domenica 12 luglio 2009

Quali interessi dietro la visita di Obama in Ghana?


Terminato il G8 col tema «Africa e sicurezza alimentare», il presidente Barack Obama è partito per Accra, capitale del Ghana, dove oggi pronuncia un discorso basato sul concetto che gli africani sono responsabili per l'Africa e vanno aiutati a sviluppare le proprie capacità economiche assicurando la democrazia. Non arriva a mani vuote: è stato lui, dicono alla Casa Bianca, a convincere il G8 a dare 20 miliardi di dollari, distribuiti in tre anni, per la «sicurezza alimentare» nel mondo.
I «Grandi della Terra» e gli aspiranti tali si presentano così come benefattori, destinando alla lotta contro la fame in un anno quanto spendono in armi ed eserciti in due giorni. I paesi del G8 allargato totalizzano infatti oltre l'80 per cento della spesa militare mondiale, che ha superato i 1500 miliardi di dollari annui, di cui quasi la metà è costituita dalla spesa Usa.
Non c'è quindi da stupirsi se, anche in Africa, gli Stati uniti hanno basato la loro politica sullo strumento militare. L'amministrazione Bush ha creato un comando specifico per il continente, il Comando Africa (AfriCom), che ha in Italia due sottocomandi: lo U.S. Army Africa, il cui quartier generale è alla Caserma Ederle di Vicenza, e il comando delle forze navali AfriCom, situato a Napoli. Il quartier generale di Vicenza opera nel continente africano con «piccoli gruppi», ma è pronto a operazioni di «risposta alle crisi» con la 173a brigata aviotrasportata. Il comando di Napoli si occupa delle operazioni navali: tra queste l'«Africa Partnership Station», consistente nella dislocazione di navi da guerra lungo le coste dell'Africa occidentale, con a bordo personale anche di altri paesi, compresi ufficiali italiani. Attraverso programmi di addestramento ed esercitazioni, l'AfriCom fa leva sulle élite militari per portare il maggior numero di paesi africani nella sfera d'influenza statunitense.
Importante, in tale quadro, è il ruolo del Ghana. I suoi ufficiali si sono formati nel Centro di studi strategici per l'Africa, istituito dal Pentagono, e in vari programmi dello U.S. Army, in particolare l'Acota, attraverso cui sono stati addestrati 50mila soldati e istruttori africani. L'esercito e la marina Usa hanno avuto anche accesso alle basi militari e ai porti del paese. Il Ghana contribuisce così alla «sicurezza» del Golfo di Guinea, da cui proviene una parte crescente del petrolio importato dagli Usa (il 15%, che dovrebbe salire al 25% nel 2015). Allo stesso tempo, le forze armate del Ghana vengono usate per operazioni di «peacekeeping» non solo nel Darfur, in Congo e altri paesi africani, ma anche in Libano, Kosovo e perfino in Georgia. È cresciuta di pari passo la presenza economica Usa in Ghana, dove però è forte la concorrenza cinese. Come documenta il Dipartimento di stato, la scoperta di grosse riserve petrolifere nei fondali ha attratto in Ghana molte compagnie Usa, mentre altre operano nei settori minerario e agricolo. Il paese è ricco di oro, diamanti, bauxite, manganese, di cui è uno dei maggiori esportatori. E' anche uno dei principali esportatori di cacao, prodotto da un milione e mezzo di piccole e medie aziende agricole. L'agricoltura non assicura però l'autosufficienza alimentare. E poiché lo sfruttamento delle ricche risorse del paese è controllato dalle multinazionali, la bilancia commerciale del Ghana è in forte perdita. Dirà Obama, nel suo discorso, come riequilibrarla?
di Manlio Dinucci

Che c’entra Pulcinella con l’inceneritore di Acerra?


Si dice che Pulcinella sia uno dei simboli di Napoli, arguto, spontaneo e generoso, ciarlatano quando cerca di ingannare le persone per smerciare prodotti "miracolosi". E’ rimasta famosa l'espressione: "é un segreto di Pulcinella" riferita a qualcosa che tutti sanno. Che c’entra Pulcinella con l’inceneritore di Acerra? Alcuni mesi fa (il 26 marzo 2009) il Presidente Berlusconi avviando l’impianto disse che era così all'avanguardia da essere il modello degli altri impianti del futuro. Tiziana Cozzi su la Repubblica (Napoli, 10-07-2009) ci annuncia la “mezza verità” che l´inceneritore di Acerra va a rilento e funziona a singhiozzo, come rivelato da Giuliano Zuccoli, presidente della bresciana A2A che gestisce l’impianto: «È un impianto rimasto fermo per molto tempo. Riavviare la macchina non è semplice». Lo stesso argomento viene rilanciato da Francesco Capone della Partenope Ambiente, società del gruppo A2A che effettua controlli sull´impianto. Dall’articolo si evince quanto segue: - Dal giorno della prima accensione l´inceneritore si è fermato più volte per problemi agli ingranaggi, rotture alle pompe del riciclo dell´acqua, difetti dei compressori ecc.; - L’impianto resta chiuso anche più di un giorno quando supera il livello di ossido di carbonio per cui a furia di spegnerlo e riaccenderlo, l´inceneritore ne risente; - L´impianto è complesso e ha ingranaggi delicati; - Dieci anni di blocchi, battaglie legali, lotte ambientali hanno danneggiato un impianto rimasto alla sbarra per troppo tempo. Dall’articolo citato si evince che vi è qualcuno che fa il “Pulcinella venditore di mezze e false verità” su un argomento che è un “segreto di Pulcinella”. In base a quanto scritto 1 luglio 2008 al Presidente Berlusconi dall’allora Sindaco di Acerra, Espedito Marletta, si evince che i lavori dell’inceneritore di Acerra iniziarono dopo l’ordinanza di Protezione Civile dell’agosto 2004 dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi; in assenza di una valutazione di impatto ambientale si consentì l’inizio dei lavori disponendo che si avviasse un aggiornamento della verifica di compatibilità ambientale dell’intervento. Ad esito dei lavori della Commissione per la Valutazione dell’Impatto Ambientale, con decreto del 22.2.2005 il Ministro dell’Ambiente emise 27 prescrizioni di adeguamento progettuale e tecnologico dell’impianto nonché di risanamento e monitoraggio delle molteplici matrici ambientali del territorio di Acerra per poter proseguire la costruzione dell’impianto, stabilendo, infine, che in tale impianto potesse essere bruciato solo il Combustibile derivato dai Rifiuti ovvero quello a norma del D.M. 5.2.1998. All’inizio del 2008, con due ordinanze consecutive, lo “scadente” Presidente Prodi ha stabilito che nell’inceneritore di Acerra si bruciassero anche le “ecoballe taroccate”, così definite dalla magistratura napoletana. Con il decreto-legge n. 90 (2008) il governo Berlusconi ha l’avvio dell’inceneritore di Acerra, stabilendo che può essere bruciato anche il rifiuto “tal quale”. Il 9 maggio 2005, pochi mesi dopo l’inizio dei lavori, lo scrivente, invitato dalla Commissione Ambiente del Comune di Acerra, effettuò un sopralluogo tecnico nell’area dove erano in corso gli scavi per realizzare il deposito interrato nel quale gli autotreni dovevano accedere dal piano campagna per scaricare le balle. La Commissione comunale voleva verificare cosa stesse accadendo dal momento che i lavori erano bloccati in quanto, contrariamente alle previsioni progettuali, gli scavi si allagavano nonostante venissero prelevate molte decine di litri al secondo di acqua di falda. Non per niente la località si chiama Pantano! Che era accaduto? Semplicemente che il progetto era sbagliato. Il grande contenitore di balle non potè essere realizzato interrato e fu sollevato di vari metri. Conseguentemente per consentire agli autotreni di scaricare le balle a diversi metri di altezza dal piano campagna fu realizzata la collinetta di terra, non prevista, che si trova davanti al silo. Complimentandomi ironicamente con il progettista che in località Pantano aveva ritenuto che non ci fosse una falda idrica superficiale, nonostante tutti i pozzi esistenti nella zona, evidenziai che l’errore progettuale non era ammesso dalla legge. Grande fu lo stupore dello scrivente nel constatare l’incredibile approssimazione con la quale era stato progettato l’impianto di importanza strategica; fu chiaro che l’inceneritore si inquadrava in un contesto di “facile e impunibile spesa di denaro pubblico” di scarsa qualità progettuale, come del resto evidenziato dalla Commissione Via, e che l’eventuale funzionamento dell’impianto in un ambiente già inquinato, sembrava più un optional. Che l’impianto stesso, poi, fosse “non nocivo” pareva una evenienza che solo Pulcinella poteva propagandare. Ora preoccupano le affermazioni di Zuccoli e Capone che attribuiscono il cattivo funzionamento dell’impianto a dieci anni di blocchi, battaglie legali, lotte ambientali che avrebbero danneggiato l’impianto rimasto alla sbarra per troppo tempo. E’ palesemente “non vero”. Come al solito, anche con mezze verità, si tenta di incolpare i cittadini di errori e azioni su cui la magistratura sta ancora indagando, ritardi e malfunzionamenti dovuti solo ai “conduttori” che si sono succeduti dal 2005. Se il 9 maggio 2005 non erano state ancora realizzate le fondazioni è accaduto per errori di progettazione e non per le proteste dei cittadini! Se poi nell’inceneritore si bruciano rifiuti tal quale (contrariamente al parere della Commissione VIA) raccolti nelle aree del napoletano, che notoriamente sono una miscela spontanea (o creata apposta) di rifiuti urbani, speciali e pericolosi è colpa di Prodi e del Governo Berlusconi. Se l’impianto militarizzato non funziona è colpa di chi l’ha costruito. Diffondere notizie non vere (appena quattro anni fa non erano nemmeno state realizzate le fondazioni dell’impianto) su un impianto militarizzato (malfunzionamento dovuto a Dieci anni di blocchi, battaglie legali, lotte ambientali) serve a coprire lo scandalo e a “procurare allarme” nei cittadini ingenui o ignari dei fatti.

di Franco Ortolani *

Franco Ortolani, * Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

Link: http://www.contropiano.org/Documenti/2009/Luglio09/12-07-09InceneritorePulcinella.htm

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