martedì 23 marzo 2010

Acqua, otto milioni di persone l'anno muiono a causa della siccità


ROMA - Otto milioni di persone l'anno muoiono a causa della siccità e delle malattie legate alla mancanza di servizi igienico-sanitari e di acqua potabile e secondo le stime dell'Onu nel 2030 fino a tre miliardi di persone potrebbero rimanere senz'acqua. L'allarme viene lanciato in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua. Inquinamento, cambiamenti climatici, sprechi, renderanno infatti ancora più difficile il reperimento dell'acqua potabile. Nel mondo si passa da una disponibilità media di 425 litri al giorno per ogni abitante degli Stati Uniti ai 10 di un abitante del Madagscar, dai 237 litri a persona disponibili in Italia ai 150 in Francia. La stima del consumo medio di una famiglia occidentale è di oltre 300 litri al giorno, ma scende drasticamente sotto i 20 litri per una famiglia africana.

Secondo l'Onu 3.900 bambini muoiono ogni giorno per mancanza d'acqua. La zona più esposta rimane l'Africa: fino a 250 milioni di persone coinvolte e seri rischi per l'area sub-sahariana. Poi, il Medio Oriente dove sono presenti meno dell'1% delle risorse idriche a livello mondiale, mentre il 5% dei Paesi arabi - la regione più arida al mondo - già sono al limite delle risorse idriche. Stando alle previsioni, la popolazione mondiale, ora a 6,6 miliardi di persone, crescerà di 2,5 miliardi entro il 2050 comportando un aumento della domanda di acqua dolce di 64 miliardi di metri cubi all'anno.

La ricerca dei mezzi più efficaci per diffondere e interpretare le notizie sul clima e l'acqua nel continente sarà al centro di una conferenza panafricana a livello ministeriale, che si svolgerà a Nairobi dal 12 al 16 aprile. Promossa dall'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) in partenariato con l'Unione africana, la riunione sarà la prima del genere a svolgersi nel continente. Nella riunione, i ministri africani responsabili della meteorologia affronteranno temi relativi alle questioni legate al clima e alle risorse idriche in Africa, dove "numerosi Paesi", ha rilevato l'0mm, "sono molto vulnerabili davanti ai disastrosi effetti dei cambiamenti climatici".

L'Europa è naturalmente in condizioni migliori, eppure, secondo dati diffusi da Bruxelles, tra il 1976 e il 2006 almeno l'11% degli europei ha sofferto di carenza d'acqua, con un danno per l'economia di almeno 100 miliardi di euro. Storicamente, il problema è più serio nell'Europa meridionale. I Paesi del Mediterraneo ricorrono sempre di più alla desalinizzazione per la fornitura di acqua dolce. Si stima che la Spagna nei prossimi 50 anni raddoppierà il numero dei suoi impianti, che attualmente coprono il fabbisogno di otto milioni di persone al giorno. Anche l'Inghilterra comincia ad affrontare lo stesso problema.

L'indice di stress idrico, che mostra le risorse disponibili in un Paese o in una regione rispetto alla quantità d'acqua utilizzata, vede l'Italia tra i Paesi alle prese con carenze, oltre a Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Malta, Spagna e Regno Unito. Il Mediterraneo poi vede un forte impatto dei turisti sul prelievo di acqua, nel periodo di picco, fra maggio e settembre.

Ma in Italia "si assiste a uno spreco assurdo: le reti sono un colabrodo. Disperdono in alcuni casi anche un terzo della risorsa, mentre sono 8,5 milioni gli italiani che vivono in zone ove l'acqua ha difficoltà ad essere erogata con continuità'', ricorda il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi. Infatti su 383 litri di acqua erogati mediamente per ogni cittadino, solo 278 litri arrivano realmente a destinazione. Secondo la Cia le zone dell'Europa soggette a forte stress idrico "dovrebbero passare dal 19 per cento odierno al 35 per cento nel decennio 2070''.

L'Italia è anche il Paese dell'acqua minerale: secondo una ricerca di Legambiente nel 2008 sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua, per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana. Acqua di sorgente prelevata da 189 fonti da cui attingono 321 aziende imbottigliatrici "che pagano spesso cifre irrisorie per realizzare poi enormi profitti, come dimostra il giro di affari di 2,3 miliardi di euro raggiunto nel 2008".

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