lunedì 9 novembre 2009

PONTE SULLO STRETTO: una farsa del Governo per finanziare opere pubbliche del Nord


In pompa magna il governo annuncia lo sblocco dei fondi per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), riunitosi ieri, ha sbloccato 8,8 miliardi di euro destinati a opere pubbliche. Soldi che si moltiplicano come pani e pesci nelle parole del presidente del consiglio e in quelle del ministro Altero Matteoli, arrivando addirittura a «23 miliardi di euro di opere pubbliche, che in tempi di crisi sono un successo mondiale».
Ma restiamo agli 8,8 miliardi effettivamente sbloccati. La parte del leone come al solito l'ha fatta la Lega, tanto è vero che 6 degli 8 miliardi sono destinati a opere nel nord del paese: la Pedemontana lombarda, l'asse stradale della Lecco Bergamo, le metropolitane di Milano in vista dell'Expo, l'asse ferroviario Genova Milano... E arriviamo al Ponte sullo stretto, a cui vengono destinati 1,3 miliardi «per partire», dice Matteoli. La retorica abbonda: «Il governo ha compiuto un passo decisivo per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina». Ma è davvero così?
L'urbanista Alberto Ziparo sul manifesto di qualche giorno fa lo ha detto chiaro e tondo: «L'iter del progetto è fermo alla rischiesta di approvazione finale della 'versione definitiva del progetto preliminare' licenziata nel 2004, ma senza istruttorie e i necessari nullaosta ambientali e paesaggistici». Ieri, tra le righe, lo ha confermato anche Matteoli: «I capitali pubblici servono per le opere a terra, che sono utili ai territori di riferimento a prescindere dalla realizzazione del ponte... Confermo che il ponte si realizza in gran parte con capitali privati attraverso il project financing». Di capitali privati finora non se ne sono visti, e quelli pubblici stanziati ieri più che la «prima pietra» del ponte, servirebbero per deviare un binario della linea Cannitello-Villa san Giovanni, per fare spazio al pilone del Ponte che verrà.
Solleva il problema anche l'assessore calabrese ai lavori pubblici, Luigi Incarnato: «Il ponte sullo stretto non ha copertura finanziaria e la regione farà ricorso». Spiega Incarnato: «Il Cipe ha rinviato l'approvazione dell'effettivo finanziamento del ponte per la quota pubblica, accampando la motivazione della necessità di ricercare un socio privato». La vicenda del ponte - conclude Incarnato - è solo propaganda politica, «il tentativo era quello di cantierizzare il solo tratto del traforo di Cannitello, il che vuol dire che gli annunci del presidente Berlusconi sulla posa della prima pietra erano funzionari al solo scopo di fare credere che l'opera fosse praticamente avviata, mentre ora sappiamo che non è così».
Anna Finocchiaro (Pd) punta il dito sul fatto che un ponte che ancora non c'è «già grava sulle tasche dei cittadini italiani»: «Il ponte non è affatto una priorità per il Mezzogiorno».

di Red. Ec. - ROMA - il manifesto

Giovanardi: "Stefano Cucchi morto perché drogato". SudTerrae: "Giovanardi dimettiti perchè inadeguato"


«Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perché era di 42 chili». Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio del ministri Carlo Giovanardi, intervenuto alla trasmissione «24 Mattino» su Radio 24. Parlando di Cucchi, Giovanardi ha continuato: «La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato, ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».

Fonte: Carta.org



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