mercoledì 1 luglio 2009

Alcuni brani del rapporto: Gaza, un milione e mezzo di persone nella trappola della disperazione


Riportiamo qui di seguito alcuni brani del rapporto intitolato Gaza, 1.5 million people trapped in dispair che la Croce Rossa Internazionale ha pubblicato il 29 giugno 2009 sulla situazione a Gaza sotto l'occupazione israeliana.
"Una delle più serie conseguenze della chiusura [degli accessi alla Striscia di Gaza] è la crescita della disoccupazione che ha raggiunto il 44% nell'aprile 2009, secondo la Camera di Commercio di Gaza.
Le restrizioni imposte alle importazioni ed alle esportazioni dal luglio 2007 hanno ridotto del 96% le attività industriali a Gaza, con una perdita di oltre 70.000 posti di lavoro. Oltre il 70% della popolazione di Gaza vive in povertà, con un reddito medio mensile inferiore ai 250 dollari USA per una famiglia dalle 7 alle 9 persone (1 dollaro per familiare al giorno, escludendo il valore dell'assistenza umanitaria che possono ricevere). Oltre il 40% delle famiglie di Gaza sono molto povere con un reddito mensile inferiore ai 120 dollari (0,5 dollari per familiare al giorno).
(...)
La chiusura ha colpito duramente le famiglie di agricoltori, che compongono oltre un quarto della popolazione di Gaza. L'esportazione di fragole, pomodori e fiori erano una importante fonte di reddito. Attualmente sono di fatto paralizzate. Molti agricoltori vedono i loro redditi dimezzati dalla difficoltà di vendere i loro raccolti all'interno di Gaza. Se vi riescono, il prezzo che possono ottenere è una frazione di quello che otterrebbero di norma esportando in Israele o in Europa.
Durante le ultime operazioni militari, l'esercito israeliano ha sradicato migliaia di piante di agrumi, di ulivi e di palme, anche molto all'interno della Striscia di Gaza. L'esercito ha anche distrutto sistemi di irrigazione, pozzi e serre.
Oltre il 30% della terra arabile a Gaza si trova nella zona cuscinetto che arriva ad estendersi oltre un chilometro dal confine.
(...)
Negli ultimi due anni, un milione e mezzo di Palestinesi che vivono nella striscia di Gaza sono stati costretti in una morsa senza fine di privazioni e di disperazione, come risultato del conflitto e in particolare come diretta conseguenza della chiusura dei valichi di frontiera. La Croce Rossa Internazionale ha ripetutamente rilevato che il diritto di Israele a far fronte alle proprie legittime preoccupazioni per la sicurezza deve essere bilanciato dal diritto della popolazione di Gaza a vivere in condizioni normali e dignitose. Il diritto umanitario internazionale impone a Israele di garantire alla popolazione il soddisfacimento dei bisogni elementari: cibo, riparo, acqua, cure mediche.
La Croce Rossa internazionale ancora una volta lancia un appello per l'interruzione delle restrizioni al movimento delle persone e dei beni, quale misura prioritariamente urgente per porre fine all'isolamento di Gaza e permettere alle persone di ricostruire la loro vita.
Gli oltre 4,5 miliardi di dollari offerti, nel corso del vertice internazionale in Egitto del marzo 2009, dai Paesi donatori per la ricostruzione saranno di assai modesta utilità se i materiali da costruzione e gli altri prodotti essenziali non potranno essere importati nella Striscia di Gaza".
di Alfatau
(tr. it. a cura di A. Terenzi)
Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1192
testo integrale del rapporto in :
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/palestine-report-260609

Disastro di Viareggio: perché i tantissimi segnali premonitori sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la responsabilità di agire?


Tante vite umane orribilmente stroncate solo perché i tantissimi segnali premonitori sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la responsabilità di agire: parlo in primo luogo dei gestori dei treni, ma anche delle autorità e le istituzioni preposte alla sicurezza. Il carattere di ripetitività e di prevedibilità della rottura degli assi per un carro merci lo rendono un incidente «tipico». Quando i ferrovieri parlano di sicurezza dei treni parlano della sicurezza di tutti i cittadini. Il nuovo organismo istituzionale preposto, l’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria, ANSF, ha emesso come suo primo atto la reintroduzione del famigerato «pedale a uomo morto» sui treni e gran parte della sua attività ha avuto finora l’unico scopo di soddisfare le esigenze delle imprese ferroviarie che bramano per la riduzione dell’equipaggio dei treni.
Altro che sicurezza. Quando avremo finito di contare e piangere i morti della strage ferroviaria di Viareggio dovremo necessariamente fare i conti con quello che sta dietro e prima ogni incidente di questo tipo e col rapporto costi-benefici della cosiddetta razionalizzazione e risanamento dei bilanci. Troppo facile oggi dire che il carro cisterna è privato, austriaco, con licenza tedesca. Le regole per la libera circolazione dei rotabili ferroviari in Europa hanno consentito la semplificazione dei traffici, ma liberalizzazione e privatizzazione hanno prodotto un drastico calo della qualità di procedure e controlli. In Italia, inoltre, il servizio di trasporto merci è in via di smantellamento, centinaia ferrovieri prepensionati o trasferiti, decine di scali già chiusi con la prospettiva di lasciarne aperti solo alcuni. Come in qualsiasi struttura produttiva destinata alla chiusura si allentano i controlli, gli investimenti e l’attenzione. Una tragica analogia con la Thyssen.
Mentre sul Frecciarossa fior di funzionari e ingegneri si concentrano sulla qualità del nodo alla cravatta dei macchinisti, nei treni merci si lasciano circolare rotabili in condizioni così precarie. I ferrovieri, in tema di sicurezza hanno sempre rappresentato una sorta di autocontrollo sui processi produttivi, rifiutando alcune lavorazioni o denunciandone la pericolosità nell’interesse generale. Ma con la nuova dirigenza – tra sanzioni, minacce e licenziamenti – i lavoratori sono stati indotti al silenzio, e i parametri di sicurezza sono scesi ulteriormente.
Restituire ai ferrovieri il diritto di parola è uno dei tasselli fondamentali per la prevenzione e la sicurezza. Noi continuiamo a credere che come cittadini, impiegati in un servizio così delicato, abbiamo il dovere civico – oltre che il diritto – di occuparci della sicurezza di tutti e chiediamo che dopo questa strage di innocenti tutte le istituzioni, a cominciare dalla magistratura, si dedichino con maggiore attenzione a quanto sta accadendo sui nostri binari. Non è più il tempo di atteggiamenti reverenziali nei confronti del colosso FS, anche da parte delle redazioni dei giornali.
Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro, anche se dirlo oggi può sembrare grottesco; ma solo a condizione che le regole e le procedure evolute e consolidate in tanti anni di esperienza siano severe e rispettate con rigore. E che la vita umana non sia ridotta ad una semplice voce di bilancio.
di Dante De Angelis

Puglia, epurazioni vendoliane


Via il direttore generale della Asl, Lea Cosentino. E azzeramento dell'intera giunta regionale. La prima vittima della "scossa" barese è il governo regionale pugliese. Ieri il presidente Nichi Vendola, appena rientrato da un viaggio istituzionale in Canada, ha preso le sue decisioni: sospensione per la manager coinvolta nell'indagine della procura di Bari su Gianpaolo Tarantini ("un'ingiustizia" dice lei, promettendo appello) e tutte le deleghe degli assessori nelle mani del presidente per un maxi rimpasto. Via quindi anche il vice presidente della giunta regionale, Sandro Frisullo, che seppur non formalmente indagato, è rimasto coinvolto nell'inchiesta.

"C'era bisogno di dare un segno di discontinuità - ha spiegato Vendola - dimostrare a tutti che questo non è il governo del sottopotere e della lottizzazione". La decisione di Vendola ha due aspetti: "Uno politico e uno no. Per quanto riguarda il primo c'è la necessità di riconsiderare la natura e i confini dell'alleanza". Il governatore parla di un laboratorio Puglia e guarda a Udc, Italia dei Valori e anche al movimento meridionalista dell'ex ministro di An Adriana Poli Bortone. "Non ho bisogno di voti ma di idee - dice - Parlerò con tutti, senza alcun pregiudizio purché però chi si siede al mio tavolo condivida i tre punti fondanti del nostro governo: interessi sociali, diritti civili e umani".

Vendola non scappa però sulle indagini. "Oggi - dice - la sanità pugliese è al centro di una serie di inchieste della magistratura barese, indagini che hanno permesso al Tg 1 e al suo direttore di mettere in pratica un giornalismo senza onore: li ho denunciati e li denuncerò. Mi rendo conto però che nonostante gli sforzi giganteschi che abbiamo compiuto, il sistema sanitario si conferma permeabile agli interessi delle lobby, delle corporazioni e anche a spinte corruttive. E purtroppo c'è una trasversabilità a questi interessi che non intendo nascondere. Alla magistratura abbiamo già offerto la massima cooperazione". Chiaro anche il giudizio sulla vicenda del premier, Silvio Berlusconi: "Torno dal Canada e mi sono vergognato di essere italiano. Io penso che i risvolti penali non coincidano sempre con quelli politici e morali: c'è la necessità di non vivere la questione morale come un corpo contundente ma come una bussola".

Intanto il procuratore capo di Bari Emilio Marzano ha annunciato che l'inchiesta sul presunto giro di escort, una delle quali ha raccontato di essere stata con Berlusconi, organizzato da Gianpaolo Tarantini, sarà chiuso entro la fine del mese. "Questo ufficio - ha spiegato - ha interesse a chiudere doverosamente al più presto il procedimento, difficilmente però lo faremo prima o durante il G8".

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