lunedì 30 novembre 2009

ITALIA, il Paese delle scorie e dei papelli



Guardare l’Italia oggi è un po’ come guardare un Giano bifronte.
Un paesaggio naturale da togliere il fiato dall’alto delle montagne giù per le colline fino al mare. Un patrimonio artistico unico al mondo, con bellezze eterne, prodotto dell’ingegno creativo di Maestri inimitabili. Culla del pensiero, della filosofia e delle arti, terra di Dante, di Leonardo, di Giordano Bruno e di un numero ineguagliato di intelletti stupefacenti.

Ma allo stesso modo un paesaggio naturale deturpato, depredato, inquinato che si ribella con la violenza del suolo e dell’acqua alla sua devastazione.
Terra abitata da mostri capaci di ogni nefandezza, di versare sangue innocente pur di mantenere potere e arroganza.
Un’Italia fatta del male dei misteri più orribili e delle infinite debolezze del bene.
Italia di eroi che per quello slancio innato riescono a tradurre in vita pratica quello che per molti è l’Amore universale e per altri l’Amore di Cristo. Eroi cui questa patria distratta e irriconoscente non ha nemmeno reso l’onore della Giustizia se non qualche barlume dopo anni.
E oggi, dopo 17 anni, qualche lampo di verità emerge dal silenzio della vigliaccheria o forse semplicemente della superficialità e della leggerezza.
Abbiamo finalmente il famigerato “papello”, la prova ulteriore che quel dialogo tra Stato e Mafia è avvenuto e poi le tardive rivelazioni di questi ultimi tempi a dimostrarci che le responsabilità della tragedia di quegli anni sono da ricercare in un quadro molto più ampio rispetto alla sola Cosa Nostra.
Non è per autocelebrazione e nemmeno per vana gloria ma fin dai primi anni della nostra pubblicazione ANTIMAFIADuemila aveva sostenuto che Paolo Borsellino era stato eliminato perché ostacolo della trattativa, perché probabilmente aveva capito chi erano i nuovi protagonisti del gioco grande.
Servizi segreti, verità non dette, dettagli nascosti per anni, tutto ha lasciato intuire che la strage di via D’Amelio sia stata una “strage di stato” così come ci aveva detto personalmente la signora Agnese Borsellino. “L’omicidio di mio marito è un omicidio di Stato”.
Ora non ci resta che aspettare e vedere dove ci porteranno questi nuovi elementi, se la magistratura riuscirà e potrà accertare tutta la verità.
Perché uomini e donne delle istituzioni parlano solo ora? Sono in buona fede o meno?
Cosa ci vuole dire Riina, da artefice a vittima della trattativa, attraverso le parole del suo avvocato Luca Cianferoni che dai microfoni di Annozero ha sostenuto la strumentalizzazione della mafia così come di altri organismi violenti del passato al fine di creare una nuova stabilità economico-politica del Paese?
A Palermo, lo scorso luglio, nel corso del nostro convegno presso l’università di giurisprudenza, la stessa dove studiarono Falcone e Borsellino, invitai la società civile tutta a sostenere i giudici Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, così come il procuratore Lari e gli altri magistrati impegnati su questo fronte. Se li sapremo proteggere con la nostra attenzione, se non li ostacoleranno o peggio non cercheranno di eliminarli fisicamente potremo forse intravvedere la verità. Una verità che farà male e che potrà mettere in discussione molti settori di potere: politico, finanziario, imprenditoriale… su su fino al ruolo non trascurabile del Vaticano.
Gli stessi “grumi di potere”, questi sì, che hanno usato la criminalità organizzata per disfarsi delle scorie che con assurda incoscienza hanno gettato in fondo al mare mettendo a rischio l’incolumità di tutti noi.

Ora si abbia coraggio, per una volta, di andare ad assicurarsi di ciò che è stato nascosto sotto i mari della Calabria e chissà di quali altre coste e ci si dica se siamo in pericolo noi e soprattutto il futuro dei nostri figli. Chi pagherà per questa ultima vergognosa e ignobile offesa alla nostra Italia bifronte bella e dannata allo stesso tempo, vittima di figli ingrati e folli?

Che abbiano il coraggio, almeno una volta, di dirci la verità.

di Giorgio Bongiovanni - ANTIMAFIADuemila

Editoriale ANTIMAFIADuemila N°63

Tratto da: antimafiaduemila.com

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Nichi Vendola è il solo che dice e fa qualcosa di sinistra!



“Fate qualcosa di sinistra” implorava qualche anno fa Nanni Moretti all’indirizzo dei dirigenti degli allora DS e degli altri. E questa invocazione abbiamo continuato a formulare in tanti negli anni successivi, ahinoi!, con scarso successo. E se ne vedono i risultati!
Però qualcosa di a sinistra si può fare e ce n’è una che ci viene dalla Puglia e dalla giunta di quella regione, presieduta da Nichi Vendola, a riprova che se c’è volontà politica e si hanno le idee chiare si possono fare molte cose e importanti sicuramente “di sinistra”.
Ecco il documento, è una deliberazione della Giunta regionale n.1959 del 20 ottobre 2009, che ha ad oggetto l’approvazione di principi orientati al concetto dell’acqua quale “bene comune dell’umanità”. E già questo è un bel leggere!
Sentite cosa propone l’Assessore alle Opere Pubbliche Avv. Fabiano Amati.
“L’acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’ art. 2 della Costituzione; a partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua Strasburgo 1968) la concezione dell’acqua come “bene comune” per eccellenza si è affermata a livello mondiale.
Peraltro, il “bene acqua”, pur essendo rinnovabile, per effetto dell’azione antropica può esaurirsi: è quindi responsabilità individuale e collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzarlo con saggezza, e conservarlo affinché sia accessibile a tutti nel presente e disponibile per le future generazioni.
La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 dichiara “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazione più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua livello locale e in modo democratico”.
Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno - priorità 2003-2006 – già affermava, al paragrafo 5, “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.
Gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
La delibera prosegue, dando atto “che già diversi esponenti istituzionale della Regione Puglia hanno proclamato “che l’acqua è un diritto e non una merce, un bene comune e pubblico” (relazione del Presidente della Regione Nichi Vendola al Consiglio del 25/02/2009) che, “al pari dell’aria che respiriamo, l’acqua non può né deve avere padroni, ma – in quanto risorsa fondamentale – deve essere a disposizione di tutto il genere umano” (intervento del Presidente del Consiglio Prof. Pepe del 28/05/2009).
Si prende anche in giusta considerazione il fatto “che solo in Puglia 30.000 cittadini dei 400.000 a livello nazionale, hanno apposto la propria firma a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare concernente “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”.
Si fà poi riferimento ad un vasto movimento nel quale “diverse Amministrazioni provinciali e comunali pugliesi hanno sottoscritto con propria delibera la Legge di Iniziativa Popolare sopra citata ed hanno contestualmente dato vita ad un Coordinamento Regionale degli Enti Locali per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
In ragione di tutto questo, “per sostanziare il principio del diritto dell’acqua come universale e inalienabile, nonché per riorientare il sistema di tariffazione agevolata per le fasce sociali meno abbienti verso un sistema che assicuri maggiore responsabilizzazione degli utenti e politiche di risparmio idrico, appare opportuno introdurre all’interno dell’ordinamento la definizione del servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica”.
Si ricordi poi che l’Acquedotto pugliese è il più importante d’Europa e che l’ente autonomo acquedotto pugliese (EAAP) nasce, grazie alla volontà e all’impegno finanziario dello Stato, con la finalità di sopperire all’insostenibilità e all’inadeguatezza dell’industria privata ad assicurare le opere di interesse generale a garanzia dell’approvvigionamento idrico e del risanamento igienico-sanitario e ambientale, ed ha ottenuto in concessione la gestione del servizio idrico ai sensi della legge fino al 2018, e che il D.Lgs 11/05/1999, n. 141 trasforma l’EAAP in società per azioni, riconfermando all’art. 2 l’affidamento alla nuova società delle finalità precedentemente attribuite all’Ente.
La Regione Puglia dichiara infine espressamente che, nel condividere sostanzialmente gli obiettivi del movimento mondiale per il diritto all’acqua, che coinvolge un sempre maggior numero di Enti Locali in tutto il Paese, appare opportuno che la Regione Puglia si doti degli strumenti istituzionali e di un quadro legislativo di riferimento per
sviluppare un’azione in tal senso.
In ragione di tutto questo la Giunta delibera:
- di approvare e fare propri i seguenti principi:
- l’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
- la disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona umana e si estrinsecano nell’ impegno a garantire ai cittadini un minimo vitale giornaliero;
- la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntante a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;
- il consumo umano delle risorse idriche deve avere la priorità rispetto ad altri usi;
- il servizio Idrico Integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica, e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.) che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale.
E in conseguenza la Giunta Regionale si impegna:
- a proporre l’introduzione dei principi suesposti nello Statuto della Regione Puglia;
- a presentare, in attuazione di tali principi, una legge regionale che regolamenti il servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica e che consguentemente trasformi l’AQP S.p.a. in un soggetto giuridico di diritto pubblico improntato a criteri di economicità, efficienza e trasparenza nei confronti dei Cittadini;
- ad avanzare alla Assemblea delle Nazioni Unite, tramite il Governo Nazionale, la proposta di organizzare in Puglia una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all’acqua per tutti;
- a formare, al fine di dare attuazione agli obiettivi di indirizzo programmatico prima indicati, a cura della Presidenza della Giunta Regionale e di concerto con l’Assessorato alle Opere Pubbliche, un Gruppo di lavoro composto da 1 presidente, da 5 membri nominati dalla Giunta e da 5 membri designati dal Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e dal Forum dei Movimenti dell’acqua con il compito di presentare, entro il 31 dicembre 2009, alla Giunta una proposta di concretizzazione dei principi suesposti.
E, dulcis in fundo, la Giunta s’impegna ad impugnare l’art. 15 del D.L. n. 135/2009 dinanzi alla Corte Costituzionale a difesa dell’autonomia regionale e, indirettamente, a conferma della ferma determinazione della Regione Puglia di considerare l’acqua un bene comune e di reimetterlo nell’alveo della gestione pubblicistica. Infatti, l’art. 15 lascia alle amministrazioni locali la facoltà di scegliere le forme di gestione dei “servizi pubblici ambientali”, purché essi ricorrano esclusivamente a società private selezionate mediante gara o all’affidamento a società pubblico/private, con la presenza del partner privato scelto con gara che abbia una quota di partecipazione non al di sotto del 40% e i compiti operativi connessi con la gestione del servizio o a società quotate. Insomma, una facoltà di “scelta” che lede l’aitonomia regionale perché impone comunque una soluzione privatistica.
Bravo Nichi! Stavolta hai fatto veramente una cosa di sinistra ed anzitutto una cosa buona e giusta!

di Red

Fonte: Democrazia oggi

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