giovedì 25 giugno 2009

La guerra del Governo contro gli ultimi: 600.000 colf e badanti diventeranno illegali


Il governo ha deciso di condannare all’illegalità e a possibili sanzioni penali - nonché all'espulsione - almeno 600mila colf e badanti che lavorano in Italia. E’ quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni, una volta che il Senato avrà approvato definitivamente il disegno di legge sulla sicurezza che, tra l’altro, introduce il reato di clandestinità. Proprio per scongiurare questa possibilità, nei giorni scorsi il Pd aveva presentato nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali, dove il provvedimento è in discussione, un emendamento in cui si chiedeva una sanatoria per le migliaia di colf, baby sitter e badanti che oggi lavorano nelle famiglie italiane. Se approvato, l'emendamento non avrebbe solo permesso di regolarizzare la posizione di persone oggi costrette a vivere nell'illegalità pur avendo un lavoro onesto e importante, ma anche alle famiglie di regolarizzare una posizione che, sempre grazie al ddl, potrebbe ritorcersi contro di loro. Su tutto, ha però prevalso la volontà della maggioranza di non apportare al ddl nessuna modifica, evitando così un ulteriore passaggio alla camera e lo slittamento dell'approvazione definitiva. «Oggi si poteva compiere un primo passo verso la legalità – ha commentato la senatrice Emanuela Baio, presentatrice dell’emendamento bocciato – ma nonostante l'evidenza dei dati e l’importanza anche economica che la regolarizzazione delle badanti avrebbe comportato, la maggioranza ha mostrato di preferire il lavoro nero».
di Carlo Lania

Calabria, abusivismo e cementificazione delle coste ogni 150 metri


Dai palazzi condominiali alle villette, dalle seconde case ai residence. Ed ancora: i villaggi turistici, i lidi e i camping, i palazzotti costruiti su aree demaniali. La Calabria non è solo terra di ecomostri. La Calabria "è tutta un ecomostro". Lo dice uno studio della Regione sulla cementificazione dei suoi 700 chilometri di spiagge. Documento che restituisce una fotografia impietosa dello scempio, con un abuso censito per ogni 100-150 metri di costa. I casi individuati dagli esperti dell'assessorato all'Urbanistica sono 5 mila 210.
Nella sola provincia di Cosenza sono stati rilevati 1156 abusi (il 22,19%), a Catanzaro 548 (il 10,52%), a Crotone 915 (il 17,56%), a Reggio 2093 (il 40,17%) e a Vibo 498 (il 9,56%). È anche stato possibile stabilire che, tra i casi individuati, 412 si trovano in aree per le quali il Piano d'Assetto Idrogeologico definisce "gravi condizioni di rischio idraulico". Per quanto riguarda i vincoli ambientali, "si riscontra che 54 casi individuati ricadono all'interno di Aree Marine Protette, 421 in Siti d'interesse comunitario e 130 nelle Zone a protezione speciale".
"Offese al territorio", vengono definite dal gruppo di lavoro che mette insieme docenti universitari, tecnici e giovani professionisti. E sono di tipo legale (ovvero legittimato dalla originaria inclusione nei Prg); di tipo legalizzato (cioè compreso in varianti e parzialmente sanato); e infine completamente illegale (in area demaniale, protetta e instabile). In certi casi si tratta, addirittura, di opere di proprietà pubblica come interi pezzi di lungomare. Ai fini dell'indagine sono state effettuate decine di migliaia di sopralluoghi, verifiche negli enti locali, agli uffici del catasto e del genio civile. Sono state realizzate schede dettagliate su "Costa Viola", "Costa dei Gelsomini", "Riviera dei Cedri" o "Area Grecanica". Nomi che evocano paradisi ambientali, ma che nei fatti sono segnate dalle ferite di decenni di incuria, di complicità, di connivenze. Documenti che rappresentano la sintesi delle speculazioni di imprenditori senza scrupoli, delle mafie del mattone e della cultura, diffusa, dell'illegalità "domestica".
Gli oltraggi sono presenti su spiagge e scogliere, non soltanto in contesti fortemente urbanizzati come Reggio Calabria, ma anche in zone di pregio e turisticamente note come l'area di Tropea, la costa di Scilla, la Locride, l'area di Soverato e, in particolare, l'area di Isola Capo Rizzuto e del Crotonese. Che, in larga parte, paradossalmente è vincolata come Riserva Marina Protetta ed area archeologica. In quest'ultima zona si addensa ben il 52% degli abusi illegali compresi in aree marine protette.
La Regione, attingendo ad un Accordo di Programma Quadro (Apq), finanziato con 5 milioni di euro dallo Stato, ha già deliberato l'abbattimento di 9 ecomostri. Ma non è sempre semplice. I proprietari fanno ricorsi, si appellano ai mille cavilli della legge, hanno frotte di legali pronti a brandire il codice. L'assessore regionale Michelangelo Tripodi si dice, comunque, determinato: "Ora abbiamo una fotografia precisa dello scempio. Butteremo giù tutto quello che è possibile, dimostrando come l'abuso non paghi e che in Calabria sta crescendo il senso della legalità e dell'ambiente". Poi: "Non consentiremo più che certe cose avvengano tanto che elaboreremo una specifica Carta dei vincoli". Infine, "cercheremo di risanare i guasti". Tripodi afferma che un ruolo importante lo giocheranno i Comuni: "La Regione ci mette i fondi, ma gli enti locali dovranno attivarsi con i propri piani di risanamento". Per il presidente regionale di Legambiente, Antonino Morabito, "ora bisogna essere conseguenti". Servono, insomma, "tempi rapidi nelle demolizioni e, altrettanto, per le fasi di risanamento. Servono le regole e chi le faccia rispettare".

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