mercoledì 24 giugno 2009

L'Iran e il dovere dei progressisti-comunisti di tutto il mondo


Sostenere la spinta propulsiva dei ragazzi universitari iraniani è doveroso per i progressisti di tutto il mondo e ancor di più per noi comunisti. L'uomo è vivo se è dinamico, se vive in una società in continuo movimento, che in quanto tale lo sostiene nella sua dinamicità. L'Iran con il '79 ha abbracciato una cultura, quella clericale, che non crede nell'uomo, anzi lo frena nelle sue potenzialità, specie sociali. Il fatto che il popolo, le classi povere siano più vicine al conservatore Ahmadinejad è un'aggravante ed una triste conferma di tutto questo. La mancanza di presa di coscienza da parte di queste genti è di esclusiva responsabilità di quella che più che essere una rivoluzione fu una restaurazione di tipo religioso dal vestito pseudodemocratico.
di Komir - SudTerrae

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L'AQUILA - Ogni volta è diverso. "Stanotte ci siamo svegliati con un boato. Poi sembrava di sentire il rumore di decine di sassi scossi dentro una scatola da scarpe. La paura è stata fortissima". Non c'è pace nella tendopoli. "La terra - racconta Maria Rita, la mamma di Cristina e Fabiana - ha cominciato a tremare poco prima della mezzanotte. Non finiva più. Ti svegli tutta tremante e l'istinto ti porta a scappare subito, anche se sai che la tenda non può crollare Ma il peggio viene dopo. Anche gli altri escono dalle tende e si mettono a urlare, a chiamarsi l'uno con l'altro, a gridare la propria rabbia. Le urla spaventano i bambini, che si mettono a piangere. Per capire perché tutto questo succeda, bisogna essere qui da più di due mesi e mezzo. Bisogna accumulare angoscia su angoscia perché non sai quando tutto questo finirà, perché l'unica notizia certa è che la tua casa sarà abbattuta ma nessuno ti ha detto quando e come potrai dormire sotto un tetto. E allora esplodi e, quando la terra trema, gridi la tua rabbia. Non a caso, stanotte, tanti gridavano: "dov'è il sindaco?", "perché non viene mai?". Ci sentiamo abbandonati, c'è bisogno di qualcuno che sappia dare risposte".
Sette scosse (la più forte con magnitudo 4,5) nella notte, un'altra nella mattinata. "Ogni volta che la terra si muove - dice Maria Rita - ti torna in mente l'incubo del 6 aprile. E tornano in mente tutte le maledette voci che vengono sussurrate nelle tendopoli, come se si aspettasse un'apocalisse: "la grande scossa deve ancora arrivare", "sarà più devastante della prima". Non c'è nulla di vero, ma come fai a non pensarci quando ti svegli di notte e tutti gridano, e quelli che hanno potuto tornare nelle loro case scappano fuori e cercano un posto in tenda? Chi non può fare altro, dorme in macchina, come in quella prima notte".
Maila, la ragazzina di 13 anni, ha sostenuto l'esame di terza media. "I tabelloni saranno esposti il 27 - dice sua mamma, Fabiana - ma so già che è andata bene. Era tranquilla, all'esame. I professori le hanno fatto i complimenti. Paradossalmente, adesso sono preoccupata per lei. Si è preparata alla Cresima, ha fatto l'esame e adesso non ha altri impegni che la possano distrarre dalla sua paura del terremoto. Lei sente tutte le scosse, anche le più piccole. Dice che le gambe continuano a tremare anche dopo la scossa e così accumula un'ansia insopportabile. Il camper che abbiamo comprato non è ancora disponibile. Aspetteremo in tenda e quando sarà pronto lo porteremo accanto a casa nostra. Non credo che Maila sarà capace di dormire in una casa di pietra".
Anche Cristina, in un appartamento di Tortoreto, ha sentito la scossa. "Subito non ci ha fatto paura. Sentivo sbattere un tavolino e pensavo che la colpa fosse di un treno. La ferrovia passa dietro la casa. Ma subito ha chiamato mia sorella Fabiana. Ha detto che là in tendopoli c'era il panico, anch'io al telefono sentivo le grida, i pianti". Nonna Maria Rita l'altro giorno è scesa a Tortoreto a trovare la figlia e le nipotine Crystal e Asia. E' rimasta con loro nell'appartamento e poi in spiaggia, ha osservato la strana mescolanza fra vacanzieri "veri" e vacanzieri sfollati.
Oggi vuole fare un appello ai turisti che passano le loro vacanze nella riviera piena di sfollati. "Sono - scrive - una terremotata nonna di due splendide bambine che prima del 6 aprile viziavo come pochi. La più grandina di soli 5 anni, con occhietti imploranti, mi ha chiesto: "Nonna perché siamo diventati così poperini?".
"Cercando di trattenere le lacrime le ho risposto: "Perché tesoro, non ti piace stare in vacanza, fare tanti bagnetti, giocare con la sabbia e mangiare tutto quello che più ti piace, insieme a mamma e papà, per tanti giorni?". Lei mi ha detto che era tutto bello, ma che voleva tornare a casa a riprendere i suoi giochi, voleva mangiare le polpettine buone della nonna e saltare sul lettone insieme alla sorellina, mentre la mamma le obbligava a scendere".
"Noi abbiamo accettato tutto con santa rassegnazione, trattenendo dentro di noi quanto più dolore possibile, ma purtroppo non avevamo considerato che quanto ci è capitato diventasse anche un motivo di emarginazione. Si, autentica emarginazione che si manifesta in ogni momento della giornata, in quel clima "vacanziero" che si è venuto a creare con la chiusura delle scuole e con l'arrivo di papà, mamme e bambini in vacanza. Queste persone vogliono scrollarsi di dosso un anno più o meno faticoso, allontanando qualunque nuvoletta che possa minare la loro permanenza in quello che loro stessi ritengono un posto troppo poco "felice" per rilassarsi. E così, sulla riviera Adriatica, tanta solidarietà iniziale sta lasciando il posto all'indifferenza e alla intolleranza, facendo uscire dagli argini quel dolore che abbiamo dignitosamente soffocato ma che non ci ha risparmiati dalla commiserazione e dalla discriminazione".
"Faccio un appello ai turisti "veri": non abbiate timore nel mescolarvi a noi. E fate un sorriso. Non potete immaginare quanto sia prezioso, per noi "turisti" in vacanza obbligata".
di Jenner Meletti

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