venerdì 14 agosto 2009

Le proposte per un "percorso costituente democratico" per un nuovo Partito di Sinistra


Sinistra e Libertà c'è già
Claudio Fava

La notizia è che Sinistra e Libertà l'hanno già fatta.
Costruita, vissuta, animata, celebrata, riempita parole e profezie, aperta all'impegno di tanti.
Solo che non è (ancora) opera nostra.
L'hanno fatta gli elettori, donne e uomini di una sinistra che in Italia è possibile.
Il voto di giugno è il loro estremo appello e un ultimo avviso per ciascuno di noi.
Per raccoglierlo dovremo saper mettere in campo, in queste settimane, la limpidezza di alcuni fatti politici.
Il primo: un generoso investimento di sovranità su Sinistra e Libertà.
Non più addizione di partiti ma soggetto autonomo.
Anche rispetto a quei partiti che ne rappresentano l'ossatura.
Tutto ciò andrà costruito rapidamente, senza vandee ma evitando ogni tatticismo.
A cominciare dalla nostra prima assemblea che il 19 settembre dovrà eleggere un coordinamento nazionale capace di rappresentare la ricchezza di tutte le esperienze che sono contenute in SL, dentro e fuori dalle forze politiche che l'hanno promossa.
E accanto al coordinamento, un portavoce nazionale affinché il nostro progetto non venga ogni giorno diviso per cinque. Organismi assolutamente transitori, di mero servizio, con il compito di direzione politica fino alle regionali, elezioni in cui saremo presenti con il nostro simbolo.
Basta? No.
Serve la politica, non è sufficiente rivestirla di buone intenzioni.
Ecco l'importanza della consultazione e del dibattito lanciato on line dal sito di SL sulle campagne d'autunno. Ecco l'importanza di dare vita e fiato a quelle campagne, di renderle visibili, lucide, efficaci. Non più un cantiere bensì una pratica politica quotidiana, utile a noi e agli altri, insediata nel paese e non solo nei nostri discorsi.
Basta? Non ancora.
Perchè questo percorso produca frutti e fatti occorre un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, senza facili deleghe ai "tavoli nazionali".
L'originalità del nostro progetto sta proprio nel mettere in sintonia tra loro il centro e le periferie, l'elaborazione con la pratica quotidiana. E dunque, senza aspettare statuti e congressi, ben venga l'apertura di nuovi circoli, la raccolta di adesioni in tutt'Italia, l'iniziativa politica, la capacità di auto organizzarsi...
Purché siano davvero passi in avanti per rendere questo processo sempre più inclusivo, trasparente, ricco di esperienze, partecipato.
In attesa del primo congresso di Sinistra e Libertà da organizzare subito dopo le elezioni regionali.
A chi oggi dice: "non un partito", risponderei: "non solo un partito".
Occorre qualcosa di più e di meglio, uno sforzo di originalità, la ricerca di forme e linguaggi che non sono più quelli a cui siamo rimasti a lungo affezionati.
Occorre crederci, soprattutto.
Senza rimandare a tempi migliori.
Altrimenti nella notte di questa politica ci perderemo anche noi.
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Risposta a Claudio Fava.

Caro Claudio, il tuo ragionamento non mi convince, per le seguenti ragioni:

1) Sinistra e Libertà è nata come lista elettorale di 5 piccoli soggetti politici, talmente piccoli che insieme hanno appena superato il 3%.
Senza il concorso e l'impegno di tantissime esperienze locali(Associazioni per la Sinistra, persone, ecc.), alla ricerca di una Sinistra nuova... non sarebbe stato possibile neanche quel 3%: una parte di questi voti sono stati dati senza convinzione... da persone di sinistra che non volevano rinunciare al diritto di voto(scelta autolesionista in presenza di un governo e di una politica eversiva e demolitrice della democrazia e dei valori derivanti dalla Costituzione Repubblicana), non volevano votare un soggetto ideologico come quello di Prc/Pdci e non volevano neanche votare per partiti di area centrista, come il Pd e l'Idv.

2) Se è vero che in Italia ci sono almeno il 20% di persone di Sinistra, dai risultati delle elezioni europee è emerso chiaramente che - tra queste - oltre a quelle che hanno votato per SeL, ci sono:
- poco più del 3% che votano con motivazioni di testimonianza ideologica... cioè per un soggetto o una lista che si accontenta di definirsi comunista(anche se non fa neanche il solletico al capitalismo e non è di nessuna utilità per i lavoratori che vogliono diritti e dignità e per le persone che vogliono camminare concretamente verso una società diversa...) e quest'area non credo che possa avere l'ambizione di crescere(è assai più probabile che sia destinata a stabilizzarsi o ridursi);
- circa il 14% che, non vedendo niente di credibile a Sinistra, vota per il Pd, per l'Idv o non vota per nessuno(queste persone non credo che, nelle prossime elezioni regionali, sia possibile convincerle a votare per SeL che - sia pure con gli accorgimenti del Coordinamento nazionale e del Portavoce - rimarrà una lista elettorale, a partire dal simbolo con i tre segni grafici di cui uno soltanto è riconoscibile per la maggior parte delle persone... e mi sembra facile prevedere un esito ancora più negativo delle elezioni europee... persino in Toscana e - purtroppo - temo che anche in Puglia, nonostante la stima che merita Nichi Vendola, si sta determinando una situazione che non consentirà un risultato migliore).

2) Inutile continuare prenderci in giro, perchè nessuno è fesso: un nuovo soggetto politico autonomo di Sinistra sarà possibile solo come esito di un "percorso costituente/congressuale democratico", a cui possano partecipare TUTTE le persone di Sinistra che sentono questa necessità, esponendo(a partire dal Congresso costituente in ciascuna provincia) le proprie convinzioni e proposte e pronunciandosi con il voto su TUTTO(idealità, proposte programmatiche, regole statutarie, dirigenti, simbolo, ecc), con il criterio "una testa un voto".

3) Dal tuo intervento ipotizzi(come una scelta gia fatta e quindi indiscutibile e immodificabile) il "primo congresso di Sinistra e Libertà... subito dopo le elezioni regionali", inoltre affermi che è necessario "mettere in sintonia tra loro il centro e le periferie": ebbene, da tante periferie c'è una forte richiesta che il "percorso costituente/congressuale democratico"(da cui far nascere il Partito per la Sinistra del futuro...) inizi rapidamente e che l'atto fondativo(tramite il Congresso nazionale) avvenga nel giro di pochi mesi(non è impossibile svolgere i Congressi provinciali tra novembre e dicembre e il Congresso nazionale nel mese di gennaio 2010).

Una domanda: nell'Assemblea nazionale del 19 settembre a Napoli, questa proposta è legittima come la tua e altre... oppure non è legittima, è considerata "una vandea", non può essere presentata e messa in votazione, non può essere accettata neanche se avesse una condivisione largamente maggioritaria ?

Penso che, per chiarezza e correttezza, chi ha promosso l'Assemblea del 19 settembre ha il dovere di dire chiaramente se è un'Assemblea a "sovranità limitata" oppure se è un'Assemblea con regole democratiche(nella presentazione delle diverse proposte, nella discussione e nelle decisioni conclusive): una chiarezza che è importante conoscere prima che finisca il mese di agosto, in modo che(nelle tante Assemblee provinciali convocate prima del 19 settembre) si possa valutare e decidere anche se PARTECIPARE O NON PARTECIPARE all'ASSEMBLEA NAZIONALE(anche perchè, se una parte di compagni/e dovesse partecipare ad un'Assemblea che si svolge con regole non democratiche e non condivise, il rischio è quello che si trasformi in un'occasione di protesta e questo non credo che sia utile per nessuno).

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Una proposta per un percorso costituente/congressuale democratico.

Chi dovrebbe promuovere questo percorso ?
Dovrebbero essere gli attuali dirigenti nazionali dei piccoli soggetti politici che sentono la necessità di costruire un nuovo Partito della Sinistra(cioè Sd, Mps e Unire la Sinistra), insieme a tante altre personalità di sinistra autorevoli e stimate a livello nazionale(quelle che firmarono l'Appello del 7 novembre 2008, quelle che sono state candidate alle elezioni europee dalla lista Sinistra e Libertà e tante altre che possono e devono essere interpellate...).

Come dovrebbero promuovere questo percorso ?
Tramite:
- Un Documento ideale, politico e programmatico che si misuri con l'interrogativo di una Sinistra che guarda al futuro, cioè l'orizzonte ideale e le proposte programmatiche da realizzare - gradualmente - nel corso dei prossimi decenni;
- Un proposta di Statuto che cerchi di delineare le regole democratiche di un Partito che fa tesoro dei limiti delle esperienze passate e guarda al futuro e quindi alla necessità di valorizzare al massimo la partecipazione democratica, le energie, le diverse sensibilità, le intelligenze e le competenze specifiche di tutte le persone che vogliono farne parte;
- Una o più proposte di nome e di simbolo grafico del nuovo Partito(Sinistra e Libertà con sotto un simbolo grafico che non sia una somma di altri simboli, ma qualcosa di nuovo e di convincente per le diverse sensibilità che devono convivere piacevolmente...? Altre proposte completamente nuove?).

Inoltre, è necessario stabilire una data d'inizio per il tesseramento provvisorio e per la convocazione dei Congressi provinciali e una data di fine di questo percorso(cioè la data del Congresso nazionale costitutivo del nuovo Partito...).

A chi è rivolto questo percorso ?
A tutte le persone di sinistra che sentono la necessità di costruire un nuovo Partito(quelle che votano gli attuali soggetti della Sinistra Plurale, quelle che - in assenza di un Partito di Sinistra credibile - votano per il Pd o per l'Idv, quelle che sono talmente scoraggiate e sfiduciate che hanno scelto l'astensionismo e l'impegno solo nelle Associazioni e nei movimenti...): potrebbero esprimere questa volontà iscrivendosi ad un Albo provvisorio che gli da il diritto di partecipare ad un percorso democratico dove tutto sarà deciso - a partire dai Congressi provinciali - con il criterio "una testa un voto".

Come potrebbe svolgersi questo percorso ?
In ciascuna provincia, le persone che aderiscono all'Albo provvisorio, verranno convocate ad un'Assemblea per nominare un Comitato di Garanti che ha il compito di promuovere, organizzare, il Congresso provinciale: in questo Congresso ogni persona potrà esprimere la propria opinione sul Documento ideale/politico/programmatico e sullo Statuto proposto a livello nazionale e alla fine potrà presentare emendamenti per modificarli... che saranno messi in votazione.
Inoltre sarà eletto un organismo dirigente provinciale(con un criterio democratico che consenta la piena espressione delle principali sensibilità... cioè, per esempio, se viene stabilito che in quell'organismo dovranno esserci un massimo di 50 persone, ogni persona potrà votare o proporre un massimo di 25 persone) e dovranno essere eletti anche i Delegati al Congresso nazionale (con un criterio di 1 delegato ogni 30/40/50 iscritti ?).

di Giuliano Ciampolini - Associazione per la Sinistra di Pistoia

Link: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12734

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro?


I lavoratori della Innse hanno lanciato un segnale forte che dobbiamo raccogliere contro la svalorizzazione e la distruzione del lavoro (inteso come abilità manuali, conoscenze tecniche, patrimonio culturale accumulato), che è una caratteristica di fondo della cosiddetta transizione italiana.

E che, nel pieno di una crisi che accelera tutte le tendenze negative preesistenti, sta portando il Paese ai confini del decadimento e della dissoluzione dell’unità nazionale.

Se gli operai sono costretti ad arrampicarsi in cima a un carro ponte per dimostrare che esistono e che vogliono lavorare impedendo la distruzione della loro fabbrica, vuol dire che questa società è malata. Di cosa parliamo, se non di un capitalismo parassitario e distruttivo? E se la polizia di Stato viene schierata contro chi difende la propria dignità e libertà secondo un diritto costituzionalmente garantito, c’è poco da dire: è davvero allarme rosso per la nostra democrazia. Sebbene liberali illustri non sembrano curarsi di questo uso improprio della forza pubblica e del sistematico attacco al diritto al lavoro che dura da anni. Come se tra questi ingombranti dati di fatto e il degrado democratico del Paese non vi sia alcun nesso.

In verità, non è la prima volta che gli operai sono costretti a stare sospesi sopra le nostre teste per segnalare le loro presenza di uomini vivi, produttori della ricchezza reale della nazione e dunque del nostro benessere. E quando allarghiamo lo sguardo ci accorgiamo che la Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro è sempre stata un terreno di lotta. Nel secolo passato non dimentichiamo i morti operai e contadini di Reggio Emilia, di Portella della Ginestra, di Melissa e Montescaglioso, e altri ancora. Ma oggi la situazione è ben diversa.

Il rovesciamento dei principi fondativi dell’Italia repubblicana è ormai concretamente praticato da chi governa, e le lavoratrici e i lavoratori dipendenti sono stati cancellati come soggetto politico autonomo, aprendo una voragine nel sistema della democrazia rappresentativa. Anche per questa ragione i lavoratori della Innse vanno ringraziati. Autorappresentandosi e dandosi visibilità con un gesto clamoroso che non danneggia nessuno, hanno squarciato l’indifferenza delle forze politiche e l’oscuramento dei media, e hanno portato alla luce la questione centrale di questa crisi.

Quale ruolo assegnare al lavoro, cioè alla classe dei lavoratori dipendenti, alle donne e agli uomini che in cambio di una retribuzione alienano le proprie capacità intellettuali, psichiche e fisiche? E come aprire la strada a un diverso assetto socio-politico che superi il paradigma attuale, costruendo per le generazioni presenti e future una diversa prospettiva?

L’articolo uno della Costituzione, esempio irraggiungibile di sobrietà e chiarezza nel vuoto rotear di chiacchiere che ci travolge, in sole 24 parole compie una vera e propria cesura storica con il passato del fascismo e costruisce in pari tempo un ponte verso un futuro di uguaglianza e libertà, che deve essere ancora percorso: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Da una parte il principio fondativo configura la forma dello Stato e i contenuti della democrazia ponendo il lavoro anche come fattore coesivo dell’unità nazionale, dall’altra esso si articola in un fitta trama di diritti nuovi - i diritti sociali - che oltrepassano i confini del vecchio Stato liberale promuovendo una nuova cittadinanza. In altri termini, il fondamento del lavoro e il suo valore normativo non è scisso dalla classe dei lavoratori (i “prestatori d’opera” di antica memoria), e anzi ne sollecita il protagonismo anche per impedire che il governo degeneri in arbitrio e tirannide.

I lavoratori-cittadini conquistano così il diritto di organizzarsi liberamente nei sindacati e nei partiti perché ai nuovi diritti sia data attuazione. E dal principio dell’indivisibilità dei diritti civili, sociali e politici, deriva che l’organizzazione sindacale è libera, come è libera l’associazione dei cittadini nei partiti «per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

Dunque, non più deleghe al sovrano (per casato o per censo), o a ristrette élites politiche: la politica acquista essa stessa una dimensione sociale e di massa. Proprio nella sintesi tra il sociale e il politico, che riconosce nel lavoro l’idea-forza di una nuova civiltà ma anche la forza materiale che trasforma il modello di società, risiede il carattere innovativo della Costituzione, da mettere ancora a frutto anche in ragione delle continue mutazioni del lavoro e del capitale.

In questo oscuro tempo di crisi non possiamo buttare nel cestino un’ acquisizione di straordinaria importanza che sorregge l’impianto costituzionale, vale a dire che una persona senza lavoro non è titolare di un diritto umano fondamentale, e quindi non è libera. Vi è qui il riconoscimento di una disuguaglianza di partenza tra chi è proprietario degli strumenti di produzione e di comunicazione e chi dispone solo delle proprie capacità intellettuali e fisiche, che è costretto a vendere sul mercato. Questa sostanziale disuguaglianza fa sì che la peculiare compravendita in cui si configura il rapporto di lavoro non sia assimilabile ai contratti regolati dal diritto civile, che presuppongono condizioni di parità tra i contraenti.

Quindi, perché siano effettivi i diritti del lavoro e perché sia reale la libertà delle persone, sono indispensabili altri strumenti di tipo istituzionale e normativo, culturale, sindacale e politico. E proprio perciò, come osservava uno dei padri fondatori, la Costituzione corregge lo stato di inferiorità del lavoro rispetto al capitale, e il diritto di sciopero – che nella Carta ha «valore pubblicistico» - bilancia il possesso dei «beni economici». Il lavoro, dunque, come basamento dell’uguaglianza e della libertà e come fattore costitutivo della persona, oltre che come forza produttiva fondamentale dei beni materiali e immateriali.

Se in questi anni abbiamo assistito a una generale e virulenta lotta di classe, su tutti i terreni, del capitale contro il lavoro nel tentativo di rovesciare anche formalmente l’impianto costituzionale, di cui il centro-destra è stato artefice e protagonista, sul versante opposto il centro-sinistra ha subito l’offensiva e anzi l’ha agevolata, avendo abbandonato il lavoro come riferimento. Se Berlusconi dice che «ciò che va bene alle imprese e agli imprenditori va bene a tutta Italia», Prodi, Veltroni e D’Alema non hanno mai detto che il futuro e il presente dell’Italia risiede nel lavoro sociale e nella sua valorizzazione, l’unica vera grande risorsa di cui disponiamo.

Si è spezzato così il nesso tra il sociale e il politico, tra i lavoratori dipendenti e la sinistra, per dar luogo a un bipolarismo istituzionale socialmente consociativo, conchiuso nell’alternanza di governo tra due pezzi della borghesia. Ma mentre il capitale dispiegava a tutto campo la sua lotta di classe, i “riformisti” hanno alzato le mani dichiarando che la lotta di classe era finita: le ragioni del lavoro sono state inglobate negli interessi del capitale e nella cultura d’impresa. D’Alema è stato molto chiaro: «Mai più un riformismo fondato sul lavoro dipendente». E anche Veltroni: «Siamo riformisti, non di sinistra».

D’altra parte, sul versante alternativo, la teoria delle “due sinistre” si è dimostrata in realtà un nobile abbellimento di uno stato di fatto ben diverso, dal momento che l’una aveva abbandonato i lavoratori dipendenti come riferimento sociale e l’altra non è mai stata in grado di rappresentarli, e di costruire con essi un progetto di rinnovamento dell’Italia. Nell’un caso e nell’altro, nonostante gli sforzi pur generosi di Rifondazione, la politica ha assunto una torsione istituzionalmente autoreferenziale. E forse proprio per questo la Costituzione e il suo enorme potenziale innovativo non sono stati veramente al centro dell’interesse delle “ due sinistre”.

Oggi non c’è dubbio che il passaggio decisivo consiste nello spostamento del baricentro della politica dalle istituzioni alla società. Muovere da un punto di vista di classe per svolgere una funzione democratica e progressista nella dimensione nazionale ed europea: questo è il problema. Se la politica separata dal sociale si risolve in politicantismo o in puro tatticismo, proprio l’organizzazione politica di classe dei lavoratori dipendenti, rifiutando una visione totalizzante della società e dello Stato imposta dall’esterno, ma proponendosi come parte che si confronta e lotta democraticamente con altre parti, garantisce l’espressione di un vero pluralismo sociale e politico.

In altri termini, la parzialità dell’organizzazione politica del lavoro è il presupposto dell’universalità dei diritti, e dunque dell’esercizio della libertà. Ecco perché la Costituzione è una bussola di straordinaria modernità che dobbiamo imparare a usare nella tempesta della crisi, anche per orientare il cammino verso il superamento dei rapporti capitalistici di proprietà.

Perciò in conclusione, riflettendo sulla lotta della Innse, avanzo due proposte. La prima: che la sinistra assuma la Costituzione e l’applicazione rigorosa dei suoi principi come riferimenti fondamentali nelle lotte d’ autunno. La seconda: che si lanci in pari tempo una campagna d’informazione e formazione, per costruire una consapevolezza di massa intorno alla portata innovativa e rivoluzionaria della Carta fondamentale. Mettiamo, con la Costituzione, uno scudo e una spada nelle mani di tutti i lavoratori italiani e stranieri che vivono in questo Paese.

di Paolo Ciofi – da «Liberazione»

Comparso su http://www.megachipdue.info/

Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/391-ma-non-siamo-una-repubblica-fondata-sul-lavoro.html

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