sabato 12 dicembre 2009

Kosovo, si rompe il silenzio sui sicari di Stato



Nessuno conosceva pubblicamente il nome di Nazim Bllaca, ora questo uomo è sotto la luce dei riflettori su tutti i media kosovari. Durante una conferenza stampa shock, Bllaca ha rivelato i retroscena di 17 omicidi politici commessi tra il 1999 ed il 2003 in Kosovo, per uno dei quali si è anche auto-accusato.
Nazim Bllaca, attualmente sotto sorveglianza dei poliziotti di Eulex, la missione europea dislocata nel paese, è stato un membro dell'UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo) e poi agente, alla fine della guerra contro il regime di Milosevic, dello SHIK, il Servizio di Informazione del Kosovo, ovvero l'agenzia di intelligence legata al Partito Democratico dell'attuale primo ministro Hashim Thaci, uno dei principali leader di quello che fu l'Uck.
Bllaca ha raccontato di essere stato un membro della struttura responsabile degli assassinii dei dirigenti del partito rivale, la Lega democratica del Kosovo di Ibrahim Rugova, presentati dai mandanti come collaboratori dei servizi serbi. Le altre vittime sarebbero state testimoni che dovevano comparire davanti al Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia a L'Aia che doveva giudicare i comandanti dell'UCK.
Impressionante la massa dei dettagli nel racconto di Bllaca e la loro pianificazione che derivava direttamente, per via gerarchica, dai dirigenti dello SHIK, poi smantellato nel 2008. "Credevo di lavorare nell'interesse nazionale, che doveva essere il nostro riferimento, e il Kosovo intero" ha spiegato Nazim Bllaca, "ma era il contrario". Tuttavia non sono solo i rimorsi che hanno condotto l'ex agente a queste drammatiche rivelazioni. Lui stesso spiega che dopo il mancato pagamento di un compenso di 220mila euro, si è allontanato dal servizio rifugiandosi con la famiglia in Croazia. Rientrato a Pristina, temendo per la sua vita, ha contattato la Eulex ponendosi sotto la sua protezione e rivelando i crimini di cui era a conoscenza.
La Eulex, da parte sua, incaricata di intervenire in appoggio alla polizia e magistratura kosovara, ha ritenuto di occuparsi in esclusiva del caso, apparendo chiaro che le accuse di Nazim Bllaca tirano in ballo direttamente tutta l'attuale leadership politica del Kosovo.
Il presidente Fatmir Sejdiu e il primo ministro Hashim Thaci hanno pubblicato un comunicato comune per esprimere la loro fiducia nelle istituzioni kosovare e nella Eulex. Tuttavia hanno voluto specificare che gli "atti criminali nel periodo del dopo-guerra" non devono essere sottomessi a un "influsso politico", in particolare essere tenuti distinti dalla campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative del 13 dicembre, il primo scrutinio che si tiene dalla proclamazione dell'indipendenza.
Il vecchio primo ministro Ramush Haradinaj, presidente dell'Alleanza per l'avvenire del Kosovo (AAK), principale partito dell'opposizione ma anche lui, a sua volta, ex comandante dell'UCK, condivide questa posizione. "Non vogliamo trasformare questo caso giudiziario in un affare politico. Avremmo voluto, certo, che anche la magistratura kosovara fosse interpellata ma i giudici internazionali hanno l'expertise e l'esperienza. Hanno la nostra fiducia".
La questione degli omicidi politici nel Kosovo del dopo guerra, a lungo passati sotto silenzio pur nella conoscenza e consapevolezza di molti, si trova per la prima volta sulla pubblica piazza. Le rivelazioni rischiano di succedersi con conseguenze imprevedibili.

Il momento è delicato per il Kosovo. Oltre l'imminente voto, pende davanti alla Corte Internazionale di Giustizia una domanda dei Serbi per la dichiarazione di illegalità della proclamazione dell'indipendenza del Kosovo avvenuta il 17 febbraio 2008.

di Zlatko Vujovic

Fonte: Clarissa.it

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