lunedì 14 settembre 2009

Il cimitero degli abissi e le sue navi radioattive: Cunsky, Mikigan, Rigel, Rosso, Marco Polo, Koraline, Aso, Alessandro I, Four Star


"Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?". "E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l'ammorbiamo?". "Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte...". Questo dialogo tra due boss della 'ndrangheta, agli atti delle indagini coordinate da Alberto Cisterna, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, basta per comprendere quale logica abbia mosso le navi dei veleni.

Navi che dagli anni Ottanta hanno seminato lungo le coste del Mediterraneo e dell'Africa i loro carichi di rifiuti tossici e radioattivi Meno facile è capire perché si sia dovuto aspettare vent'anni per seguire una pista che era stata indicata con chiarezza da tante inchieste e tanti pentiti. Nel 2000 l'indagine iniziata dalla magistratura di Reggio Calabria nel 1994, dopo una denuncia della Legambiente sulla Rigel, un'altra nave a perdere affondata per disfarsi di un carico radioattivo che non riusciva a trovare destinazioni lecite, fu archiviata, nonostante la gran mole di indizi, perché "mancava il corpo del reato". Difficile del resto che le prove potessero emergere da sole visto che erano state seppellite con cura in una fossa del Mediterraneo.
Ora però, grazie all'ostinazione della procura di Paola e dell'assessorato all'Ambiente della Regione, la "pistola fumante" è stata trovata: un piccolo robot è riuscito a fotografare il delitto sepolto a 487 metri di profondità, i bidoni della vergogna che spuntano dalla falla nella prua della Cunsky. Il teorema della prova irraggiungibile è crollato.

"Per troppi anni i magistrati sono stati lasciati soli mentre i processi venivano insabbiati: a questo punto tutte le inchieste vanno riaperte", chiedono Enrico Fontana e Nuccio Barillà, i dirigenti della Legambiente che hanno denunciato molte sparizioni sospette di navi. "Devono intervenire la procura nazionale antimafia e il ministero dell'Ambiente, bisogna formare un'unità di crisi per il monitoraggio delle zone in cui all'aumento della radioattività corrisponde un picco di tumori. Vogliamo sapere la verità sui legami tra il traffico di rifiuti e il traffico di armi, le connessioni con il caso Ilaria Alpi e il trafugamento di plutonio e rifiuti radioattivi".

Buona parte del lavoro è già fatto: mettendo assieme le informazioni raccolte pazientemente dai magistrati di mezza Italia è possibile costruire la mappa dei cimiteri radioattivi dei nostri mari. Un elenco di affondamenti volontari, navi che spariscono nel nulla senza lanciare il may day, troppo lungo per essere citato in versione integrale, ma basta ricordare alcuni casi per avere un'idea di quello che è successo in questi anni.

Nel 1985, durante il viaggio da La Spezia a Lomè (Togo), sparisce la motonave Nikos I, probabilmente tra il Libano e Grecia. Sempre nel 1985 s'inabissa a largo di Ustica la nave tedesca Koraline. Nel 1986 è il turno della Mikigan, partita dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno Calabrese con il suo carico sospetto. Nel 1987 a 20 miglia da Capo Spartivento, in Calabria, naufraga la Rigel. Nel 1989 la motonave maltese Anni affonda a largo di Ravenna in acque internazionali. Nel 1990 è il turno della Jolly Rosso a spiaggiarsi lungo la costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nel 1993 la Marco Polo sparisce nel Canale di Sicilia.

Del resto fino agli anni Novanta c'era addirittura chi teorizzava pubblicamente la sepoltura in mare dei rifiuti radioattivi. La Odm (Oceanic Disposal Management) di Giorgio Comerio si presentava su Internet offrendo i suoi servigi di affondamento su commissione. Era già in vigore la Convenzione di Londra che vieta espressamente lo scarico in mare di rifiuti radioattivi, ma la Odm, che operava dal 1987, sosteneva che non si trattava di scarico "in" mare ma "sotto" il mare perché la tecnica proposta consisteva nell'uso di una sorta di siluri d'acciaio di profondità che, grazie al loro peso e alla velocità acquisita durante la discesa, s'inabissano all'interno degli strati argillosi del fondo marino penetrando a una profondità di 40-50 metri.

di ANTONIO CIANCIULLO

La Cunsky e i suoi rifiuti tossici, "...ora tocca al governo"


CETRARO - Ora tocca al governo. Dopo il ritrovamento nei fondali del Tirreno, ieri pomeriggio, della nave fantasma descritta dal pentito di 'ndrangheta Francesco Fonti - che lui stesso avrebbe contribuito a far affondare con dentro 120 fusti di sostanze tossiche - ora la Procura e la Regione chiedono aiuto allo Stato. Servono soldi, tanti soldi, e risorse umane per procedere nelle indagini e risalire al contenuto della nave, sepolto sotto cinquecento metri d'acqua. Ma non ci sono né soldi né risorse umane. E la buona volontà del Procuratore Bruno Giordano da sola certo non può bastare per andare a caccia di un traffico di rifiuti tossici forse internazionale. La sua lunga caccia alla nave ieri ha dato i risultati che si attendeva. Ma ora vuole mezzi e uomini per andare avanti.

I conti sono presto fatti: è impossibile lavorare in queste condizioni. Con sei magistrati in organico, la Procura ne dispone attualmente solo di due ed uno dei pm di punta, Eugenio Facciola, sarà trasferito a giorni alla Procura generale di Catanzaro. E al suo posto, a fine mese, arriverà un altro magistrato che non ha mai fatto il pm. "Mai come in questo momento - dice Bruno Giordano - sarebbe necessaria la copertura dell'organico. Se manca la collaborazione esterna siamo perduti". Senza l'aiuto della Regione Calabria, che ha inviato i tecnici dell'Arpacal con il robot capace di fare foto subacquee, la Procura non avrebbe avuto neanche la possibilità di individuare la nave. "Se si tratta veramente di materiale radioattivo, come ha riferito un collaboratore di giustizia, sarà necessario utilizzare attrezzature particolari che certamente noi non abbiamo. Ci vorranno tempo e soldi. Noi andiamo avanti con la politica dei piccoli passi. Staremo a vedere".

Il mercantile è come lo aveva descritto il pentito Francesco Fonti. La nave, secondo il suo racconto, sarebbe colata a picco in sua presenza, con una esplosione a prua. Le immagini riprese ieri dall'agenzia ambientale della Regione lo confermano: ritraggono proprio una prua sventrata e fusti che fuoriescono. Per individuarli ed analizzarli ora la Procura dovrà disporre una serie di accertamenti presso il ministero della Marina.

Sono giorni di timori e di sconcerto e di gente che si chiede chi può aver buttato nel suo mare sostanze nocive e come si può, in un paradiso naturale come la Calabria, compiere uno scempio del genere. L'inchiesta - lo ricordiamo - ricerca proprio le possibili correlazioni tra l'aumento dei tumori sulla costa e la radioattività certificata in alcune zone come nei pressi del fiume Oliva, vicino Serra d'Aiello.

"Adesso si apre uno scenario non facile da gestire. Noi - dice il Procuratore Bruno - partiamo da un dato oggettivo: quella ritrovata è una nave clandestina che ufficialmente non è mai naufragata. L'ipotesi concreta è che sia stata fatta affondare per farla sparire insieme al suo carico. Il resto è affidato alla collaborazione dello Stato. Se questo non avviene il problema sarà di difficile soluzione".

Il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, ha chiesto oggi di incontrare il Procuratore di Paola per mettere a sua disposizione i dossier raccolti dal '94 sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati. L'elenco di Venneri è davvero preoccupante e comprende una quarantina di navi, dalla motonave Nikos I sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomè (Togo) - probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia - alla Mikigan, partita nel 1986 dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno Calabrese con tutto il suo carico sospetto; dalla Rigel, naufragata il 21 settembre del 1987 a 20 miglia da Capo Spartivento (unico caso in cui, grazie alle denunce di Legambiente, è stata ricostruita almeno in parte la verità giudiziaria), alla motonave maltese Anni che nel 1989 affondò a largo di Ravenna in acque internazionali. E poi la famosa motonave Rosso, che nel dicembre del 1990 si è spiaggiata ad Amantea, vicino a Cetraro. Poi, nel 1993 fu la volta della Marco Polo che sparì nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1985 affondò a largo di Ustica la nave tedesca Koraline.

Nei prossimi giorni si avranno i primi risultati delle analisi effettuate sui sedimenti recuperati ieri vicino al relitto. "Mi auguro - dice l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco - che già domani la presidenza del Consiglio di Ministri ci dica come intende muoversi. ".

Intanto il rov, il robot subacqueo, continua a scattare foto negli abissi di Cetraro. Non può entrare nelle stive ma fotografa la nave solo all'esterno. E'alla ricerca del nome del mercantile, che dovrebbe trovarsi sulla fiancata. Una verità sepolta che potrebbe riemergere oggi dagli abissi e che farebbe tremare qualche poltrona.


di ANNA MARIA DE LUCA

Che interessi economici si muovono dietro l'influenza suina?


Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria..
I notiziari di questo non parlano...

Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi...
I notiziari di questo non parlano...

Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno.
I notiziari di questo non parlano...

Ma quando comparve la famosa influenza dei polli... i notiziari mondiali si inondarono di notizie.... un'epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!
Non si parlava d'altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni... 25 morti l'anno!!

L'influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo....Mezzo milione contro 25.
E quindi perché un così grande scandalo con l'influenza dei polli? Perché dietro questi polli c'era un "grande gallo".

La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro.

Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell'inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi: se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo, non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un "grande porco?".

L'impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l'Iraq...

Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani... felici per la nuova vendita milionaria.
La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute...

Se l'influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se l'Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?

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