giovedì 29 aprile 2010

Carceri: le parole vuote di Alfano


Era il mese di gennaio quando il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presentava il Piano carceri per far fronte alla drammatica situazione dei penitenziari italiani. All'epoca il ministro aveva parlato di “quattro pilastri” che consistevano nella dichiarazione dello stato d'emergenza, nello stanziamento di 600 milioni di euro per l'edilizia carceraria, nell'assunzione di nuovi agenti penitenziari e nella presentazione di un disegno di legge contenente due norme. Ed è proprio quest'ultimo, l'aspetto più innovativo del Piano carceri che ha destato l'interesse degli addetti ai lavori, in quanto prevede la concessione dei domiciliari a quanti devono scontare un anno di pena residua e la possibilità della messa alla prova di quei detenuti che hanno compiuto reati punibili fino a tre anni di detenzione.
Nonostante il tentativo di apertura a misure cautelari, alternative alla detenzione, visto l'eccessivo sovraffollamento, sono tante le aporie da chiarire e sulle quali intervenire per dare concretezza al disegno di legge.
PeaceReporter ha intervistato l'onorevole Rita Bernardini dei Radicali Italiani, che da anni visita le carceri italiane e si impegna per migliorarne le condizioni.
Che cosa pensa delle due norme contenute nel disegno di legge, presentato dal ministro della Giustizia?
Sicuramente è apprezzabile il tentativo di non andare solo in direzione della carcerizzazione, ma il provvedimento va tarato bene per consentire di far scontare la detenzione ai domiciliari. Qualora il disegno di legge non venisse modificato, saranno pochissimi i detenuti a poter abbandonare il carcere. Non potranno accedervi tutti i carcerati con alle spalle un precedente d'evasione e quelli che godono già di alcuni benefici. Così facendo, si crea una disparità di trattamento. Esiste, inoltre, una norma che prevede già la possibilità di avere accesso ai domiciliari per quanti commettono reati, punibili con pene inferiori ai due anni. Mi chiedo se non convenga modificare quella norma, piuttosto che crearne una nuova. I tempi si sarebbero accorciati.
E' stato proclamato lo stato d'emergenza, ma i tempi sembrano essere molto lunghi e il carcere è scomparso dalle priorità dell'agenda politica...
Sì, purtroppo. I tempi rischiano di prolungarsi all'infinito. Da più di dieci giorni sono in sciopero della fame per ricordare ai parlamentari che, se non si interviene, i detenuti entro l'estate potrebbero raggiungere le 70mila unità. Le carceri italiane vivono una situazione di illegalità e di privazione, tale per cui potrebbe succedere di tutto. Come già accade d'altronde. Un numero tanto elevato di suicidi non è che un segnale di questa emergenza irrisolta.
Sono più di vent'anni che visita le carceri del nostro Paese. Quale il suo commento?
La situazione è andata peggiorando notevolmente. Un miglioramento si è registrato subito dopo l'indulto del 2006, quando le prigioni si sono svuotate.
E' una delle poche persone a valutare positivamente l'indulto...
Certamente il mio giudizio è positivo. Sarebbe stato ancora più incisivo accompagnare l'indulto con un provvedimento di amnistia che avrebbe consentito di ridurre il carico di lavoro dei magistrati, evitando che moltissimi reati cadessero in proscrizione. Sarebbe stato anche opportuno preparare le istituzioni del territorio e i comuni a gestire l'indulto, ma tutto questo non toglie che il provvedimento sia servito a alleggerire le carceri e che sul provvedimento sia stata fatta una pessima informazione. Si è fatta passare l'idea che tutti coloro che hanno beneficiato dell'indulto sono rientrati in galera. Così non è. La recidiva dei detenuti che hanno usufruito dell'indulto è pari al 30 per cento, mentre quella di quanti escono dai penitenziari normalmente si aggira sul 70 per cento.
Ha visitato molti istituti penitenziari... Quali sono quelli più problematici?
Difficile stilare una classifica. Penso che i peggiori siano quelli di Poggioreale, Teramo, piazza Lanza a Catania. Anche se il primato negativo spetta al penitenziario di Sulmona, un lager. In questi istituti i detenuti passano in cella ventidue ore senza fare nulla. L'unico diversivo è rappresentato dalla televisione, in qualche raro caso dalle carte.
Cosa può fare la società civile per migliorare l'emergenza carceri?
Conoscere. E' fondamentale tenere un dialogo, un rapporto con i penitenziari, in modo da spezzare il loro isolamento. Invito che rivolgo in particolar modo ai politici.

di Benedetta Guerriero

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