domenica 19 luglio 2009

Riina e le zone d'ombra delle stragi di Mafia


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Per la prima volta Totò Riina ha deciso di offrire un contributo di maggiore chiarezza ai misteri dello stragismo mafioso. E’ una novità positiva.

Il dato più importante di queste sue esternazioni è quando dice che si è stufato di fare il parafulmine d’Italia». Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, titolare delle inchieste più importanti su quell’area grigia dei rapporti tra poteri criminali e pezzi delle istituzioni, commenta lo sfogo del Capo dei capi di Cosa nostra, il corleonese Totò Riina. Che avviene alla vigilia dell’anniversario della strage di via d’Amelio, del massacro di Paolo Borsellino e della sua scorta.

Dottore Ingroia, Totò Riina dice che la strage di Borsellino è opera dello Stato...
«Non è la prima volta che indica questo scenario. Oggi lo fa con maggiore chiarezza. Finora - in questi anni voglio dire - Riina ha sempre rifiutato ogni forma di dialogo. Non ha mai voluto rispondere alle nostre domande. In passato ha mandato, talvolta, messaggi sibillini e mai un granché chiari. Ora vedo nelle sue dichiarazioni un desiderio di far chiarezza, e non solo per ragioni processuali difensive».

E allora, Borsellino chi l’ha ammazzato?
«Che Cosa nostra abbia avuto un ruolo nella strage di via D’Amelio è indiscutibile. Rimangono delle zone d’ombra al punto che non si sa ancora chi ha premuto il pulsante dell’autobomba. Possiamo aggiungere che sicuramente vi sono stati interessi convergenti con quelli mafiosi».

Il capo dei Corleonesi dice che si è stancato di fare da parafulmine...
«Lasciando sottintendere, evidentemente, che non vuole pagare per colpe altrui. Intendiamoci, Riina è l’artefice della strategia stragista di Cosa nostra, sotto il suo comando la mafia ha ucciso, ha seminato terrore, ha soggiogato imprenditori e commercianti. Quando afferma che non vuole essere più il parafulmine di tutti, dice esplicitamente che sta pagando per colpe e responsabilità non sue. Siccome da indagini e processi si sono percepite altre corresponsabilità, che però non sono mai state messe a fuoco, solo lui, depositario di queste verità, ci può indicare, spiegare, dire di chi è stato il parafulmine. Noi siamo pronti, senza pregiudizi, ad ascoltare questa sua verità. E naturalmente a verificarla».

Procuratore, Riina sostiene di non avere nulla a che fare con la trattativa, semmai sospetta che il risultato di quella trattativa è stato la sua cattura.
«Su questo aspetto non posso entrare nel merito. Da indagini e processi in corso, in effetti è emerso che vi sono state una, due, forse tre trattative. All’inizio, Totò Riina stava incominciando ad avere un qualche ruolo nella trattativa. Poi, evidentemente, è stato scavalcato».

Quando?
«Già prima del suo arresto e sicuramente dopo. Lui ne sa, comunque, più di noi».

La prima trattativa. Quella del papello. Riina si chiama fuori e invita a fare una perizia calligrafica sul pezzo di carta attribuito a lui, ma non ancora consegnato da Massimo Ciancimino, sul quale avrebbe posto allo Stato le condizioni per far cessare le stragi e gli omicidi eccellenti.
«Su questo davvero non posso dire nulla. Sono in corso indagini molto delicate. Se vi fu trattativa, certamente non fu solo interesse di Cosa nostra a chiuderla. Tutti, da subito, sin dal 1992, hanno avuto la sensazione che vi fossero altri mandanti esterni a Cosa nostra, dietro lo stragismo di quel biennio ‘92-‘94».
di Guido Ruotolo
Fonte: la Stampa

Totò Riina: "Borsellino l'hanno ammazzato loro, GLI UOMINI DELLO STATO"


TOTÒ RIINA, l'uomo delle stragi mafiose, per la prima volta parla delle stragi mafiose. Sull'uccisione di Paolo Borsellino dice: "L'ammazzarono loro". E poi - riferendosi agli uomini dello Stato - aggiunge: "Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi". Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra esce allo scoperto.

Riina lo fa ad appena due giorni dalla svolta delle indagini sui massacri siciliani - il patto fra cosche e servizi segreti che i magistrati della procura di Caltanissetta stanno esplorando. Ha incaricato il suo avvocato di far sapere all'esterno quale è il suo pensiero sugli attentati avvenuti in Sicilia nel 1992, su quelli avvenuti in Italia nel 1993. Una mossa a sorpresa del vecchio Padrino di Corleone che non aveva mai aperto bocca su niente e nessuno fin dal giorno della sua cattura, il 15 gennaio del 1993. Un'"uscita" clamorosa sull'affaire stragi, che da certi indizi non sembrano più solo di mafia ma anche di Stato.

Ecco quello che ci ha raccontato ieri sera l'avvocato Luca Cianferoni, fiorentino, da dodici anni legale di Totò Riina, da quando il più spietato mafioso della storia di Cosa Nostra è imputato non solo per Capaci e via Mariano D'Amelio, ma anche per le bombe di Firenze, Milano e Roma.

Avvocato, quali sono le esatte parole pronunciate da Totò Riina? Sono proprio queste: "L'ammazzarono loro"?
"Sì, sono andato a trovarlo al carcere di Opera questa mattina e l'ho trovato che stava leggendo alcuni giornali. Neanche ho fatto in tempo a salutarlo e lui, alludendo al caso Borsellino, mi ha detto quelle parole... L'ammazzarono loro...".

E poi, che altro ha le ha detto Totò Riina?
"Mi ha dato incarico di far sapere fuori, senza messaggi e senza segnali da decifrare, cosa pensa. Lui è stato molto chiaro. Mi ha detto: "Avvocato, dico questo senza chiedere niente, non rivendico niente, non voglio trovare mediazioni con nessuno, non voglio che si pensi ad altro". Insomma, il mio cliente sa che starà in carcere e non vuole niente. Ha solo manifestato il suo pensiero sulla vicenda stragi".

Ma Totò Riina è stato condannato in Cassazione per l'omicidio di Borsellino, per l'omicidio di Falcone, per le stragi in Continente e per decine di altri delitti: che interesse ha a dire soltanto adesso quello che ha detto?
"Io mi limito a riportare le sue parole come mi ha chiesto. Mi ha ripetuto più volte: avvocato parlo sapendo bene che la mia situazione processuale nell'inchiesta Borsellino non cambierà, fra l'altro adesso c'è anche Gaspare Spatuzza che sta collaborando con i magistrati quindi...".

Le ha raccontato altro?
"Abbiamo parlato della trattativa. Riina sostiene che è stato oggetto e non soggetto di quella trattativa di cui tanto si è discusso in questi anni. Lui sostiene che la trattativa è passata sopra di lui, che l'ha fatta Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari e insieme ai carabinieri: e che lui, Totò Riina, era al di fuori. Non a caso io, come suo difensore, proprio al processo per le stragi di Firenze già quattro anni fa ho chiesto che venisse ascoltato Massimo Ciancimino in aula proprio sulla trattativa. Riina voleva che Ciancimino deponesse, purtroppo la Corte ha respinto la mia istanza".

E poi, che altro le ha detto Totò Riina nel carcere di Opera?
"E' tornato a parlare della vicenda Mancino, come aveva fatto nell'udienza del 24 gennaio 1998. Sempre al processo di Firenze, quel giorno Riina chiese alla Corte di chiedere a Mancino, ai tempi del suo arresto ministro dell'Interno, come fosse a conoscenza - una settimana prima - della sua cattura".

E questo cosa significa, avvocato?
"Significa che per lui sono invenzioni tutte quelle voci secondo le quali sarebbe stato venduto dall'altro boss di Corleone, Bernardo Provenzano. Come suo difensore, ho chiesto al processo di Firenze di sentire come testimone il senatore Mancino, ma la Corte ha respinto anche quest'altra istanza".

Le ha mai detto qualcosa, il suo cliente, sui servizi segreti?
"Spesso, molto spesso mi ha parlato della vicenda di quelli che stavano al castello Utvegio, su a Montepellegrino. Leggendo e rileggendo le carte processuali mi ha trasmesso le sue perplessità, mi ha detto che non ha mai capito perché, dopo l'esplosione dell'autobomba che ha ucciso il procuratore Borsellino, sia sparito tutto il traffico telefonico in entrata e in uscita da Castel Utvegio".

Insomma, Totò Riina in sostanza cosa pensa delle stragi?
"Pensa che la sua posizione rimarrà quella che è e che è sempre stata, non si sposterà di un millimetro. Ma questa mattina ha voluto dire anche il resto. E cioè: non guardate solo me, guardatevi dentro anche voi".

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