martedì 20 ottobre 2009

Napoli: la segregazione dei "palloni violenti"


Dopo le balle sulla sicurezza, inculcate per alimentare fobie e limitare l’autonomia e l’aggregazione delle persone, arrivano i palloni irregolari. A San Giorgio a Cremano entra in vigore un’ordinanza che prevede ildivieto di gioco con la palla, individuale o di gruppo.

Sta crescendo in questi anni a livello internazionale l’interesse per lo spazio pubblico e Napoli non è da meno.
Si costituiscono comitati, si organizzano iniziative, dibattiti, convegni, la cittadinanza attiva si mette in rete, si impegna per recuperare gli spazi pubblici dal degrado e dall’abbandono delle istituzioni, per ridare vivibilità a questi luoghi, dignità ai suoi abitanti; e lo fa lavorando, per, ma soprattutto con, gli abitanti, piccoli e grandi, perché la strada è di tutti, così come dovrebbe essere la dignità. Allora, se le istituzioni sembrano aver già troppi impegni per servir la gente d’altri paraggi, anche da soli ci si prova a organizzare, per cercare di rimediare alla desolazione imposta da piani urbanistici che tengono conto degli appalti più che degli abitanti che quegli spazi dovrebbero poterli vivere; lottando contro la disgregazione sociale e la segregazione crescente delle periferie e della popolazione emarginata dal sistema capitalistico imperante.

Ma quando le persone si incontrano, discutono e si organizzano, per qualcuno potrebbe diventare pericoloso, e qualcun altro già si è accorto che può essere certamente fastidioso, perché poi non si limitano solo a lavorare, iniziano a farsi sentire.
Protestano contro la presenza di montagne di immondizia, di barriere architettoniche, contro l’assenza di spazi dedicati ai bambini, di mezzi pubblici, di segnaletiche, contro il mal funzionamento dei semafori, dove ci sono. Denunciano anche: la negligenza di chi permette di parcheggiare impedendo il passaggio pedonale, di chi lascia sfrecciare motorini nelle aree pedonali dove giocano i bambini, l’incuria di chi i giardinieri pubblici li concede per favori elettorali personali, insomma possono dare proprio impiccio a chi il potere lo esercita per ben altre questioni!
Se non si capisce questo, non si possono capire tutte quelle ossessioni sulla sicurezza, fino ad arrivare a cercare di impedire l’aggregazione nelle piazze, la sera, col pericolo degli alcolici, o il proibizionismo di turno.
Mentre ormai tutti parlano di diritti dei bambini, sembra esserci stato chi si è accorto che per i bambini non esisteva ancora nessun divieto, ed è stato proprio il sindaco della città di San Giorgio a Cremano, che, come la definisce l’assessore alla sicurezza “ è soprattutto la Città dei bambini e delle bambine” a provvedere, con un ordinanza che, in nome della sempre ossequiata sicurezza, vieterà in alcune zone della città «il gioco violento del pallone» come dichiara Giorgiano, per salvaguardare l’incolumità dei passanti e «garantire la sicurezza di persone e di cose nelle principali zone pedonali».
Perché, come puntualizza l’assessore alla sicurezza, “La nostra amministrazione, è sempre molto sensibile ai diritti dell'infanzia e, pertanto, favorisce in tutti i modi il gioco, così come stabilito dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia. Tuttavia, il gioco con la palla, individuale o di gruppo, non può essere consentito indiscriminatamente in tutte le aree ad uso pubblico in ragione del pericolo che si determina per i passanti, per la circolazione veicolare e per i danni causati alle cose".
Ma attenzione non è infatti contro i bambini, perché neanche loro possono essere considerati tutti uguali, infatti aggiunge il sindaco in un’altra intervista: “i bambini vanno sempre tutelati, ma il mio provvedimento è rivolto agli 'scugnizzì che si divertono a tirare pallonate ai passanti, ad auto in corsa e vetrine”. Sono quindi quelli che vivono la strada, che non possono permettersi le scuole di calcetto e gli spazi privati ad essere nel mirino dell’ordinanza, forse proprio ispirandosi alle origini del calcio, nato nei college inglesi come sport d’élite?!
Come ormai in tutta la vita pubblica nazionale, la discriminazione avanza anche in questa faccenda (dove l’amministrazione sembra impegnata a dimostrare che in Italia non solo i più alti vertici politici sono in grado di scatenare un tragicomico interesse), e dalle persone grandi e piccole finisce per colpire anche le palle. Nel nuovo testo dell'atto comunale si dovrebbe rimarcare la differenza tra palloni di spugna o di materiale leggero, consentito, e altro tipo di palloni, banditi. Così la leggerezza con cui si risponde ai calci subiti nel nostro paese resta sempre premiata!
Per interiorizzare le regole imposte è chiamato a intervenire anche un testimonial: Fabio Cannavaro. Infatti, in risposta alle criticheverso il provvedimento mosse dal calciatore napoletano, che aveva commentato “È un peccato, se fosse stato così quando io da bambino giocavo a Fuorigrotta non avrei mai vinto la Coppa del mondo, la strada mi ha insegnato tanto” , il sindaco fa un invito ufficiale “Invitiamo Fabio Cannavaro a San Giorgio a Cremano a giocare col pallone di spugna nelle nostre piazze e a diventare testimonial per un gioco sicuro. Sono certo che non è diventato campione del mondo solo perché giocava in strada, ma perché gli adulti gli hanno insegnato regole e disciplina”.
Ma se come “pubblico” dovrebbe identificare un bene accessibile a tutte le persone senza condizioni, qualcosa di non chiaro c’è sull’ordinanza che colpisce quelli che i giornali hanno definito “i giocatori in erba - e senza campo”. Tutto chiarissimo però per quelli che la legge sono abituati a usarla e adattarla all’occorrenza, così come sembra aver fatto l’amministrazione col codice della strada, dov’è stigmatizzato e punito l'uso improprio dei marciapiedi, non solo per la sosta delle autovetture ma anche per l'utilizzo con skateboard, pattini e assimilati, e dove sono vietati i giochi che possano arrecare danno ai pedoni. Peccato che le normative sui diritti del cittadino e dell’infanzia non sembrano riscontrare l’ intenzione di essere adottati quanto i divieti.

Ma se di spazi rivolti al gioco l’amministrazione sembra non essersene ancora preoccupata, così impegnata a delimitare le zone interdette al “gioco violento” con appositi cartelli di segnaletica con su scritto 'Divieto di gioco con la palla in tutta l'area', che addestreranno già dall’infanzia a poter riconoscere le zone rosse decretate dal potere, forse assolverà il suo compito per accontentare quegli ubbidienti cittadini che già si preparano ad esultare per la rete, dove segregare i palloni diversi, quelli non ammessi, che già si iniziano a chiamare i palloni violenti...


Fonte: napoli.indymedia.org

Il «papello» tiene sotto scacco tutta la «catena di comando» dei Ros


Con il «papello» nelle mani dei procuratori siciliani le indagini sulle stragi e sulla «trattativa» si stringono sui reparti speciali dei carabinieri. Su tutta la «catena di comando» dei Ros. Colonnelli, generali, maggiori, capitani. Sono sott' accusa, sono sospettati. Per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina nel 1993. Per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Per i patti e i ricatti fatti fra il massacro di Capaci e quello di Via D' Amelio nel 1992. Per le rivelazioni della vedova di Paolo Borsellino nell' agosto del 2009: «Mio marito mi ha detto che il generale Subranni era punciutu». Letteralmente significa affiliato a Cosa Nostra, probabilmente il procuratore ucciso voleva indicare una certa spregiudicatezza investigativa che prevedeva sempre negoziazioni coni boss. La deposizione di Agnese Borsellino è stata secretata ma da ieri si rincorrono voci su nuovi «avvisati» alla procura di Caltanissetta, in particolare voci sul generale Subranni. Qualcuno parla di un «atto dovuto» dopo le dichiarazioni della vedova Borsellino, qualcun altro - anche se la notizia è ufficialmente smentita - racconta che l' alto ufficiale sarebbe stato già indagato per favoreggiamento. Il generale Antonino Subranni, diciassette anni fa era il comandante dei Ros ed era il diretto superiore del colonnello Mario Mori, l' ufficiale - poi diventato capo dei servizi segreti nel penultimo governo Berlusconi - che oggi è a processo a Palermo (con il colonnello Mauro Obinu) per avere favorito Provenzano in una latitanza lunga quarantatré anni. Nello stesso procedimentoè ancora sub iudice anche Subranni, già indagato per favoreggiamento aggravato. Per lui il sostituto procuratore Nino Di Matteo ha chiesto l' archiviazione, il fascicolo è ancora sulla scrivania del giudice per le indagini preliminari. Sono i Ros più di ogni altro soggetto istituzionale o apparato poliziesco i protagonisti di quella stagione fra stragi e mercanteggiamenti, colloqui riservati, contrattazioni. È il capitano Giuseppe De Donno - ma lui nega e annuncia querela - che viene citato dall' ex ministro della Giustizia Claudio Martelli come l' ufficiale che avvicina il direttore degli Affari penali Liliana Ferraro per dirle che «Ciancimino sta collaborando». È sempre De Donno con il colonnello Mori che incontrano più volte don Vito per trattare con Totò Riina e, secondo Massimo Ciancimino, visionano il «papello». È sempre Mori, secondo l' ex presidente della commissione parlamentare Luciano Violante, che vuole perfezionare un patto «politico» con Ciancimino.È sempre il generale Subranni, secondo ancora Massimo Ciancimino, «che in un primo momento era il referente capo» di De Donno e di Mori. Un elenco interminabile di incontri e di abboccamenti, tutti finalizzati alla «trattativa» con i Corleonesi alla vigilia dell' uccisione di Borsellino. Le domanda, diciassette anni dopo, sono poche e precise.I Ros hanno agito autonomamente? Hanno trattato per loro conto con Totò Riina? Hanno ricevuto un mandato politico o si sono abbandonati a scorribande sbirresche? «Mio padre mi ha detto che quegli ufficiali erano accreditati da Mancino e Rognoni», dichiara a verbale Massimo Ciancimino. Nicola Mancino, che al tempo era ministro degli Interni, da mesi smentisce ogni trattativa. Virginio Rognoni, che al tempo era ministro della Difesa, dice che non «ha mai saputo nulla». L' inchiesta di Palermo riparte da questi passaggi, da questi sospetti. Chi ha «autorizzato» la trattativa con il capo dei capi di Cosa Nostra? E riparte proprio nel giorno della discovery del «papello» di Totò Riina, le 12 richieste che il boss ha presentato allo Stato per fermare le stragi. La copia del documento è in una cassaforte della procura palermitana, all' inizio della prossima settimana da una cassetta di sicurezza custodita in una banca del Liechtenstein arriverà in Sicilia probabilmente anche il «papello» originale. Solo allora i magistrati ordineranno una perizia grafica per vedere chi ha materialmente scritto quelle richieste dettate da Totò Riina. I primi sospetti si stanno allungando su uno dei figli del boss di Corleone. E sul fidato Antonino Cinà, il mafioso più vicino a Riina in quell' estate del 1992. La prossima settimana forse arriveranno a Palermo anche le registrazioni - altra promessa di Massimo Ciancimino- dei colloqui avvenuti fra don Vitoe il colonnello Morie il capitano De Donno durante la «trattativa». Ha spiegato il figlio dell' ex sindaco: «Mio padre non si fidava di quei due e così ha registrato tutto». Il contenuto del «papello» già noto ieri l' altro nel dettaglio oggi è un «atto pubblico».I 12 punti sono elencati, uno dopo l' altro: dalla revisione del maxi processo fino alla defiscalizzazione della benzina «come Aosta». In più c' è anche quel foglio anticipato da L' espresso e scritto da Vito Ciancimino. Appunti e riflessioni per il suo libro. I nomi di Mancino e Rognoni, una riga sulla «riforma della giustizia all' americana sistema elettivo con persone superiori ai 50 anni indipendentemente dal titolo di studio Es. Leonardo Sciascia». Un' altra riga sull' abolizione del monopolio Tabacchi e un riferimento a «Sud partito». La Lega del Sud. Il sogno indipendentista dei mafiosi che non muore mai.

di ATTILIO BOLZONI FRANCESCO VIVIANO

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori