domenica 26 luglio 2009

E ora, questo presidente che dispensa consigli erotici a una professionista del ramo, come dovremmo chiamarlo, il presidente-zoccola?


Il presidente allenatore faceva la formazione del Milan. Il presidente operaio prometteva instancabile operosità e modestia. Poi venne il presidente ferroviere che tagliava nastri e stringeva mani con il cappello da capostazione. E ora, questo presidente che dispensa consigli erotici a una professionista del ramo, come dovremmo chiamarlo, il presidente-zoccola?

Il presidente-squillo?

Va bene che è «uomo del fare», come dice lui, ma pretendere anche di essere «donna del fare» non sarà eccessivo? Eppure è vero: nelle registrazioni che Patrizia D'Addario ha raccolto nei paraggi del lettone grande di Putin a Palazzo Grazioli c'è anche questo, la voce lumacona di Superpapi che dà le sue indicazioni:


«Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola... Devi toccarti con una certa frequenza». Insomma, lasci dire a me che me ne intendo... un po' di allenamento, mi consenta!
E dunque, eccoci. Eccoci al coronamento, all'apoteosi, al non plus ultra, ai confini della realtà, al picco massimo umanamente consentito della berlusconeide, alla vetta e all'apice estremo. Ci siamo: cosa volere di più dell'uomo che dà consigli erotici alla donna? Dell'«utilizzatore finale» che insegna a una sex worker d'esperienza come usare il suo principale strumento di lavoro? In sostanza, quale immenso e ineguagliabile ridicolo si può aggiungere al cliente che consiglia a una professionista del sesso come tenersi in esercizio? Nemmeno Borat avrebbe osato tanto.
Ora naturalmente si potrà discettare a lungo (anche per decenni, se volete) sul buon gusto, il buon senso, la privacy, i segreti del talamo e tutto quello che volete. Chissenefrega. Il fatto inequivocabile e definitivo è che certe frasi, private o pubbliche che siano, descrivono gli uomini, ne disegnano la personalità, ne spiegano pregi e difetti, insomma li svelano perfettamente. E quel che ci appare dalle registrazioni della signora D'Addario - che l'Espresso diffonde a gocce, come un prezioso unguento sulle ferite degli italiani offesi da una leadership così inadeguata - è davvero un piccolo ometto in cerca di conferme.
E' l'uomo che telefona il giorno dopo l'amplesso per sentirsi dire bravo. E' l'uomo che - in possesso di un potere senza eguali nei paesi democratici - si dice da solo «ho fatto un bellissimo discorso, con applauso». Che spiega alla cortigiana complessi conti sul G8, per giungere alla conclusione che lui è «in-su-pe-ra-bi-le!». Questo libro «l'ho disegnato io». E ci mancherebbe. E questo l'ho fatto io. E questo l'ho pensato io. Io, io, io. Il vero dramma umano del signor Berlusconi Silvio, ciò che lascia sgomenti, non è qualche notte di sesso a tassametro. Ma piuttosto che inviti signorine a decine per farsi cantare in coro «Meno male che Silvio c'è», per assistere alla ola in suo onore, in definitiva per farsi battere le mani. Una bulimia di consenso che lascia atterriti, e al contempo una monumentale presunzione che sfocia immancabilmente nel consiglio, nell'indicazione, nell'«io farei così». Consigli all'allenatore del Milan. Consigli ai ministri. Consigli ai capi dell'opposizione. Consigli agli imprenditori. Consigli a tutti. Persino «darò io dei consigli a Obama», frase del 5 novembre (perché il 4 notte, si sa, aveva da fare). E ora, record del mondo, pure consigli alla escort in materia di sesso. In questa emergenza nazionale sospesa tra il dramma della democrazia e Alvaro Vitali, un caro pensiero va a Enzo Biagi. Pensando di esagerare, di creare un'iperbole, di fabbricare un paradosso estremo aveva detto: «Se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l'annunciatrice». Chissà come arrossirebbe quel vecchio galantuomo di fronte agli sviluppi odierni, ascoltando un Berlusconi che non si limita a usare il corpo delle donne, ma pretende pure di spiegarglielo.

di Alessandro Robecchi - «il manifesto»

Il conto alla rovescia per l'esplosione delle prigioni italiane è quasi scaduto


Napoli, davanti al carcere di Poggioreale, l'ennesima manifestazione indetta da varie sigle sindacali, rappresentanti l'85 percento del personale di polizia penitenziaria sindacalizzato, per protestare contro la drammatica situazione rilevata all'interno degli istituti penitenziari italiani. Le manifestazioni programmate sono già in corso dal 30 giugno in tutta Italia e si concluderanno con un corteo nazionale a Roma il prossimo 22 settembre. Martedì il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, ha rilanciato l'allarme sovraffollamento carceri, presentando i dati delle undici regioni che risultano fuorilegge per quanto concerne le condizioni di reclusione.

Dal Trentino alla Sicilia, è già stato superato il limite cosiddetto ''tollerabile'' previsto dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), andando ben oltre la capienza regolamentare degli istituti di pena italiani. A livello nazionale, citando i dati forniti dal Sappe, il conto alla rovescia per l'esplosione delle prigioni è quasi scaduto: il livello di tollerabilità ha raggiunto il 99 percento dati i 63 mila e 661 reclusi rilevati il 20 luglio, a fronte di un massimo previsto in 64 mila 111 unità. E si fa riferimento al massimo 'tollerato', poiché la capienza regolare fissata dal Dap è di 43 mila 327 posti. La denuncia esposta dal segretario generale del Sappe, Donato Capece, assegna il record del superamento della capienza 'regolamentare' alla casa circondariale di Caltagirone, Catania: sono attualmente presenti 259 detenuti, ma il limite tollerabile sarebbe di 150, ben il 345 percento in più rispetto alla capienza originaria fissata in 75 posti. La situazione più 'intollerabile' si registra invece a San Severo, provincia di Foggia, dove si arriva al 213 percento della capienza tollerabile.

La situazione è evidentemente disumana e degradante, eppure l'articolo 27 della Costituzione prevede chiaramente che ''le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato''. ''Si continua a parlare di un piano sull'edilizia di prossima attuazione, ma in realtà ci vorranno anni prima che venga costruito un nuovo carcere'', mette in evidenza Capece riferendosi alle volontà ministeriali, rimaste tutte sulla carta e prive di copertura finanziaria. La situazione sanitaria è definita ''da terzo mondo'' dal segretario del Sappe, data anche la presenza di malattie che nel nostro Paese si ritenevano debellate. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, branca ufficiale del Consiglio d'Europa, indica che lo spazio in una cella multipla per detenuto non può essere inferiore ai quattro metri quadri. Ma in Italia si registrano casi di reclusione allucinanti, come ad esempio nel carcere di Bolzano, dove 10 metri di cella vengono condivisi da dodici prigionieri. Per Capece ''l'unica via d'uscita sono le misure alternative alla detenzione'', ma secondo l'associazione Antigone sono solo 9 mila 406 i privilegiati per questo tipo di provvedimenti.

L'aumento esponenziale dei detenuti è dovuto ad una maggiore repressione penale nei confronti di consumatori e trafficanti di droga, nonché verso gli immigrati illegali e i recidivi. Secondo i dati Dap dello scorso anno, i tossicodipendenti ed alcoldipendenti reclusi erano 18 mila 484: basterebbe l'affidamento ai servizi sociali di questi detenuti in adeguate strutture, dalle quali ne trarrebbero largo beneficio, per dare ai penitenziari un largo respiro. Per quanto riguarda gli immigrati, quasi 14 mila risultano in stato di carcerazione preventiva e oltre 2 mila sono imprigionati per non aver rispettato l'obbligo imposto di espatriare fornito dalle questure. La nuova legge sulla sicurezza approvata lo scorso 2 luglio non farà che peggiorare questa situazione, in quanto si moltiplicheranno gli ordini di espulsione di cittadini senza documenti da parte dei prefetti che, se non ottemperati, li spediranno dritti in prigione.

di Giacomo Corticelli

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/16853/Carceri,+bomba+a+orologeria

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