
Francesco Pirini è uno dei superstiti della strage di Marzabotto.
Questo video racconta la sua vita e la sua memoria attraverso i luoghi che in questo modo hanno la possibilità di rivivere, dalle case che l’hanno ospitato, alla chiesa nella quale migliaia di persone hanno perso la vita.
L' importanza della testimonianza e dei luoghi della memoria è grandissima, i testimoni delle stragi cominciano a lasciarci ed è essenziale, e nostro dovere, recuperare la loro memoria affinchè essa non vada persa e quegli stessi luoghi tra molti anni non muoiano insieme alle persone ma continuino ad essere testimonianza viva di quello che successe.
Grazie alla collaborazione con Arcoiris TV è stato possibile realizzare questo filmato ricco di ricordi, di vita passata e di memoria.
Questo video racconta la sua vita e la sua memoria attraverso i luoghi che in questo modo hanno la possibilità di rivivere, dalle case che l’hanno ospitato, alla chiesa nella quale migliaia di persone hanno perso la vita.
L' importanza della testimonianza e dei luoghi della memoria è grandissima, i testimoni delle stragi cominciano a lasciarci ed è essenziale, e nostro dovere, recuperare la loro memoria affinchè essa non vada persa e quegli stessi luoghi tra molti anni non muoiano insieme alle persone ma continuino ad essere testimonianza viva di quello che successe.
Grazie alla collaborazione con Arcoiris TV è stato possibile realizzare questo filmato ricco di ricordi, di vita passata e di memoria.
Di quella che va sotto il nome di strage di Marzabotto avevo 17 anni. Ero già abbastanza grande per cui mi nascosi nel bosco. Vi devo precisare una cosa, che quella che va sotto il nome di strage di Marzabotto non è stata fatta a Marzabotto paese, ma in queste zone che fanno parte del comune di Marzabotto. Quello che diresse il rastrellamento e la strage fu un maggiore della SS che si chiamava Walter Röder; mandava il 16. battaglione della 16. divisione SS. E dopo la strage, quando fecero la strage gli alleati erano lì almeno di cinque chilometri da qui. Una divisione SS si piazzò su questi crinali e fermò l’avanzarsi degli alleati verso Bologna dall`inizio di ottobre 44 fino a metà dell’ Aprile 45. Pronte avevano la sesta divisione corazzata sudafricana e Sudafrica allora era una colonia inglese, per cui assieme ai sudafricani erano soldati inglesi. Vi dirò che Sabato sono venuti un ministro sudafricano, due deputati del Parlamento, alcuni reduci lì alla Scuola di Pace con l`intenzione di piantare tanti alberi per quanti sono stati i caduti alla conquista di Monte Sole. Il cimitero militare tedesco, e sarebbe importante che lo visitaste, è qua al confine tra l`Emiglia e la Toscana, si chiama Passo della Furta e, sapete quanti caduti ci sono? 32600 e rotti; e anche quelli erano un padre e una madre delle famiglie che le avevano aspettate. Per conquistare questa montagna i sudafricani bombardarono con il napalm e sganciarono duecento bombe al napalm dagli aerei credendo di riuscire a togliere la Resistenza tedesca invece quando sono stati prigionieri(?) E invece adesso andiamo avanti…
Qui ci troviamo in un gruppo di case che era chiamata Caprara di sopra e qui incominciano le note dolenti nel senso che il 29. Settembre del 44 i soldati del 16. Battaglione SS arrivarono qui nel pomeriggio. C’erano anche soldati italiani che erano però in divisa da soldati della SS ad arrivare fin qua. Quando arrivarono qui, gli uomini si erano andati tutti a nascondere nei boschi lì sopra, qui erano rimaste donne, vecchi e bambini. Cercarono l`ambiente più grande in grado da poterli contenere ed in quel caso era l’osteria, cioè i bardi allora; e li chiusero dentro, quando li ebbero chiusi tutti dentro, lanciarono all’interno delle bombe a mano per ucciderli. All’interno di questo ambiente c`era anche un mio amico che abitò tutto ora vado allo scoppio delle bombe rimase ferito ad una gamba ed ad un braccio e una scheggia gli colpì un occhio ed adesso porta un occhio di vetro. Aveva nove anni. Ha avuto però la presenza di spirito di saltare da una finestra di vetro. Si è nascosto in una siepe qui sotto. Quando era rannicchiato lì, ha visto ch un soldato l`aveva notato e dice: adesso questo viene e poi mi uccide. E invece no, quel soldato apre la siepe, lo vede, gli fa segno di tacere e rinchiude la siepe e in questo modo si salva. Questo ragazzo che è ormai una persona adulta, si chiama Pino Fabbri e non e`mai più tornato da queste parti, abita qui in fondo, ma è impossibile convincerlo a tornare qui.
E da un censimento recente ci sono una ventina nella zona, di lupi, si, si, e purtroppo sono successe in diversi posti queste cose e non vorrei raccontarlo.
Una donna incinta di quasi nove mesi fu tenuta da parte e dopo le fu aperto il ventre, tolto il bambino, lanciato in aria come se fosse un bersaglio, gli altri li sparavano.
“Vorremmo chiederle come mai e`riuscito a non amareggiarsi per tutto quello che è accaduto e non covare un astio nei confronti dei tedeschi? “
Prima di tutto, perche`non tutti i tedeschi erano nazisti ed i primi che sono finiti nei campi sono stati proprio gli avversari politici del nazismo e grandi [gruppi] di zingari, capito, per cui li’ devo subito mettere una cosa in chiaro. Seconda cosa è che se io continuassi ad odiare, non andrei ad imparare da nessuna parte. Creerei un terrore di odio e ritengo che sia un mio obbligo preciso, di come avevo detto prima: abbiamo fatto l`Europa. Facciamo il popolo europeo. Quel che è passato non conta piu`.
Questo e`quel che rimane della chiesa di Santa Maria Assunta di Caraglia e che era stata la nostra chiesa parrocchiale nella quale io sono stato battezzato, sono stato cresimato, ho fatto la prima comunione, e tutte le domeniche si veniva alla messa. Qui il parroco, il sacerdote che custodì in questa chiesa era morto nel 42 e dico sempre di essere seppolto la’ El cimitero che ebbe bella fortuna di morire nel 42 per cui non vide quello che successe dopo. Il mattino del 29 Settembre, tutte le persone che abitavano qui in questa zona, si rifugiarono in chiesa, perche`s`accorsero che in fondo alla valle era cominciato un rastrellamento e bruciavano tutte le case; la cosa era abbastanza normale, perche’dove facevano i rastrellamenti , i soldati dell SS bruciavano tutte le abitazioni, le stalle e cosi’ via. Loro pensavano: bruceranno le case, ma non bruceranno mai una chiesa, per cui si erano rifugiati qui 92 persone. Il parroco di San Martino, perche`come ho detto qui il sacerdote non c`era, stava venendo da San Martino verso Cerpiano dove hanno ucciso la mia famiglia, perche`il 29 Settembre e`la festa di San Michele Arcangelo, perche`e`cattolico, non so se e’ per gli altri uguale; e la chiesina che era a Cerpiano era dedicata agli angeli custodi, per cui avevano chiamato il sacerdote per celebrare una messa. Arrivarono gli soldati della SS, la cosa che fecero subito fu di chiudere tutte le porte, però non furono abbastanza veloci nel farlo; dalla porta qua dietro tre persone riuscirono a fuggire e si salvarono. Due si erano rifugiati su un campanile e loro li scoprirono e li uccisero dove li trovarono. Voglio dirvi che qui, quello che vi sto raccontando è quello che ha raccontato a me mia sorella nel dopoguerra, perché fra le persone che erano qui c`era anche mia sorella Lidia che aveva 16 anni e mio cugino Giorgio che ne aveva 15. All’arrivo, quando furono pronti si misero ai lati della porta d`ingresso e dissero che tutti dovevano uscire, compreso il sacerdote che era arrivato; dopo di che, quando tutti furono usciti nell`interno della chiesa circa in quella posizione rimase una donna seduta su una seggiola; ebbene quando videro che quella donna non aveva ubbidito i loro ordini, entrarono in due incavolati e dissero che lei doveva uscire come tutti gli altri, ma loro non lo sapevano che quella donna non aveva l’uso delle gambe, era paralitica. Si chiamava Vittoria Nanni. Quando videro che nonostante gli sforzi che fecero per dire che doveva uscire non si mosse, calciarono la seggiola, cadde in terra, uno estrae la pistola, gli spara e la uccide. Dopo di che fecero entrare il sacerdote Don Marchioni. Don Marchioni arriva sull’altare da solo, arriva sull’altare ed io ho saputo anni dopo che è un obbligo dei sacerdoti in caso di pericolo di consumare le ostie consacrate, se ci sono ostie consacrate nel tabernacolo; lui uscì a accingersi a fare questa cosa, ma gli sparano una raffica e lo uccidono. Un proiettore colpisce pure il vano sacro che le conteneva che è stato trovato 45 anni dopo, quando hanno ripulito le macerie, questo è quello che hanno tovato. Questo è quello che è successo qua dentro; adesso andiamo a vedere dove li hanno portati.
testo trascritto da Julia Stegmüller
curato da M. Stenzenberger
Qui ci troviamo in un gruppo di case che era chiamata Caprara di sopra e qui incominciano le note dolenti nel senso che il 29. Settembre del 44 i soldati del 16. Battaglione SS arrivarono qui nel pomeriggio. C’erano anche soldati italiani che erano però in divisa da soldati della SS ad arrivare fin qua. Quando arrivarono qui, gli uomini si erano andati tutti a nascondere nei boschi lì sopra, qui erano rimaste donne, vecchi e bambini. Cercarono l`ambiente più grande in grado da poterli contenere ed in quel caso era l’osteria, cioè i bardi allora; e li chiusero dentro, quando li ebbero chiusi tutti dentro, lanciarono all’interno delle bombe a mano per ucciderli. All’interno di questo ambiente c`era anche un mio amico che abitò tutto ora vado allo scoppio delle bombe rimase ferito ad una gamba ed ad un braccio e una scheggia gli colpì un occhio ed adesso porta un occhio di vetro. Aveva nove anni. Ha avuto però la presenza di spirito di saltare da una finestra di vetro. Si è nascosto in una siepe qui sotto. Quando era rannicchiato lì, ha visto ch un soldato l`aveva notato e dice: adesso questo viene e poi mi uccide. E invece no, quel soldato apre la siepe, lo vede, gli fa segno di tacere e rinchiude la siepe e in questo modo si salva. Questo ragazzo che è ormai una persona adulta, si chiama Pino Fabbri e non e`mai più tornato da queste parti, abita qui in fondo, ma è impossibile convincerlo a tornare qui.
E da un censimento recente ci sono una ventina nella zona, di lupi, si, si, e purtroppo sono successe in diversi posti queste cose e non vorrei raccontarlo.
Una donna incinta di quasi nove mesi fu tenuta da parte e dopo le fu aperto il ventre, tolto il bambino, lanciato in aria come se fosse un bersaglio, gli altri li sparavano.
“Vorremmo chiederle come mai e`riuscito a non amareggiarsi per tutto quello che è accaduto e non covare un astio nei confronti dei tedeschi? “
Prima di tutto, perche`non tutti i tedeschi erano nazisti ed i primi che sono finiti nei campi sono stati proprio gli avversari politici del nazismo e grandi [gruppi] di zingari, capito, per cui li’ devo subito mettere una cosa in chiaro. Seconda cosa è che se io continuassi ad odiare, non andrei ad imparare da nessuna parte. Creerei un terrore di odio e ritengo che sia un mio obbligo preciso, di come avevo detto prima: abbiamo fatto l`Europa. Facciamo il popolo europeo. Quel che è passato non conta piu`.
Questo e`quel che rimane della chiesa di Santa Maria Assunta di Caraglia e che era stata la nostra chiesa parrocchiale nella quale io sono stato battezzato, sono stato cresimato, ho fatto la prima comunione, e tutte le domeniche si veniva alla messa. Qui il parroco, il sacerdote che custodì in questa chiesa era morto nel 42 e dico sempre di essere seppolto la’ El cimitero che ebbe bella fortuna di morire nel 42 per cui non vide quello che successe dopo. Il mattino del 29 Settembre, tutte le persone che abitavano qui in questa zona, si rifugiarono in chiesa, perche`s`accorsero che in fondo alla valle era cominciato un rastrellamento e bruciavano tutte le case; la cosa era abbastanza normale, perche’dove facevano i rastrellamenti , i soldati dell SS bruciavano tutte le abitazioni, le stalle e cosi’ via. Loro pensavano: bruceranno le case, ma non bruceranno mai una chiesa, per cui si erano rifugiati qui 92 persone. Il parroco di San Martino, perche`come ho detto qui il sacerdote non c`era, stava venendo da San Martino verso Cerpiano dove hanno ucciso la mia famiglia, perche`il 29 Settembre e`la festa di San Michele Arcangelo, perche`e`cattolico, non so se e’ per gli altri uguale; e la chiesina che era a Cerpiano era dedicata agli angeli custodi, per cui avevano chiamato il sacerdote per celebrare una messa. Arrivarono gli soldati della SS, la cosa che fecero subito fu di chiudere tutte le porte, però non furono abbastanza veloci nel farlo; dalla porta qua dietro tre persone riuscirono a fuggire e si salvarono. Due si erano rifugiati su un campanile e loro li scoprirono e li uccisero dove li trovarono. Voglio dirvi che qui, quello che vi sto raccontando è quello che ha raccontato a me mia sorella nel dopoguerra, perché fra le persone che erano qui c`era anche mia sorella Lidia che aveva 16 anni e mio cugino Giorgio che ne aveva 15. All’arrivo, quando furono pronti si misero ai lati della porta d`ingresso e dissero che tutti dovevano uscire, compreso il sacerdote che era arrivato; dopo di che, quando tutti furono usciti nell`interno della chiesa circa in quella posizione rimase una donna seduta su una seggiola; ebbene quando videro che quella donna non aveva ubbidito i loro ordini, entrarono in due incavolati e dissero che lei doveva uscire come tutti gli altri, ma loro non lo sapevano che quella donna non aveva l’uso delle gambe, era paralitica. Si chiamava Vittoria Nanni. Quando videro che nonostante gli sforzi che fecero per dire che doveva uscire non si mosse, calciarono la seggiola, cadde in terra, uno estrae la pistola, gli spara e la uccide. Dopo di che fecero entrare il sacerdote Don Marchioni. Don Marchioni arriva sull’altare da solo, arriva sull’altare ed io ho saputo anni dopo che è un obbligo dei sacerdoti in caso di pericolo di consumare le ostie consacrate, se ci sono ostie consacrate nel tabernacolo; lui uscì a accingersi a fare questa cosa, ma gli sparano una raffica e lo uccidono. Un proiettore colpisce pure il vano sacro che le conteneva che è stato trovato 45 anni dopo, quando hanno ripulito le macerie, questo è quello che hanno tovato. Questo è quello che è successo qua dentro; adesso andiamo a vedere dove li hanno portati.
testo trascritto da Julia Stegmüller
curato da M. Stenzenberger
Il filmato è disponibile da una collaborazione con Arcoiris Tv
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