sabato 11 luglio 2009

Nucleare: "La Puglia non ci sta"


Ieri il Senato ha approvato in via definitiva il Ddl sviluppo che, a 22 anni dal referendum che bocciò l’utilizzo dell’energia atomica, ci riconsegna al nucleare, rischioso, pericoloso, antieconomico. La Puglia non ci sta: vuole continuare a essere la terra delle energie rinnovabili. Finora i discorsi energetici del governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie. Io immagino che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida. Sul nucleare in campagna elettorale il Presidente del Consiglio ha allargato il suo sguardo dalla Puglia ai Balcani. Penso invece che della Puglia si possa parlare solo in termini di abbattimento della bolletta energetica per le imprese e per i cittadini visto che diamo all’Italia l’88% dell’energia prodotta; che si debba immaginare un’implementazione delle risorse per il servizio sanitario, oggi il peggio pagato, visto che a causa di Cerano e della centrale dell’Enel sopportiamo un costo dovuto a patologie oncologiche e malattie delle vie respiratorie che rendono il brindisino una delle aree più martoriate d’Europa. La ribellione della Puglia sarà civile ma rabbiosa e radicale.
di Nichi Vendola

ZAMBIA, le biciclette costruite con il bambù


Dare lavoro, sviluppare un territorio senza stravolgerne gli equilibri ambientali. Un sogno per molti, che quattro giovani, dalla California e dallo Zambia, stanno cercano di attuare. La loro società si chiama Zambike e costruisce telai per biciclette in bambù.

I ciclisti occidentali sono costantemente alla ricerca di nuove leghe metalliche, sempre più leggere e sempre più resistenti. La soluzione, però, potrebbe risiedere nel bambù. O almeno questo è quanto sostiene il designer californiano, Craig Calfee, che ne ha testato la resistenza e la capacità di assorbire gli urti. Il prototipo ha dimostrato che il bambù può essere un ottimo materiale per costruire il telaio di una bicicletta, forte e leggero ad un tempo, adatto alle lunghe percorrenze. Così ha messo su un laboratorio ad Accra, in Ghana e ha iniziato a guardarsi intorno per cercare nuovibambooseros, gli artigiani capaci di piegare le canne di bambù ai loro voleri. Fino a quando la sua strada non ha incrociato quella di Vaughn Spethmann.

Tutto è incominciato durante uno scambio culturale organizzato dall'università, ricorda Spethmann, quando l'incontro con i coetanei lo ha posto di fronte al problema della disoccupazione in Zambia. Da lì è partita l'idea di creare una società che potesse dare lavoro alla manodopera locale e creare delle professionalità in grado di sviluppare il territorio. Il tutto, possibilmente, senza eccessivi danni per l'ambiente. Il risultato è stato la Zambike, che non produce solo telai per bici da strada e mountain bike, che vengono vendute negli Stati Uniti, ma anche carretti e ambulanze a pedali, già adottate da una decina di cliniche di Lusaka.

Una sfida vinta quella della Zambike, se si considera la difficoltà di raccogliere il capitale iniziale e gli impedimenti posti dalla burocrazia in Zambia, anche se la società non ha ancora prodotto utili.
"Ma non si è mai trattato solo di biciclette - sostiene Mwewa Chikamba, un altro dei fondatori della società - ciò che vogliamo è formare il nostro personale e premiare la loro abilità. Vogliamo cambiare la loro vita". Come è successo con Divilance Machilika, uno degli impiegati che dalla Zambike ha ottenuto un piccolo prestito. Con quei soldi si è comprato un po' di terra. Conta di costruirci tre case e con i proventi dell'affitto spera di poter intraprendere una attività propria e dare lavoro a sua volta. Invece di chiedere gli interessi sui soldi dati in prestito, la Zambike chiede di dimostrare che sono stati ben investiti e che l'investimento avrà un ritorno sulla società.
Nei dintorni di Lusaka, Benjamin Banda, il responsabile della Zambike, continua ad annaffiare le canne di bambù.

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