto riguarda la sicurezza nella regione. 

Per l'Armenia, la guerra in Georgia è stata una nuova prova e ha messo la sua posizione di alleato strategico della Russia maggiormente in balìa del futuro corso della politica russa. L'Armenia, diventata troppo dipendente dal suo ruolo di Stato subordinato alla Russia, è sempre meno capace di trovare equilibrio nella propria politica estera e di sicurezza. L'Armenia è stata quindi attratta ancor più saldamente nell'orbita russa e ha visto allontanarsi ulteriormente la sua ambizione di rafforzare i propri legami con l'Unione Europea e gli Stati Uniti. Questo sviluppo ha indebolito anche la strategia armena a lungo termine di perseguire quella cosiddetta “complementarietà” in politica estera, che dovrebbe realizzare un equilibrio tra le sue aspirazioni filo-occidentali e il suo affidarsi alla Russia. 

Recentemente questa difficoltà è risultata particolarmente evidente nella tardiva decisione dell'Armenia di ritirarsi da una esercitazione della NATO, da tempo in programma nella vicina Georgia. La decisione armena, adottata il 5 maggio, sembra essere stata presa in seguito alle pressioni di Mosca dell'ultimo minuto. L'assenza di una spiegazione adeguata per questa scelta da parte dell'Armenia confermerebbe quest'ipotesi. Le dichiarazioni ufficiali si sono limitate a sostenere che la decisione di ritirarsi dall'esercitazione era dovuta a non meglio specificate “circostanze contingenti”. 

Inizialmente l'esercitazione della NATO, programmata fin dal 2007, includeva l'Armenia e più di una dozzina tra partner o Paesi membri della NATO. Ciascun Paese avrebbe dovuto fornire un contingente di circa 1.000 soldati, per partecipare a addestramenti ed esercitazioni dedicate ad attività di “gestione delle crisi”. Nonostante la natura non offensiva delle esercitazioni, la Russia ha reagito energicamente contro l'evento programmato, evidenziando la propria opposizione alle attività della NATO nella regione, e forse anche manifestando la propria volontà strategica di isolare e marginalizzare ulteriormente la Georgia, all'indomani della guerra dell'agosto 2008. 

La reazione della Russia ha spinto altri Stati a rinunciare a partecipare all'esercitazione. Il Kazakistan, la Moldavia e la Serbia si sono ritirati alla fine di aprile. Nonostante gli stretti legami militari e di sicurezza tra l'Armenia e Mosca, la decisione di Yerevan è stata una sorpresa dell'ultimo momento, e un cambiamento netto e improvviso di rotta, specialmente visto che il presidente armeno Serzh Sargsyan, non più tardi del 28 aprile, aveva riaffermato il proprio impegno a “rafforzare i legami con la NATO”. Al di là delle possibili ragioni o motivazioni, il repentino voltafaccia dell'Armenia mette ora in discussione la sincerità del Paese e solleva nuovi dubbi sul suo impegno a mantenere la relazione con la NATO come elemento centrale della propria sicurezza nazionale. Oltre ai dubbi sui legami dell'Armenia con la NATO, la decisione ha inoltre offuscato più in generale la capacità dell'Armenia di legarsi all'Occidente, specialmente alla luce di una tale vulnerabilità e ossequio alle pressioni russe. 

Ancora più sorprendente è il fatto che l'Armenia, solo lo scorso anno, aveva ospitato delle esercitazioni NATO molto simili che, benché boicottate dalla Russia, non avevano innescato alcuna forte reazione né risposta di Mosca. Anche quest'ultimo esempio è rivelatore, e indica i gravi problemi causati dalla sovra-dipendenza dell'Armenia dalla Russia. In particolare questo problema deriva da due fondamentali mancanze che affliggono l'indipendenza armena. La prima è connessa alla condizione stessa dell'indipendenza, o più precisamente alla crescente dipendenza del Paese. Questa dipendenza si sta approfondendo, diventando al contempo una forza disgregatrice, e ponendo seri impedimenti allo sviluppo delle istituzioni politiche, economiche e perfino militari dell'Armenia in quanto Stato sovrano. 

La seconda mancanza è radicata nella stessa definizione di indipendenza, laddove l'indipendenza armena è sempre più limitata e costretta da limiti autoimposti. È stato smarrito il concetto fondamentale, ovvero la definizione di indipendenza, la ricerca di una vera autosufficienza nazionale. Un elemento comune ad entrambe le mancanze è stato il ruolo della Russia, e l'incapacità dell'Armenia di sottrarsi all'ombra di Mosca. Inoltre, mentre gli armeni sono giustamente orgogliosi per aver raggiunto l'indipendenza, troppa poca attenzione è stata dedicata a mantenerla. L'indipendenza, in questo senso, non è statica, ma piuttosto un processo dinamico, che richiede una vigilanza e una difesa costanti. Con il collasso dell'Unione Sovietica, l'indipendenza è stata garantita. Starà solo alla volontà dell'Armenia stessa se l'indipendenza riuscirà a svilupparsi. 

È nel contesto di questo quadro ricco di minacce che si è aggravata una tendenza negativa per l'indipendenza armena. Nello specifico, questo trend è la natura della relazione strategica tra Armenia e Russia. C'è senza dubbio un'affinità naturale che spinge ad ancorare saldamente l'Armenia nell'orbita russa, evidente sia nell'eredità del genocidio armeno che nella vicinanza dell'ostile Turchia. Tutto questo è esacerbato anche dalla retorica delle minacce azere di aggressione militare. 

Ma ci sono dei limiti concreti ai guadagni reali derivanti dalla partnership strategica dell'Armenia con la Russia. In generale, il limite fondamentale sta nella dipendenza strutturale della relazione, dal momento che l'Armenia è utile alla Russia più come piattaforma che come partner. Un importante fattore che contribuisce a questa relazione sempre più unilaterale è stato l'errore cruciale, commesso dai leader armeni, di sottostimare l'importanza strategica dell'Armenia per la Russia e allo stesso tempo di sopravvalutare l'importanza strategica della Russia per l'Armenia. Questo squilibrio ha distorto lo sviluppo complessivo del Paese ed è ha avuto influenze negative per quanto riguarda lo stabilimento di una effettiva indipendenza dell'Armenia. 

Allo stesso tempo, tuttavia, c'è una lezione più profonda e ancora più fondamentale: l'imperativo di una reale sicurezza per il Caucaso meridionale, e quindi anche per l'Armenia, è di natura interna, e deriva da una serie di sfide chiave. La chiave di una durevole sicurezza e stabilità nella regione sta nel grado di legittimazione [dei diversi governi], e nella presa di coscienza del fatto che la realtà strategica della regione non è determinata tanto dalla geopolitica quanto dalle scelte politiche ed economiche locali. Le istituzioni contano più degli individui per una reale democratizzazione. Conseguentemente, sono gli stessi regimi che dispongono delle chiavi per il proprio futuro. Nonostante l'importanza dell'impegno occidentale, quindi, la vera stabilità e la vera sicurezza dipendono più dalla legittimazione dei governi della regione, e dalle scelte politiche ed economiche locali, che non da una dipendenza dalle grandi questioni della geopolitica mondiale. 

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